Terreni Creativi 2014

Krapp's Last Post | Teatro tra le nuvole

Friday
Jul 25th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Editoria Segnalazioni Quando Marina Abramović morirà

Quando Marina Abramović morirà

E-mail PDF
The Abramovic Method: Chair for Man and His SpiritLei (anche se per interposta persona) è protagonista ancora fino al 10 giugno, al Pac di Milano, della performance appositamente creata per il Padiglione d'Arte Contemporanea, dopo i primi quattro giorni iniziali in cui è stata proprio Marina Abramović in persona ad intervenirci catalizzando l'attenzione (ovvio il tutto esaurito), e dopo l'incursione televisiva, a "Quelli che il calcio...", ospite di Victoria Cabello, ad apertura/promozione dell'evento milanese.

The Abramović Method
è infatti la performance - cui si accompagna pure una mostra - che da marzo ha attirato l'attenzione sulla Abramović dopo la grande retrospettiva del 2010 al MoMA di New York.

Icona di tutte le forme di espressività legate al corpo, la Abramović è pioniera della performance dagli anni '70, premiata con il Leone d’Oro alla Biennale del 1997; un’artista che ha spesso superato i propri limiti fisici e psicologici, mettendo in pericolo la sua incolumità, infrangendo schemi e convenzioni, scavando nelle proprie paure e in quelle di chi la osservava, portando l'arte a contatto con l'esperienza fisica ed emotiva, collegandola alla vita stessa.

“Nella mia esperienza, maturata in quarant'anni di carriera, sono arrivata alla conclusione che il pubblico gioca un ruolo molto importante, direi cruciale, nella performance - dichiara Marina Abramović - Senza il pubblico, la performance non ha alcun senso perché, come sosteneva Duchamp, è il pubblico a completare l’opera d’arte. Nel caso della performance, direi che pubblico e performer non sono solo complementari, ma quasi inseparabili”. E proprio in questo senso va anche The Abramović Method.

Facciamo qualche passo indietro.
E' il 1974 quando a Belgrado la Abramović dà fuoco a una monumentale stella a cinque punte, simbolo del regime di Tito, e ci si distende dentro fino a svenire per asfissia.
Nel 1975, a Napoli, uno spettatore le punta al collo una pistola carica: l'artista ha sfidato il pubblico a usare su di lei, risolutamente passiva, uno qualsiasi degli oggetti disposti su un tavolo.
A New York, nel 2002, l'artista vive per dodici giorni in un'abitazione pensile allestita alla Sean Kelly Callery, digiunando. L'unico nutrimento è l'avido sguardo degli astanti che la osservano bere, dormire, lavarsi e urinare.

Tra la schiera di spettatori c'è il critico d'arte James Westcott: è il suo primo incontro con "la nonna della Performance Art", come lei ama definirsi, e l'incipit di "Quando Marina Abramovic morirà", biografia intima di un'artista che da quarantanni gioca con la morte mettendo il proprio corpo al centro di performance divenute leggendarie.
Agli esordi, lanciarsi nell'arte performativa significa per l'artista ribellarsi a un'esistenza "militarizzata", tiranneggiata da una madre che le impone diktat culturali comunisti e non la bacia mai. Cruciale per il decollo dalla sua Belgrado è l'unione artistica e sentimentale con il fotografo tedesco Ulay, con cui avvia una collaborazione tanto ardita quanto fruttuosa. A bordo di un furgone Citroen trasformato in casa mobile, la coppia gira l'Europa esibendosi in pezzi che mettono a nudo una simbiosi culminata nel prolifico "Nightsea Crossing".

Tutto questo è ora raccontato nel volume da Westcott, e pubblicato in Italia da Johan & Levi: una biografia illustrata di 350 pagine in cui scoprire la Marina Abramović non solo artista ma anche donna.

Quando Marina Abramovic morirà
di Westcott James
2011
350 p., ill., brossura
Editore Johan & Levi
prezzo di copertina € 32 con Ibs scontato € 27,20 (Spedizioni gratuite in Italia)
Hits: 1296

Commenti (0)


Leggi i commenti Nuovo commento

busy
 


Last Seen

 

Thomas Monckton e la risata che arriva dal Nord

Il ritmo del lavoro scorre, ed emerge una perfetta conoscenza dei tempi comici della risat...

 

Eve: cabaret negli stereotipi della misoginia

Al centro anche di una campagna di sensibilizzazione ministeriale, il tema della violenza ...

 

Alain Platel: da Kinshasa un'esplosione di energia e gioia

Come racconta lo stesso Platel, il ruolo del coreografo è stato sin dall'inizio quello di...

 

Teatranti custodi delle comunità, da Manfredini a La - Resentida

 

Dalla nuova casa londinese il Belarus Free Theatre ricorda la Red Forest

La compagnia bielorussa, fondata a Minsk nel 2005 da Nicolai Khalezin e Natalia Kaliada, c...

 

I gabbiani in volo di Ventriglia e Garbuggino

Livorno è una città dove se ne trovano molti. Ma del gabbiano e di Livorno parliamo poic...

Facebook Twitter Google Bookmarks RSS Feed 

Video

 

Pergine Spettacolo Aperto, un quarantenne contemporaneo

 

Emma Dante: il teatro e la morte. Intervista

 

A Torino la Cavallerizza è tornata Reale

Ne abbiamo parlato con Maria Edgarda, portavoce per noi di Cavallerizza 14:45, assemblea ...

 

Di lavoro a teatro. Buon 1° maggio!

"Tu (non) sei il tuo lavoro" di Rossella Pastorino per la regia di Sandro Mabellini, un te...

 

A tu per tu con Arlecchino. Intervista a Ferruccio Soleri

Ferruccio Soleri Carlo Fava, Folco Orselli, Claudio Sanfilippo e Massimo Genchi racco...

 

Le relazioni pericolose di Valter Malosti. L'intervista