Il Prometheus in mutande di Jan Fabre

Prometheus-Landscape II

Prometheus-Landscape II (photo: romaeuropa.net)

L’aspetto mitologico del teatro di Jan Fabre questa volta nasce da un sapore antico: la sua ultima fatica si ispira infatti al “Prometeo incatenato” di Eschilo, anche se ne ribalta quasi totalmente il significato. Non saranno infatti dei ad accorrere a visitare il titano immobilizzato ma personaggi ai margini, maniaci, fantocci, uomini e donne persi alla ricerca di un vero eroe: “Where is our hero?” verrà ripetuto per ben 12 volte nell’incipit dello spettacolo, quando il sipario rosso del Teatro Olimpico di Roma nasconde ancora la scena.

Non tarderà ad aprirsi, per mostrarci il credo visivo di Fabre, il quale colloca un Prometeo in mutande sospeso nell’aria nella posizione dell’uomo vitruviano di Leonardo, e gli mette da sfondo una serie di video di tempeste di luci, paesaggi terrestri e lunari.
In questa scenografia si muovono i personaggi che, grazie all’inserimento di testi di Fabre stesso e dello scrittore fiammingo Jeroen Olyslaegers, prendono le distanze dal mito greco, reinventandosi in figure di ebrei ortodossi, conigliette impazzite, cantanti improvvisate, eroici pompieri e altro che suggerisce un’ironia di base molto sottile.

A costruire la dinamicità dell’impianto scenografico, per tutto lo spettacolo, vengono utilizzati sia la sabbia antincendio che estintori di varia misura. Il loro utilizzo come armi sui corpi dei performer genera un impatto visivo molto inquietante, da cataclisma contemporaneo, ma il loro riferimento al fuoco donato al popolo da Prometeo viene ribaltato: qui il fuoco non è dono ma incubo e arma.
In scena stanno sospese quindi nubi di gas, da cui emergono le figure di Jan Fabre, nei loro gesti erotici e nelle loro danze spasmodiche.

Qui affiora il teatro fisico e tragico dell’artista belga che va oltre la parola e la narrazione, dove il corpo è simbolo della tragicità del mondo contemporaneo e per questo si dimena, si contorce, supera i suoi limiti.
I performer di Fabre ci mostrano i loro corpi e i loro fluidi corporali con una verità che non può essere definita provocazione o oscenità. Ma energia allo stato puro.

Solo nel teatro questo può accadere, perché nella vita la falsità delle convenzioni ci costringe a vedere quasi esclusivamente corpi coperti, corretti o ostentati.
Per fortuna nel teatro di Jan Fabre questo non accade, e alla fine i “nostri” eroi, ovvero gli interpreti, vengono a godere di scrosci di applausi sentiti, quelli del pubblico del Romaeuropa Festival.

PROMETHEUS LANDSCAPE II
ideazione, direzione e scenografia: Jan Fabre
testo I am the all-giver: Jeroen Olyslaegers (basato su “Il Prometeo incatenato” di Eschilo) & We need heroes now: Jan Fabre musica: Dag Taeldeman
assistenza, drammaturgia: Miet Martens
performers: Katarina Bistrović-Darvaš, Annabelle Chambon, Cédric Charron, Vittoria De Ferrari, Lawrence Goldhuber, Ivana Jozić, Katarzyna Makuch, Gilles Polet, Kasper Vandenberghe, Kurt Vandendriessche Lisa May
luci: Jan Dekeyser
costumi: Andrea Kränzlin
coordinamento tecnico del tour: Arne Lievens
sound & video: Tom Buys
tecnico: Bern Van Deun
produzione e tour management: Tomas Wendelen
english coach: Tom Hannes
trainer vocale: Lynette Erving (capo della sezione “voce e linguaggio”della Bristol Old Vic Theatre School)
produzione: Troubleyn/Jan Fabre (Antwerp, Belgium)
con il supporto di Flemish Government
co-produzione: Peak Performances @ Montclair State University (Montclair, USA), Théâtre de la Ville (Parigi, Francia), Malta Festival (Poznan, Polonia), Tanzhaus NRW (Düsseldorf, Germania), Zagreb Youth Theatre (Zagrebia, Croazia), Exodos Ljubljana (Ljubljana, Slovenia), La Biennale di Venezia (Venezia, Italia), Bitef Theatre Belgrade (Belgrado, Serbia): all’interno di ENPARTS – European Network of Performing Arts e con il sostegno di Programma Cultura della Commissione Europea
durata: 1h 37′
applausi del pubblico: 4′ 12”

Visto a Roma, Teatro Olimpico, il 5 novembre 2011

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