Qualcuno volò sul nido del cuculo: nella Napoli di de Giovanni e Gassmann

Photo: Francesco Squegli
Photo: Francesco Squegli

Fra i capolavori cinematografici di Miloš Forman, regista che ci lasciato da pochi giorni, quello forse più famoso è “Qualcuno volò sul nido del cuculo” interpretato da Jack Nicholson, tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey del ‘62.
A chi ha visto il film rimarranno nella memoria soprattutto le ultime scene, in cui il nativo americano “Grande Capo” Bromden, resosi finalmente autonomo e libero, fugge dal manicomio dove era rinchiuso, distruggendo una finestra con un lavandino sradicato dal bagno.

Dale Wasserman negli anni ‘70 ne fece una versione per Broadway che fu la base per la successiva sceneggiatura di Forman.
Più di quarant’anni dopo, il giallista napoletano Maurizio de Giovanni, partendo da Wasserman, ne compie una riscrittura moderna per il teatro, affidando la regia ad Alessandro Gassmann.

L’azione si sposta dall’ospedale psichiatrico di Salem nell’Oregon a quello di Aversa. Siamo nel 1982, l’anno dei Mondiali di calcio che videro l’Italia vincitrice.
Il ribelle Randle Mc Murphy diventa qui Dario Danise, che giunge all’ospedale psichiatrico scombussolando tutte le certezze della cinica suor Lucia, che lo dirige, ma soprattutto quelle dei sei compagni con cui si trova a convivere.
Sei pazienti che soffrono di patologie diverse, ma che fuggono volontariamente da “realtà” per loro molto scomode e che le rigide regole del manicomio nascondono, senza minimamente metterle in discussione.

Sarà l’arrivo di Dario Danise, un ottimo Daniele Russo, personalità altamente coinvolgente, estroversa e fuori dalle regole (ma a sua insaputa pieno zeppo di disarmante umanità), a snidare tutte le difficoltà, sempre taciute, delle rispettive esistenze, complessità che li hanno resi inerti come burattini, privi di animatore.

Senza forse nemmeno rendersene conto, Dario, attraverso una sana e forte ribellione – che lo porterà però verso conseguenze tragiche -, diventerà manifesto di una battaglia nei confronti di quel sistema repressivo che Franco Basaglia aveva già cercato di scardinare.
Così, al contempo, Dario conoscerà meglio sé stesso e libererà i colleghi dalle catene che li tenevano avvinti. Non sarà, come nel film di Forman, un nativo americano a romperle, non solo metaforicamente, queste catene, ma il sudamericano Ramon Machado, giunto in Italia per una vita che credeva migliore, e lo farà utilizzando significativamente una pesante statua della Madonna.

Alessandro Gassmann, dopo “Roman e il suo cucciolo” e “La Parola ai Giurati”, confeziona un altro spettacolo di stampo convenzionale, in cui il tema della giustizia sociale viene portato alla luce in modo empatico e coinvolgente, attraverso un perfetto lavoro corale di attori, in cui il teatro si interseca con il cinema, anche attraverso un velatino sul proscenio, su cui vengono proiettate alcune scene d’azione (le videografie sono di Marco Schiavoni), e dove il povero Ramon (l’efficace Gilberto Gliozzi) sogna e cerca di volare oltre le stelle.
Quasi tre ore di spettacolo, tra farsa e tragedia, ben calibrate, che testimoniano l’efficacia di una scena magari senza eccessive invenzioni, alla fine consolatoria, costruita nel solco della tradizione, tuttavia capace di rapportarsi in modo propositivo per un pubblico totale, che dovrebbe poi essere la missione principale del teatro.
Al Carignano di Torino dal 24 aprile al 6 maggio e dall’8 al 13 maggio Alla Corte di Genova.

Qualcuno volò sul nido del cuculo
di Dale Wasserman
dall’omonimo romanzo di Ken Kesey
traduzione Giovanni Lombardo Radice
adattamento Maurizio de Giovanni
uno spettacolo di Alessandro Gassmann
con Daniele Russo e Elisabetta Valgoi
e con Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Emanuele Maria Basso, Alfredo Angelici, Daniele Marino, Gilberto Gliozzi, Gaia Benassi, Davide Dolores, Antimo Casertano, Gabriele Granito
produzione Fondazione Teatro di Napoli

durata: 2h 45’

Visto a Milano, Teatro dell’Elfo, il 15 aprile 2018

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