Il reggimento parte all’alba: Nitti nell’abbraccio di Buzzati

Giuseppe Nitti (photo: Domenico Conte)
Giuseppe Nitti (photo: Domenico Conte)

“Il reggimento parte all’alba” è una di quelle opere che meglio esprimono il concetto di vita come percorso ciclico, ricollegando la morte alla nascita. Dino Buzzati (1906-1972) lo scrisse in prossimità della propria scomparsa, nel periodo del Natale 1971. Sarebbe mancato poche settimane dopo, il 28 gennaio, colpito dallo stesso tumore al pancreas che nel lontano 1920 si era portato via suo padre.
Scrittore e giornalista nato a San Pellegrino di Belluno, Buzzati ha influenzato in qualche modo il percorso artistico dell’attore Giuseppe Nitti, anch’egli bellunese, che ha messo in scena “Il reggimento” al Franco Parenti di Milano con la regia di Alessio Pizzech.

L’adattamento teatrale dello stesso Nitti si concentra sulla storia di Ottavio Sebastian, controfigura dello scrittore. Ne racconta l’epilogo, cioè i momenti prima di unirsi a un reggimento in partenza.
La metafora militare è tipica della poetica di Buzzati (si pensi al “Deserto dei tartari”, suo romanzo più noto), ma anche di un ampio filone letterario che va da Seneca («vivere militare est») a Machiavelli.
“Il reggimento parte all’alba” rimanda all’equipaggiamento occorrente prima di una partenza, che qui avvertiamo subito come definitiva. Nella Sala Treno Blu di via Pier Lombardo anche le pareti scrostate, con i mattoni a vista, evocano il buio esistenziale, il pertugio verso una dimensione ultratemporale.

Valigia in mano, trench, sciarpa di seta, Borsalino e occhiali scuri, il nostro si presenta con occhi lucidi sotto uno squillare marziale di trombe. Le sue parole, i suoi umori, sono un intreccio di paura e disdegno, di attesa e angoscia consumata nella solitudine. Ottavio Sebastian ha in mano una busta gialla, avviso di partenza verso un altrove indefinito. Il passato, la vita, i ricordi, scorrono come frammenti di un film. Affiora un desiderio di fusione che riconduce all’affetto materno. Di qui la corsa in auto verso un cimitero di montagna, la visita alla tomba della madre morta sette anni prima.
Le parole uniscono ossessione e tenerezza. Alternano silenzi e grida soffocate. La luce è squarcio flebile che moltiplica ombre schiaccianti. L’incedere marziale della musica creata da Alessandro Panatteri cede a un graduale climax di acuti da soprano, echi materni astratti e avvolgenti.
Preda di un rovello di pensieri, paure e ricordi, Ottavio si agita sul suolo come su un letto di spine. Si distende sulla terra ad auscultarla, a carpirne l’essenza, a ghermirne la ghiaia.
Ma il simulacro della madre, quell’abbraccio rarefatto d’amore e morte, è piuttosto nei luoghi dell’infanzia, che riconducono alla vita vissuta con il suo corredo di emozioni da abitare. Ecco la ripartenza, al termine della quale si staglia la sagoma di una casa di campagna immersa nella solitudine notturna.
Un gioco di chiaroscuri e fragori evoca, tra cinguettii e fruscii, l’animo alterato del protagonista. Che si libera dei vestiti, e cerca nella nudità il contatto con se stesso, le percezioni subliminari che lo legano all’affetto materno.
Malinconia e dolcezza. Effluvi effimeri si cristallizzano, sublimano, svaniscono. L’orologio da polso aperto sul pavimento evoca un tempo dilatato. La pioggia è ticchettio dolente. Le montagne sono giganti taciturni. Il fumo di una sigaretta è un piacere ormai inoffensivo.

“Il reggimento parte all’alba” è un assolo recitato con energia da un Giuseppe Nitti nitidamente calato nelle atmosfere intime, nei sentimenti sofferti che avvicinano all’Aldilà. Questo monologo, prodotto dal Franco Parenti, attraversa i labirinti sofferti della vita per lambire, in modo soffuso, l’irrisolvibile enigma del mondo.

IL REGGIMENTO PARTE ALL’ALBA
Storia di Ottavio Sebastian
di Dino Buzzati
adattamento teatrale di Giuseppe Nitti
con Giuseppe Nitti
regia Alessio Pizzech
musiche originali di Alessandro Panatteri
costumi Augusta Tibaldeschi
produzione Teatro Franco Parenti
progetto di Giuseppe Nitti
sostenuto dall’Associazione Internazionale Dino Buzzati
in collaborazione con Fondazione TPE Tetro Piemonte Europa

durata: 1h
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 4 aprile 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *