Una favola sull’inganno con un re nudo a metà

Re Nudo
Re Nudo

Re Nudo (photo: Alessandro Bastogi)

Se in ciò che vado a scrivere facessi riferimento alla prima mezz’ora di questo “Re nudo”, sarei sopraffatto da un’impressione di confusione ed eccessiva necessità di stupire lo spettatore, caratteristiche che metterebbero in secondo piano ciò che di positivo il lavoro offre. Accade invece che, passata la fase iniziale, il lavoro si mostri coinvolgente, rodato e a tratti convincente.

Il re è nudo – recita il titolo, e in scena non si perde occasione per sottolinearlo -. D’accordo, sono in molti a rimarcarlo in questo periodo, a gridarlo. Il pericolo è forse che, a forza di dirlo, l’affermazione risulti ripetitiva, scontata e che finisca nel mucchio di cose che vengono continuamente ribadite ma che abbiamo smesso di ascoltare (per ridondanza) da tempo.

La costruzione scenica di questa nuova versione, liberamente ispirata a “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Hans Christian Andersen e a “1984” di George Orwell, si rivela efficace da subito.

Una delle attrici ci introduce nello spazio, dove su un telo semitrasparente che ci divide dagli attori in scena, scorrono foto e frammenti video di un secolo appena trascorso. Si va da spezzoni dell’Istituto Luce al gol di Alessandro Altobelli ai mondiali di Spagna dell’82, passando per Mussolini, Hitler, Pasolini, Falcone e Borsellino, Bush e chi più ne ha più ne metta. Forte la sensazione di stordimento e confusione prodotta dalle immagini che si sovrappongono, come un filtro, a ciò che vediamo in scena. Un circo mediatico che pullula di strani personaggi: un’attrice porno, un intellettuale contro tutto e tutti, un adulto-bambino discolo e zimbello al contempo, un re muto e immobile, un’attrice nerovestita che tanto ricorda un diva del cinema dei telefoni bianchi, e altri ne compariranno ancora.

“Re nudo” ruota attorno all’esigenza di mostrare il “declino spirituale” che ci investe, ci sovrasta, contro il quale non sappiamo porre un argine e che tutto travolge e semplifica, riduce e sminuisce, conducendoci verso orizzonti deserti e desolati, fatti di forma e non di sostanza, dove l’inganno e la menzogna sono in agguato.
Gli attori si dimostrano all’altezza, la scenografia e i costumi sono degni di nota, la regia di Alessandro Garzella offre soluzioni interessanti e l’uso della tecnologia si dimostra complementare allo svolgersi delle azioni. Nota debole del lavoro è però il testo, troppo teso a una ricerca di impatto sullo spettatore, forse troppo provocatorio e esplicito, rischiando di sortire l’effetto contrario, ossia quello della ripetizione o del “già detto”. Se il re è nudo, gridarlo in continuazione non lo spoglierà di più.

RE NUDO
messa in scena di una favola sull’inganno
liberamente ispirato a “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Hans Christian Andersen e a “1984” di George Orwell
testo e regia: Alessandro Garzella
con: Fabrizio Cassanelli, Irene Catuogno, Ivano Liberati, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia, Francesca Pompeo, Marco Selmi, Anna Teotti
ideazione scene: Luigi Di Giorno in collaborazione con Fabrizio Cassanelli e Alessandro Garzella
costruite da Luigi Di Giorno
elaborazioni in video: Valentina Grigò
luci: Giuliano De Martini
collaborazione drammaturgica: Francesco Niccolini
costumi: Rosanna Monti, sarta: Patrizia Bosi
maschere: Ferdinando Falossi
staff tecnico: Matteo Ciardi, Jacopo Pantani
assistente alla regia: Consuelo Scopelliti
durata: 1h 13′
applausi del pubblico: 3′ 34”

Visto a Cascina (PI), Città del Teatro, l’11 gennaio 2011

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