Lombardi/Tiezzi rinnovano i Promessi Sposi grazie a Testori

I promessi sposi alla prova
I promessi sposi alla prova

I promessi sposi alla prova

“I promessi sposi” scorrono nel sangue di ogni italiano. Volenti o nolenti, generazioni e generazioni di scolari hanno assimilato sui banchi di scuola l’avventura manzoniana di Renzo e Lucia tra sbadigli, interrogazioni e forse un po’ di interesse.

Rileggere questo testo, molte volte adattato al teatro e al cinema, è un lavoro di non poco conto. Per farlo, Sandro Lombardi e Federico Tiezzi si sono affidati alla riscrittura che Giovanni Testori ne fece nel 1984. Il testo, ribattezzato dall’autore “I promessi sposi alla prova”, inscena una prova teatrale dell’opera manzoniana. L’escamotage non sarebbe dei più originali se non fosse che è molto ben congegnato e funge da punto di partenza per analizzare e ragionare sulla psicologia dei personaggi da parte degli stessi attori.

Diversamente da come Testori aveva fatto negli anni Settanta con “L’Ambleto” e il “Macbetto”, qui la drammaturgia è più fedele al Manzoni e l’originalità è data proprio dal commento all’interpretazione posto al centro della scena. La regia di Tiezzi insiste su questo aspetto, sottolineandolo con la recitazione dei suoi attori.

La scena è calata in uno spazio completamente grigio e uniforme creato da Pier Paolo Bisleri. È un teatro spoglio, con le americane e i riflettori calati sul palco, le prese elettriche a vista e la scritta tipica da dietro le quinte “Vietato fumare” impressa a spray su una parete.
Qui gli attori, vestiti di grigio anch’essi, si accordano su come inscenare lo spettacolo. Ma sono pochi, non ci sono i soldi per le grandi scenografie raffiguranti il Duomo di Milano, e nemmeno per pagare le comparse che dovrebbero interpretare i bravi e i personaggi comprimari. Bisogna quindi arrangiarsi con quello che c’è.
“La Repubblica Italiana tutela la cultura” sottolinea, nelle prime battute, il Maestro, capocomico all’antica interpretato da Sandro Lombardi. Il messaggio è chiaro e la polemica sui tagli alla cultura esplicita e così reale che, poco prima che si apra il sipario, all’ingresso del Teatro Alighieri di Ravenna alcuni operatori dello spettacolo distribuiscono un avviso ai cittadini sulle difficoltà economiche del teatro dopo i tagli del Governo.

Del resto la regia di Tiezzi esalta proprio la contemporaneità del testo: l’amore dei due amanti, timidi e timorati di Dio nel Manzoni, diventa una focosa passione spezzata dalla crudeltà di don Rodrigo, collezionista di donne innamorato solo del potere. Numerosi gli echi della nostra cronaca, e così nella rivolta del pane a cui Renzo partecipa a Milano i manifestanti indossano le tute blu da operai. Ma non solo. L’intento di Testori è quello di offrire, attraverso la saga manzoniana, uno specchio di riflessione sui suoi “anni tribolatissimi”, che sono poi anche i nostri: l’epoca del degrado ambientale, l’omologazione delle coscienze, l’allontanamento graduale dalla realtà, l’incapacità di vedere la mutevolezza della società, l’indurimento dei sentimenti verso il prossimo, la chiusura verso le diversità. Eccola, dunque, la nostra peste moderna.

“Di manzoniano non resta più niente?” si interroga uno dei personaggi. Ovviamente non è così. Da Manzoni prende vita la storia, i personaggi e le atmosfere, in una messa in scena infedele che riesce a essere più manzoniana di molti tradizionali allestimenti, che però puzzano di polvere e muffa.

Il cast è d’eccezione. Sandro Lombardi non ha bisogno di presentazione, e con il suo volto scavato nel legno e la voce splendidamente stonata è una certezza di qualità, in bilico fra più personaggi: il goffo Don Abbondio, lo spirito nobile di Fra’ Cristoforo e lo spietato Innominabile. Iaia Forte è una sanguigna e sensuale Monaca di Monza, trafitta dalla vita, bramosa di riscatto e piena di rancore. Magnifico anche Francesco Colella (vincitore del Premio Ubu 2010 come miglior attore non protagonista per “Dettagli” e “Il mercante di Venezia”) che incarna un Renzo impetuoso e passionale che si slancia in focose invettive.

E per una volta il pubblico della prima all’Alighieri è diverso dal solito. Oltre ai classici abbonati, affacciati dai palchetti si scorgono molti ragazzi, portati a teatro “a tradimento” dagli stessi insegnanti che li hanno obbligati a leggere Manzoni. Un’occasione per scoprire un autore in veste nuova. Tiezzi e Lombardi guadagnano l’approvazione anche di questo difficile pubblico, che nonostante le oltre due ore di spettacolo, all’uscita dal foyer li ripagano con giudizi entusiasti.

I promessi sposi alla prova
di Giovanni Testori
regia: Federico Tiezzi
con: Francesco Colella, Marion D’Amburgo, Iaia Forte, Sandro Lombardi, Alessandro Schiavo, Caterina Simonelli, Massimo Verdastro, Debora Zuin
scenografia: Pier Paolo Bisleri
costumi: Giovanna Buzzi
coproduzione: Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Stabile di Torino, Compagnia Sandro Lombardi
durata: 2h 20′
applausi del pubblico: 2’ 30’’

Visto a Ravenna, Teatro Alighieri, il 27 gennaio 2011

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