Re Lear si fa in 4 per uscire dal conflitto economico e generazionale

Lear/Del conflitto generazionale

Lear/Del conflitto generazionale

Con il debutto di “Lear/Del conflitto generazionale” si è conclusa questa stagione di teatro contemporaneo del Teatro Aurora di Marghera.

Lo spettacolo, ideato e messo in scena dalle giovani compagnie del territorio veneziano Empusa Teatro, H2O non potabile e ItinerisTeatro, non è stato solo il frutto di un lavoro drammaturgico, ma anche il figlio primogenito di un progetto nuovo e innovativo che Questa Nave ha fortemente voluto e promosso, chiamato – non a caso – Sala Travaglio.

Pressati da un panorama di crisi che ha investito duramente gli ambiti culturali ed artistici, con tagli di fondi esiziali per l’esistenza stessa delle realtà che operano in questi settori, Questa Nave ha cercato di offrire una reazione vitale attraverso un ripensamento ed una ridefinizione culturale, artistica e anche sociale dell’idea stessa di cosa significhi, oggi, gestire e fare teatro in una realtà urbana come è quella di Marghera e della vicina terraferma veneziana.

Così, accogliendo le istanze di spazi teatrali coerenti ed adeguati alle esigenze di tre giovani compagnie del territorio, da ottobre dello scorso anno fino al debutto, il Teatro Aurora ha messo a disposizione delle compagnie le proprie strutture a fronte di un’unica ineludibile richiesta: quella di lavorare insieme.

Tutti gli aspetti della produzione dello spettacolo hanno visto quindi coinvolte le giovani compagnie in un insolito lavoro collettivo: dall’organizzazione alla ricerca di fondi per finanziare il progetto, dalla scrittura drammaturgica alla realizzazione di scene e costumi, fino alla direzione della messa in scena.

Attraverso una rilettura del capolavoro shakespeariano le tre compagnie hanno scelto di affrontare il tema del conflitto generazionale, argomento attualissimo e cogente in questi anni in cui i giovani vivono quotidianamente la sensazione di non poter immaginare un futuro che li rappresenti. Una generazione che, come del resto anche in passato, vorrebbe scagliarsi contro le precedenti, accusate di voler rimanere intrappolate in logiche di conservazione del potere raggiunto e che non sanno dare, o ancor peggio non cercano, quelle risposte che potrebbero restituire ai loro giovani sogni la speranza per il domani.

“Re Lear” è allora il pretesto utilizzato per evidenziare le melliflue e perverse dinamiche di quel potere “che lusinga, seduce, finge e tortura” e che, come un’infezione, contamina la mente e lo spirito di tutti coloro che riesce ad attrarre a sé.

La lettura dell’opera ha dimostrato però di avere un po’ il fiato corto. La scrittura drammaturgica, utilizzando forse troppi stilemi, non trova quell’unità formale che gioverebbe ad una maggiore incisività narrativa.

Ispirato alle canzoni di “Storie di un impiegato” di Fabrizio De Andrè, il ‘j’accuse’ lanciato alle vecchie generazioni a inizio dello spettacolo smarrisce, strada facendo, la ricerca di quella risposta di riscatto e radicale cambiamento che rivendicano con vigore dalla scena.

Nel procedere del racconto, infatti, sembra quasi che i giovani rinuncino al diritto di costruirsi un proprio futuro. Accontentandosi di interpretare il ruolo di giudici solerti nel condannare gli errori dei loro padri.
Incapaci di scegliersi autonomamente altre strade, finiranno col sostituirli solo per perpetrarne l’identico potere, autocondannandosi perciò a reiterarne i medesimi errori. Che questo atteggiamento in scena non rispecchi però in fondo la realtà?

A Empusa Teatro, H2O non potabile e ItinerisTeatro va comunque riconosciuto il merito di aver affrontato una ipotesi di lavoro ancora poco esplorata, affiancando Questa Nave lungo un percorso non facile ma da percorrere.
Dal punto di vista dello spettacolo, rimangono aspetti che meritano di essere migliorati e su cui le tre compagnie potranno continuare a lavorare, con l’augurio che, a questo primo vagito, ne seguano presto molti altri.
 

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