Puppet King Richard II. L’epica da taschino in scena oltremanica

C’è qualcosa di incomprensibilmente melanconico in Brighton. Specialmente quando il cielo è grigio e i gabbiani strillano più del solito perché presto pioverà. Forse sono le acque nere del mare e il bianco antico di quei ‘muri di terra’ che stabiliscono una distanza. Un ‘canale di confine’, la Manica, storicamente invalicabile, ma al presente simbolo di paura e incertezza. Forse accadrà, forse no — quella cosa che inizia con la B(rexit): tutti lo pensano, nessuno più ne parla. Troppo impegnati a seguire il Royal Wedding.

Niente di più adatto per approcciare uno dei racconti shakesperiani più densi in termini di vita interiore — il ruminare non privo di senso di un re rosso e molto inglese, nella più pura devozione per quella terra bianca, verde e blu che pare inesorabilmente allontanarsi dall’orizzonte ideale di chi inglese non è: ‘isola scettrata’, ‘secondo Eden’ e ‘mezzo paradiso’, una ‘fortezza che la natura s’è costruita per difendersi dal contagio’…

Fortunatamente il mood cambia approssimando la location effettiva di questa piccola gemma incastonata nel Fringe del Brighton Festival, un festival in corso fino al 27 maggio piuttosto arduo da definire — musica, arte, teatro, circo, danza, cinema, letteratura… ’tanta roba’, direbbe qualcuno, un po’ come i brightoniani, che fanno di tutto per esagerare.
Il gioiellino in questione è ‘off’: “Puppet King Richard II” è una produzione Pocket Epics. Ed è realmente un’epica da taschino.


Concepito per lo spazio dove andrà in scena, The Cave alla ONCA Gallery, è di fatto un one-man-show impeccabilmente gestito da Gregory Gudgeon, già attore – fra le altre compagnie, shakesperiane e non – della RCS, con la presenza un po’ maldestra di Lucas Augustine, e diretto dalla superba Linda Marlowe, il cui tocco registico è visibile nelle scelte dei colori, quasi fashion, e che ricordano il punk di Vivienne Westwood.

Una breve attesa nella parte superiore della galleria, bianca, con rotoli di carta e gessetti neri, quindi il pubblico è invitato a scendere nella ‘cantina’. Le 26 sedie previste rendono la performance un’esperienza intima; una straordinaria prospettiva, in una così angusta dimensione, si disvela attraverso alcuni piccoli antri, collocando l’osservatore in una cripta devozionale più che in una prigione.

La ‘vuota corona’ è appesa accanto al sigillo araldico — un cervo incatenato, e quasi strangolato dalla ‘ghirlanda reale’. Genuflesso ad un altare fronte al pubblico, Riccardo gioca infantilmente ma in piena coscienza con i suoi pupazzi, ormai consapevole che nel suo destino ci sono tradimento e morte. Usa utensili rudimentali, come un calzascarpe o cucchiai di legno, insieme a marionette vere — intagliate, in maniera straordinariamente similare ai volti di attore e regista, da Jitka Davìdkova e Brigitte Dörner ispirandosi alla puppetry di animazione ceca e alla TV per bambini anni ’60.

Vestito di viola, il volto bianco ma non clownesco, i guanti neri, questo virtuoso improvvisatore dirige l’azione stessa del tradimento — alternando accenti, zoccoli di cavalli, aeroplani, e il progressivo rimpicciolirsi delle sue dimensioni di re.
Uno specchio invisibile, che si manifesterà in concreto solo sul finale, è il vero motivo ‘trasferente’ di un potere anch’esso impercettibile: più Richard rimpicciolisce, più Henry aumenta di statura, nero e rosso predominanti, coadiuvato da avvoltoi che assomiglierebbero a quelli di Robin Hood versione Disney, non fosse per una hitleriana Cavalcata delle Valchirie.

Nulla del testo viene risparmiato. E l’intimità con il pubblico si fa ancora più stringente nel secondo tempo, quando le 26 sedie non sono più allineate frontalmente, ma si trasformano in una House of Lords, rendendo tutti complici del tradimento. Nero e rosso stanno ormai per uccidere viola e arancione, così che, quando arrivano la pugnalata e la poetica ascensione, una profonda malinconia riporta tutti al piano di realtà. E anche i gabbiani sembrano saperlo.

PUPPET KING RICHARD II
di William Shakespeare
produzione Pocket Epics
Regia: Linda Marlowe
Performer: Gregory Gudgeon & Lucas Augustine (anche Stage Manager)
Marionette: Jitka Davìdkova & Brigitte Dörner

durata: 1h 40′

Visto a Brighton, ONCA Gallery, l’11 maggio 2018

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