A Torino Prospettiva 09 punta al contemporaneo

Prospettiva 09

Prospettiva 09Dobbiamo trovare spazio nei nostri calendari: Prospettiva 09, il “festival d’autunno” pensato dal Teatro Stabile di Torino, e ospitato nei suoi spazi dal 18 ottobre all’8 novembre, sembra davvero poter realizzare il sogno di tanti spettatori. E anche di tanti addetti ai lavori.
La conferenza stampa di Roma dei giorni scorsi somiglia a una cena di Natale, in occasione della quale una famiglia numerosa finalmente si riunisce. Ci sono attori, registi, assessori, finanziatori, critici, operatori teatrali, tecnici e decani. Tutti nella stessa sala a raccontarsi perché sarà obbligatorio, per tutte le suddette categorie, darsi appuntamento nella capitale piemontese.

Evelina Christillin, presidente del Teatro Stabile di Torino, apre le danze presentandosi come “la ragioniera” e ricordando come lo spirito di collaborazione sia stato fondamentale per realizzare la prima edizione di un festival che già promette di farsi paradigma. Networking, dunque, ma anche tanti soldi, il grande interesse di un’amministrazione locale e di un ente privato piuttosto facoltoso che decide, virtuosamente, di farsi mecenate. La musa Thalia li benedica tutti: quando, dopo un breve video di presentazione, la parola passa ai direttori artistici c’è da mandare giù un bel po’ di acquolina in bocca.

Mario Martone, direttore artistico del grande teatro piemontese, inquadra la creazione di questa Prospettiva 09 in un corso “rocambolesco”: “L’anno scorso – spiega – era la mia prima stagione. Dopo diversi anni lo Stabile di Torino inaugurava il [rinnovato, ndr] Carignano”. Un teatro storico che si aggiungeva al Gobetti, all’Astra, alla Cavallerizza Reale e alle Fonderie Limone di Moncalieri. “Ho pensato fosse possibile dedicare a ciascuno di questo spazi un settore d’interesse, per creare un teatro multiforme. In una città che ha tantissimi rapporti con i flussi culturali contemporanei, uno di quegli spazi doveva essere dedicato alla sperimentazione e all’avanguardia. Tuttavia quella scorsa è stata una stagione di grossi tagli al bilancio”.
Martone aveva però già contattato Fabrizio Arcuri, direttore dell’Accademia degli Artefatti, perché desse una mano a immaginare quella programmazione. Ma non se ne fece nulla. La collaborazione tra i due torna oggi con la prospettiva di questo festival, per il quale Martone chiede ad Arcuri di aiutarlo a “organizzare quel contenitore, senza pensare più a un luogo fisico, ma piuttosto a una rassegna, col pregio della concentrazione nel tempo”. Anche Martone insiste sulla presenza di quel senso della collaborazione che ha reso possibile l’associazione con Torino Danza, Artissima (settore arti visive) e con Club to Club (settore musica), per “cogliere le potenzialità uniche che ha Torino”.

Il taglio del festival è un taglio concentrico, spiega il direttore, che dall’internazionale passa al nazionale, fino a toccare le realtà regionali, perché “il teatro non sia chiuso in gabbie, o che almeno siano gabbie alternative. Solo il confronto delle esperienze può portare a una crescita”.
Fabrizio Arcuri conta per noi 50 appuntamenti, 5 spazi coinvolti, per una “mescolanza di pubblici che si incontrano nello stesso universo”. “Non si segue un’idea di teatro ma un’intenzione – anticipa –  Il filo rosso è la rappresentazione della realtà: tutti gli spettacoli coinvolti si interrogano se il teatro possa o no essere ancora rappresentazione della realtà contemporanea”. Percorrendo quei cerchi concentrici, troviamo in programma la grande internazionalità di Jan Fabre (“Orgie de la tolérance” chiude il festival l’8 novembre) e la prima nazionale di “Mythobarbital” di Stef Lernous e “Ein chor irrt sich gewaltig” di René Pollesh; ma il grande evento è rappresentato da “Paranoia” e “Buenos Aires” di Rafael Spregelburd, in prima europea uno, nazionale l’altro. L’astro nascente argentino riesce finalmente a splendere in Italia.
Stringendo il cerchio, brulica di nomi il grande circuito nazionale, che non si fa mancare niente, e tra gli altri: Emma Dante (“Le pulle”), Gleijeses/Varley (“L’esausto”), Muta Imago (“Lev”), Tagliarini e Deflorian (“Rewind”), Armando Punzo e la Compagnia della Fortezza (“I pescecani”), Ascanio Celestini (“Appunti per un film sulla lotta di classe”), Teatrino Giullare (“Lotta di negro e cani”), Pathosformel (“La timidezza delle ossa” e “Concerto per harmonium e città”), Babilonia Teatri (“Made in Italy”), Giorgio Barberio Corsetti (“Epistola ai giovani attori”), Socìetas Raffaello Sanzio (“Ingiuria”) e Accademia degli Artefatti (“Spara, trova il tesoro, ripeti”), ma anche amnesiA/vivacE e Circo Bordeaux (“Risorgimento Pop”), Teatro Sotterraneo (“Post-it”) e Tony Clifton Circus (“La morte di Babbo Natale”), per mettere in luce i nuovi talenti.
E non è tutto: il resto è nel programma, che include anche linguaggi classici e moderni della danza contemporanea, da Emio Greco e Virgilio Sieni ad Ambra Senatore (vincitrice Equilibrio 2009), Valeria Apicella e la nuova compagnia della Paolo Grassi.
Interessante anche il contributo delle arti visive, che grazie ad Artissima porta quindici artisti internazionali a misurarsi con la performance teatrale, e quello della musica, che Club to Club renderà concreto facendo ad esempio incontrare grandi musicisti sullo stesso palco chiedendo loro una “summa” della musica elettronica degli ultimi 40 anni.

Lo Stabile aprirà anche presso il centralissimo Teatro Gobetti un nuovo info-point e uno spazio comune in cui gli artisti potranno incontrarsi e scambiare idee, da condividere poi in un seminario in più incontri, anche insieme a studiosi, critici e filosofi per riflettere proprio sulla rappresentazione della realtà.

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  • anonimo teatrale ha detto:

    praticamente un doppione inutile del festival delle colline torinesi .. dove già sono stati i babilonia, emma dante e altri di quelli in questo baracc .. ops .. volevo dire .. cartellone!!!

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