Wolf Ka e il corpo senziente. Intervista

Wolf Ka

In un riflesso digitale della percezione, il corpo è soggetto trasmittente e ricevente degli impulsi? Il nostro corpo sente, è un orecchio gigante all’interno del quale il suono si propaga? Si può sentire con i piedi, o con le mani? Chi si è accomodato sulla poltroncina (un po’ da dentista a dire il vero, e quindi di per sé incorporante un latente impulso alla tensione) che l’artista franco-tedesco Wolf Ka ha allestito all’interno della piccola struttura situata nel cortile del Palazzo dei Pio a Carpi in occasione dell’edizione di VIE appena conclusasi, lo sa.

Nei dieci minuti di durata dello spettacolo, mentre si assiste, e con qualche stratagemma (forse tecnicamente da rodare) si interagisce con la danza e la coreografia cui dà luogo la performer Maria Donata D’Urso, Moving by numbers fornisce la possilità di ragionare su come il corpo sia una macchina in grado di percepire sensazioni con tutto il suo apparato meccanico.

La propagazione di suoni e vibrazioni all’interno della macchina ossea permette di ascoltare sensazioni che il nostro corpo registra anche molto lontano dalle orecchie.
Nel mondo animale questo è assodato, ma l’uomo ha perso coscienza di sé, della sua sensibilità ferina, e il lavoro di Ka, trascendendo anche il suo valore artistico che è funzione della sensibilità individuale per una performance di così breve durata, aiuta a ripensare a queste dinamiche percettive.

Lo spettatore, interfaccia di un vibrato sonoro, diventa – con il suo respiro – elemento di interazione, parte della performance e motore di controllo, joystick dell’universo.
Chiedersi se, in quanto essere vivente e dunque campo magnetico e di forze, questa riflessione debba restare anche una volta usciti dalla performance, ci pare la più feconda delle considerazioni, in merito alle quali abbiamo ritenuto di raccogliere il parere dell’artista.

Wolf Ka

Nato nel 1968, Wolf Ka ha studiato storia dell’arte, psicologia, teatro, danza e musica e ha creato la sua compagnia, Res publica, nel 1996.
Lo abbiamo incontrato proprio a Carpi, nel cortile di Palazzo dei Pio.

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