Il Purgatorio delle Albe, ascesa pubblica per ricominciare

Purgatorio (photo: Silvia Lelli)
Purgatorio (photo: Silvia Lelli)

L’ultima immagine che, due anni fa, avevamo portato nel cuore dopo aver vissuto a Ravenna una grande esperienza partecipata da un’intera città in onore del suo nume tutelare, Dante Alighieri, era stata una scala appoggiata ad un albero, una scala che significava un’ascesa, un innalzarsi semplice ma superbo che ci potesse far finalmente vedere, definitivamente, le stelle.
E così è stato: due anni dopo abbiamo compiuto l’ascesa, ancora insieme ad Ermanna Montanari e Marco Martinelli del Teatro delle Albe. Se prima era stato l’Inferno, la prima cantica della “Divina Commedia”, in compagnia di Beatrice e Virgilio, di bianco vestiti, ora è il Purgatorio – la cantica del ricominciare – per arrivare al Paradiso Terrestre.
“Si può ricominciare? – si chiedono le Albe – Dopo un fallimento, una sconfitta, una delusione? […] Si può uscire da quell’inferno che è diventata l’esistenza? Certo che si può. E’ come ritornare sui banchi di scuola, in prima elementare, e apprendere una lingua nuova”.

Ancora una volta partiamo dalla tomba di Dante, accompagnati dai cittadini di Ravenna, con un ramo di palma, simbolo di pace e bellezza. E’ qui che a un certo punto si stacca da loro un vecchio signore che si appoggia a un bastone: è Gianni Plazzi, Catone, l’Uticense, il guardiano del Purgatorio, massimo simbolo della libertà sociale, di pensiero e politica, che piuttosto di essere catturato e arrestato dagli avversari, preferì la morte per mano propria, infierendo addirittura contro il suo corpo mentre moriva. “Figli seguite i miei passi” e noi lo facciamo volentieri, camminando con Ermanna e Marco che declamano il primo canto del “Purgatorio”, nella città deserta, accompagnati dal canto di cori e fanciulle affacciate ai balconi e dal suono eroico della tromba di Purcell.
Non sono solo i cittadini di Ravenna ad accompagnarci; mescolati con gli artisti indomiti e operosissimi del gruppo ravennate, attori, ensemble musicali, compagnie, gente comune proveniente da tutta Italia, anche da Matera, dove l’evento è già avvenuto con successo ed emozione.

Non è più, come due anni prima, un viaggio oscuro nel peccato, dove il rimedio era solo un sogno; qui impera la redenzione (“E’ lì dove l’umano spirito si purga e di salir al ciel vince”), una “vita nuova” punteggiata da decine di bambini, per avvertirci che dobbiamo ricominciare ad apprendere, un po’ come a scuola, migliorarci per non cadere ancora nel peccato.


La nostra ascesa avviene guardando un cielo sgombro da nubi (“Dolce color d’oriental zaffiro”) ed ecco che, in un giardino, sulla lunga scala antincendio di una scuola, a venirci incontro, gridandoci in faccia le loro storie, sono le anime di donne la cui vita è stata segnata dalla violenza degli uomini; la loro guida ideale è Pia de’ Tolomei (Mirella Mastronardi), che ci esorta: “Ricordati di me che son la Pia”. “Ma non solo di me” gridano le altre, le decine di donne uccise ogni anno da mariti, amanti, genitori, fratelli…

Ecco poi comparire Manfredi (Roberto Magnani), “bello e di gentile aspetto”, l’imperatore scomunicato che seppe pentirsi un attimo prima di morire, seguito da un altro pentito in limine mortis come Bonconte di Montefeltro (Massimiliano Rassu). Più avanti ci sediamo in banchi scolastici: ecco il girone dei Superbi; intorno a noi ci sono tanti artisti che parlano, primo tra tutti Oderisi da Gubbio (Matteo Gatta) che ci ricorda come la fama sia qualcosa di aleatorio. Sei famoso a un certo punto, ma poi ci sarà qualcuno che andrà oltre te.
Ecco allora procedere con Cimabue, Giotto, Masaccio, Guinizelli e dopo ancora lo stesso Dante…

