Rafael Spregelburd a Klp: il teatro oltre il reale

Rafael Spregelburd (photo: facebook.com)

Rafael Spregelburd (photo: facebook.com)

Forse il successo di questa persona, delle sue drammaturgie, della sua creatività, oscilla fra due consapevolezze tra di loro abbastanza prossime, ovvero il fatto che “nel nostro tempo la realtà è sopravvalutata” (Spregelburd nel discorso di ringraziamento per i Premi Ubu 2010) e “l’irregolarità è eccitante” (Mandelbrot, inventore della teoria dei frattali, citato dal drammaturgo in una recentissima intervista a Il Fatto Quotidiano).

Queste considerazioni spiegano in fondo benissimo anche il gioco sotteso ne “La modestia“, il lavoro che Luca Ronconi porterà al Piccolo Teatro Grassi di Milano, da stasera al 5 febbraio, dopo il debutto nei festival di Spoleto e Cividale dell’estate scorsa.
La drammaturgia de “La Modestia” era già nota agli appassionati di teatro per via dell’allestimento che ne aveva ricavato Manuela Cherubini, traduttrice ufficiale dell’argentino in Italia, oltre che regista di diverse sue opere come “Bizarra“, la teatronovela che andò in scena al Napoli Teatro Festival nel 2010 e successivamente a Roma.

Ma queste considerazioni brevi, che condensano la possibilità di un effetto di spiazzamento dello spettatore nel teatro e del teatro rispetto al reale, spiegano anche le necessità di approfondimento che ci hanno spinto nell’estate scorsa a incontrare Rafael presso Olinda, al Paolo Pini di Milano, in occasione delle repliche di “Lucido“, lo spettacolo messo in scena da Costanzo/Rustioni e che gli è valso un premio Ubu 2011.
E’ stato un dialogo assai informale, che ha preceduto di poco un incontro con il pubblico milanese; era da pochi giorni occorso il debutto a Spoleto dello spettacolo per la regia di Luca Ronconi.


Rafael Spregelburd è drammaturgo da conoscere, a nostro avviso, per alcuni motivi che riguardano il senso di costante messa in gioco del sistema che viene tipicamente, e a volte frettolosamente, etichettato con l’epiteto di “reale”.
Cosa è il reale? Cosa ha a che fare il teatro, con l’insieme di simboli che spesso è solo rappresentazione di convenzioni indotte dalla struttura sociale, dal consesso umano?
Nel nostro tempo di sicurezze che vengono meno, di perifrastiche eventuali, di certezze a obsolescenza rapida, il tratto narrativo di Spregelburd rappresenta, prima di tutto, un nuovo e originale modo di rappresentare il doppio, l’ulteriore, il possibile: magari nello stesso luogo ma in tempi e con persone diverse (come ne “La modestia”), oppure con le stesse persone ma in dimensioni narrative lontanissime (protagonisti nello stesso spettacolo
di eventi di sogno e concreto, come in “Lucido”).

Visto dunque che, secondo Spregelburd, non è dato agli uomini esprimere in senso compiuto il reale, la video discussione che abbiamo avuto con lui ha
cercato di raccontare l’uomo, l’esperienza, il vissuto. Tutto quello che, proprio in omaggio al tentativo di pensiero spiazzante del drammaturgo, definiremmo, invece che reale, concreto (termine che viene dal verbo “con-cresco”: etimologicamente, il tentativo, sicuramente velleitario da
parte nostra, ma che ostinatamente portiamo avanti da anni, di favorire riflessioni che aiutino a capire e magari anche, in qualche caso, a capirsi).
Ma non vorremmo mai peccare, specie in questa occasione, di ‘Immodestia’.
Vi lasciamo dunque alle parole di Rafael Spregelburd (a cui facciamo i migliori auguri anche per essere diventato papà proprio in questi giorni), con l’invito a conoscerlo meglio, magari andando in questi giorni al Piccolo Teatro di Milano.


 

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