R 500 di Pleiadi. Come il Covid ha cambiato Milano

Photo: Alvise Crovato
Photo: Alvise Crovato

Il teatro che squarcia il buio della sala, esce dal chiuso, indaga spazi urbani e scruta il volto mutevole della città. E lo fa ad un giorno dal nuovo stop degli spettacoli dal vivo e dalla chiusura dei teatri.

Dopo varie performance in mezzo alla natura, Michele Losi e Pleiadi si concentrano sull’Isola, zona semicentrale di Milano, che negli ultimi anni ha cambiato pelle e vocazione. Da sobborgo operaio – abitazioni semplici a ballatoio o a pianerottolo – a quartiere residenziale, l’Isola è ora il giardino buono della città, tra piazze, parchi e grattacieli avveniristici, che ridisegnano lo skyline ben oltre i 108 metri della Madonnina.
Non più la «Milano da bere» degli anni Ottanta. La Milano 2.0 indossa una veste elegante, sobria, ecosostenibile. Il Bosco Verticale, la Biblioteca degli Alberi, Piazza Gae Aulenti con la Torre Unicredit, il fiammante Palazzo della Regione, sono la nuova frontiera di una capitale mitteleuropea. Negozietti chic, bar alternativi affiancati a locali di tradizione, bistrot stravaganti, osterie underground, centri culturali, teatri, sale da concerto, spazi espositivi, gallerie d’arte. La linea Lilla del metrò, da qualche anno aggiunta alla Verde, alla Gialla e al passante, collega luoghi che una volta la ferrovia e il Naviglio tagliavano fuori dal tessuto vivo della città.

“R 500. Safari nel labirinto urbano. #Studio II” di Pleiadi, regia Michele Losi, è un progetto partito nel 2019 che esplora l’Isola per un raggio di mezzo chilometro tra Zona K e la Biblioteca degli Alberi. Il percorso scaturisce da una residenza artistica. Proprio a Zona K, quadrati e cubi di legno, disposti dentro un cerchio sul parquet, disegnano la planimetria del quartiere.

Le cuffie alle orecchie non sono più una novità, così come il pubblico che attraversa in fila indiana le vie dietro ai performer. Il format, che coinvolge Liliana Benini, Sofia Bolognini, Luca Maria Baldini, Emilio Padoa Schioppa e Collettivo Studio Pasta Madre, nasce dall’incontro con l’olandese Sjoerd Wagenaar.
Losi accosta l’area urbana insieme a scienziati, architetti, biologi, studenti e residenti. Definisce un “raggio d’azione”. Esamina la storia, l’ecologia, la cultura del paesaggio. Scruta cosa è nascosto, cosa è visibile, qual è la connessione con il mondo esterno. La realtà, accostata da prospettive diverse, porta a un caleidoscopio d’immagini in movimento.

Photo: Alvise Crovato

Photo: Alvise Crovato

L’indagine di Pleiadi interseca il particolare momento storico che stiamo vivendo. “R 500” racconta come il Coronavirus abbia modificato la vita, la socialità, le abitudini, i pensieri dei cittadini. Quante vite si possono raccontare a 200 metri da casa nostra? E a 500? Abbiamo bisogno di uno spazio vitale? Di cosa dobbiamo circondarci per vivere? Quali limitazioni sono accettabili? Che vita ci attende? Fin dove riusciamo a immaginare il nostro futuro? Possiamo davvero rimandare il tempo delle nostre decisioni?

Il lockdown ha smascherato l’identità di un quartiere che ha barattato la bellezza con l’anima: al netto della movida e dei suoi riti, si scopre che l’Isola, rinnegando la sua storia, senza una comunità radicata, è un luogo amorfo che respira in modo innaturale.

“R 500” è la mappatura dei suoni della città: quelli di marzo 2020, solcati dalle sirene delle ambulanze, il cinguettio degli uccelli e il ronzio degli insetti che si erano riappropriati di uno spazio liberato degli uomini e della tecnologia; e quelli artificiali di una metropoli che il 24 ottobre, quando abbiamo partecipato alla camminata, non era ancora piombata nel coprifuoco e nel trauma della nuova imminente chiusura dei teatri.

I suoni sono gli spazi del silenzio, quello reale e quello forzato. Attraverso le testimonianze in cuffia dei cittadini, ripercorriamo il tempo della solitudine, della lontananza, della follia. Dribblando le cassette di legno e gli avanzi di frutta e verdura del mercato del sabato, prima che i camion della nettezza urbana ripuliscano le strade, percorriamo i luoghi delle biodiversità e dei murales. Lambiamo Isola Pepe Verde, gioiellino del restyling cittadino.
Assembramenti di colori. Voci maschili e femminili. Voci giovani e anziane. Accenti milanesi e accenti spuri, da cui traspare in filigrana l’origine meridionale. Voci di bambine sotto la scuola elementare, nitide, squillanti, che con la loro allegria esorcizzano quest’epoca buia.

Storie di sfratti e riedificazioni. Storie d’investimenti privati e quel po’ di speculazione. Il verde del Bosco Verticale, attraente e snob. I complessi residenziali dei nuovi ricchi, così estranei alla storia del quartiere. Poi il verde della Biblioteca degli Alberi, ricercato nelle sue geometrie, artificiale rispetto al prato che un tempo era solcato dalle pantegane, eppure vi s’innalzava il tendone del circo per la gioia di bimbi scamiciati.
La Milano del terzo millennio non è così diversa da quella che Celentano cantava mezzo secolo fa nel “Ragazzo della via Gluck” e in “Un albero di trenta piani”. Il cemento accoglie un verde contraffatto, manipolato, senza storia.

Musica onirica, elettronica, sintetizzata. La bellezza è il privilegio della borghesia benestante e sussiegosa. Pleiadi svela le ambiguità di una Milano sfuggente, dove la natura odora di plastica e le piante non bastano a ripulire lo smog che ristagna dentro l’anima di una città ferita non solo dal Covid.

R 500. SAFARI NEL LABIRINTO URBANO. #STUDIO II
Un progetto di Pleiadi, Campsirago Residenza
in collaborazione con ZONA K (IT), The International Accademy for Natural Arts (NL), BAM – Biblioteca degli Alberi Milano (IT)
Artistic and scientific team Michele Losi, Sjoerd Wagenaar, Liliana Benini, Sofia Bolognini, Luca Maria Baldini, Emilio Padoa Schioppa, collettivo Studio Pasta Madre

durata: 1 h 40’
applausi del pubblico: 3’

Camminata urbana per 10 persone partendo da Zona K, Milano, il 24 ottobre 2020

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