Su grandi drappi e lavagne troneggiano frasi del grande performer e pittore Joseph Beuys che ci ammoniscono a non usare violenza sui nostri simili, a vivere con parsimonia, in unione con la natura e gli altri uomini, come anche e ancora Pasolini attraverso Frate Ciccillo e Ninetto in “Uccellacci e Uccellini”.
E poi ecco il Purgatorio dei poeti, dove bambini delle scuole di Ravenna, bambini di mille colori, ci regalano versi, da Whitman a Majakovskij a Donne: è la poesia che rende grande l’umanità, non la gloria.

Purgatorio (photo: Silvia Lelli)

Purgatorio (photo: Silvia Lelli)

Più avanti siamo attratti da una gigantografia dell’Italia posta al rovescio, a cui fa da contrappunto un grido: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”. Qui, nel girone degli Iracondi, tutti chiedono giustizia; in un Paese dove regnava e regna ancora la corruzione, sarà Marco Lombardo (Alessandro Renda) a ribadire che l’ingiustizia si annida nelle azioni corrotte degli uomini e non nella natura umana.
Altre immagini ci appaiono: gli Accidiosi persi in una corsa infinita, gli Avari Papa Adriano Quinto (Alessandro Argani) e Ugo Capeto (Luigi Dadina) intenti a coltivare un orto.
Ma ecco, infine siamo arrivati in cima al Purgatorio, al Paradiso Terrestre: qui ci attendono quattro ragazzine intente a curare amorevolmente quattro grandi piante, ragazzine tanto simili a Greta Thunberg che ci danno l’ultima lezione: “Voi non avete più alibi e noi non abbiamo più tempo”. Ma anche Ermanna Montanari, Beatrice, rimprovera Dante per essersi smarrito nella selva oscura, questa volta della vita. Dante allora si pente e beve l’acqua del fiume Lete per dimenticare le vanità del mondo. Ormai “è puro e disposto a salire alle stelle”.

Come l’anno precedente abbiamo compiuto qualcosa di più di un viaggio teatrale; come bambini assetati di conoscere come dovrebbe andare il mondo, abbiamo appreso cosa è il bene e cosa è il male, il giusto e l’ingiusto. Ora siamo pronti per il Paradiso, quello delle Albe, ben inteso, che vi racconteremo tra altri due anni…

PURGATORIO
Chiamata Pubblica per la “Divina Commedia” di Dante Alighieri
ideazione, direzione artistica e regia Marco Martinelli e Ermanna Montanari
in scena Ermanna Montanari, Marco Martinelli, Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Roberto Magnani, Laura Redaelli, Alessandro Renda, Matteo Gatta, Mirella Mastronardi, Massimiliano Rassu e i cittadini della Chiamata Pubblica
musiche Luigi Ceccarelli con Giacomo Piermatti e Vincenzo Core e con Valerio Cugini, Giovanni Tancredi, Andrea Veneri allievi della scuola di Musica Elettronica del Conservatorio Statale di Musica Ottorino Respighi Latina, con gli allievi della scuola di Percussione del Conservatorio Statale di Musica Ottorino Respighi Latina e con la partecipazione di Simone Marzocchi
spazio scenico e costumi allievi dell’Accademia di Belle Arti di Brera Milano-Scuola di Scenografia e Costume coordinati da Edoardo Sanchi e Paola Giorgi. In collaborazione con Accademia di Belle Arti di Brera Milano-Scuola di Scenografia
regia del suono Marco Olivieri
disegno luci Fabio Sajiz
coproduzione Ravenna Festival/Teatro Alighieri e Fondazione Matera-Basilicata 2019 in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro

Visto a Ravenna il 5 luglio 2019

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