Quartett secondo Roberto Latini: Müller a schermaglie amorose inverse

Cauteruccio e Banci (photo: Duccio Burberi)
Cauteruccio e Banci (photo: Duccio Burberi)

Superman e Wonder Woman, armati di coltelli e forchette, sono seduti agli estremi di un lungo tavolo scuro, al centro di una scena spoglia. A chiudere l’immaginario spazio quadrangolare quattro piccoli lampadari – di quelli che vedevamo nelle case delle vecchie zie da bambini – e due alti riquadri alle spalle dei protagonisti, con disegni a rombi che rimandano ad una tappezzeria stile “Revolutionary road”, romanzo di Richard Yates ambientato nell’America anni ’50.

I due supereroi sono in realtà il Visconte di Valmont e la Marchesa di Merteuil, protagonisti de “Le relazioni pericolose” di Choderlos de Laclos, romanzo epistolare conosciuto dal grande pubblico grazie alla versione cinematografica del 1988, che riscosse un grande successo.

Inizia così “Quartett” di Heiner Müller nella versione registica di Roberto Latini, pièce del 1982 basata sulla materia del sopracitato romanzo, scritto alla vigilia della Rivoluzione francese a critica del libertinismo e del vuoto morale che pervadeva una classe sociale destinata a tramontare.
Nella messinscena, in prima nazionale, nuova produzione del Metastasio di Prato, i due protagonisti (Valentina Banci e Fulvio Cauteruccio) combattono una battaglia amorosa, tutta teatrale, “tra estrema solitudine e necessità del meccanismo di relazione”, nella quale emergono i congegni del legame di coppia e della seduzione, necessità e talvolta unica spinta vitale per opporsi ai due massimi nemici dell’essere umano: la morte e il passare del tempo. Una battaglia a tratti paradossale, divertente quanto crudele, sboccata e poetica, con slanci e ritrosie, falsità e crude verità, in un continuo recitare che non trova mai attimo di riposo, tra scambi spesso conditi di humour nero, cinismo, violenza e volontà di sopraffazione.


Il rapporto dei due protagonisti viene sviscerato e sezionato, evidenziando istinti sessuali, gelosie, ricatti, foie volgari o suadenti promesse d’amore, con una crudeltà di fondo che non si stanca mai di fare capolino. E questa schermaglia – giocata, esibita, combattuta, spiattellata in faccia agli spettatori – è portata avanti a ruoli alterni, perché nel dipanarsi dello scontro i ruoli si invertono, con spruzzate di umorismo sboccato, trivialità provocatorie, fatte di versetti o gestacci, interpretati con quella giusta dose di sconcia e sarcastica volgarità che però non diviene mai tale. C’è la risata un passo prima, c’è quel non crederci fino in fondo dei protagonisti, il taglio paradossale che toglie crudeltà, in quel suo continuo svelare la “recita” in corso.

Latini lascia “campo aperto” alla recitazione dei due interpreti senza costringerli in recinti, anche se gli stilemi del suo teatro si riconoscono fin da subito, nel gioco di voci, l’uso del microfono e quella mimica sensuale, tra il provocante e il provocatorio, esibita dai due attori nel corso della rappresentazione, soprattutto quando si trovano ad essere in bilico su una tavola che diventa altalena, “palco, ponte, binario, bara, letto, o nuvola”.

Finale a ruoli invertiti. Cauteruccio, elegante in abito nero e dolcevita da esistenzialista, nella parte della Marchesa duella con la biancovestita Banci, provocante Valmont, un po’ Valentina di Crepax, un po’ Rosa Fumetto de “Il cappello sulle ventitré”.

Il lavoro procede compatto e senza sbavature. Eppure al termine restiamo sospesi, cercando ulteriori appigli che ci restituiscano nella sua completezza la direzione che la messinscena vorrebbe intraprendere. Ce ne usciamo così un po’ perplessi, con quell’aspettativa iniziale non del tutto soddisfatta.

QUARTETT
di Heiner Müller
traduzione Saverio Vertone
regia Roberto Latini
musiche Gianluca Misiti
scena Luca Baldini
costumi Anna Maria Clemente
luci Roberto Innocenti
assistente alla regia PierGiuseppe Di Tanno
con Valentina Banci, Fulvio Cauteruccio
produzione Teatro Metastasio di Prato

durata: 1h 2’
applausi: 2’

Visto a Prato, Teatro Fabbrichino, il 14 dicembre 2017
Prima nazionale

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