Recovery Fund: più fondi per turismo e cultura. Un’occasione per creare nuovi modelli?

Più soldi (anche) a turismo e cultura. Ma come verranno investiti? Potranno servire per creare nuovi modelli in ambito culturale e non ricadere in vecchie logiche che hanno dimostrato la loro inadeguatezza?

La nuova bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “Next Generation Italia”, il cosiddetto Recovery Plan, è stata consegnata ai ministri ieri in tarda serata. Il testo, di 171 pagine, prevede un aumento delle risorse da destinare alla cultura, ma anche all’istruzione e alla sanità (per quest’ultima da 9 a 18 miliardi), per un ammontare complessivo di 222 miliardi (196 di Recovery Fund cui si sommano 13 miliardi derivanti dai fondi ReactEu, i fondi coesione per il Mezzogiorno e 1,2 miliardi dal Just Transition Fund); ma le risorse impegnate arrivano addirittura a 310 miliardi, perché viene considerata anche la programmazione di bilancio per il quinquennio 2021-26.

Nel Recovery Plan le misure a favore di turismo e cultura (che viaggiano insieme) sono state aumentate, passando dai risicati 3,1 miliardi della prima bozza di dicembre agli 8 del nuovo documento.
La bozza del PNRR parla di una componente “significativamente rafforzata”, che servirebbe per “incrementare il livello di attrattività del sistema turistico e culturale del Paese attraverso la modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali, la formazione ed il potenziamento delle strutture ricettive attraverso investimenti in infrastrutture e servizi turistici strategici”.
Il documento precisa che “si prevede la creazione di un fondo di fondi, con un fondo operativo di 500 milioni, facendo leva sui fondi PNRR per coinvolgere capitali europei – BEI/InvestEU – e privati per aumentare la portata dell’intervento su infrastrutture di ricettività e dei servizi turistici. Oltre all’incremento delle risorse destinate a progetti dei comuni per investimenti su luoghi identitari sul proprio territorio, e allo stanziamento di risorse aggiuntive per interventi sul patrimonio artistico-culturale di Roma in occasione del Giubileo, è stato inserito un progetto Cultura 4.0 con l’obiettivo di promuovere l’integrazione tra scuola, università, impresa e luoghi della cultura attraverso l’interazione tra le imprese creative ed artigianali con attività di formazione specialistica turistica, archeologica e di restauro. Il disegno degli interventi punterà a valorizzare in particolare la dimensione femminile, generazionale e territoriale del cluster, disegnando gli interventi in modo da destinare una quota significativa di risorse alle regioni del Mezzogiorno e agli ambiti di attività caratterizzati da un’incidenza relativamente elevata di professionalità femminile e giovanile”.

E proprio in quest’ottica si è fatto sentire C.Re.S.Co., Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, che chiede al Governo maggiore chiarezza sulla destinazione del Recovery Fund per la cultura, rendendo espliciti gli impegni e gli investimenti direttamente dedicati alla cultura previsti dal piano.

Già, perché il Recovery Fund potrebbe rappresentare, per il nostro Paese, una chiave di svolta decisiva, come sottolinea C.Re.S.Co.: “Il Recovery Fund offrirebbe non solo l’opportunità di ristorare le imprese e i lavoratori del mondo culturale, ma soprattutto potrebbe permettere di non replicare modelli superati ed errori che hanno caratterizzato il settore nel passato, garantendo un reale rinnovamento che traghetti il nostro Paese e l’Europa oltre l’emergenza vissuta nei mesi passati”.

“La recente campagna di Culture Action Europe ha portato molti paesi europei, tra cui Francia e Germania, a dedicare almeno il 2% del Recovery Fund a progetti strutturali per la cultura – prosegue  C.Re.S.Co. – Dal dibattito emerso sui giornali, tuttavia, non appare chiaramente alcuna notizia su quale ruolo avrà il settore culturale in Italia e, nonostante l’auspicato aumento delle risorse, non è ancora chiaro quale percentuale sarà destinata alla cultura e quale al turismo e quali azioni saranno dedicate a favore delle imprese culturali e creative”.

Inutile dire che il settore dello spettacolo dal vivo italiano, ma più in generale quello della cultura, vorrebbe un allineamento a quanto hanno deciso di fare Francia e Germania, dedicando almeno il 2% del Recovery Fund a progetti strutturali per la cultura. Intanto sembra che il ministro Dario Franceschini abbia inserito la Biennale di Venezia tra le priorità, in quanto fondamentale polo nazionale per cultura e turismo.

“C.Re.S.Co chiede di poter condividere con la politica un processo che traghetti questo Paese oltre l’emergenza, al fine di generare una possibile fiducia verso la rinascita di un settore come quello culturale che, nonostante sia stato tra i più colpiti, può e deve ricoprire un ruolo fondamentale nella ripresa del Paese, soprattutto per garantire alle cittadine e ai cittadini nuove forme di socialità dopo il distanziamento che ha colpito soprattutto le giovani generazioni, cui sono destinati principalmente i fondi del NextGenerationEU”.

Per stasera alle 21,30 è prevista la riunione del Consiglio dei Ministri per decidere sul Recovery Plan.

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