Giochi come un signorotto egoista! Il ricordo di Carmelo Bene di Massimo Paganelli

Eduardo De Filippo e Carmelo Bene
Il Carmelo Bene-Pinocchio di Massimo Pasca

Il Carmelo Bene-Pinocchio di Massimo Pasca

Mi capitò di incontrare e conoscere Carmelo Bene nel 1982, nell’ambito delle celebrazioni del centenario de “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” di Carlo Collodi, promosse dalla Regione Toscana che, fra le iniziative, aveva anche commissionato un lavoro teatrale su Pinocchio all’attore pugliese.
Lo spettacolo su Pinocchio debuttò a Pisa, al teatro Verdi. Il comune di Rosignano Marittimo, di cui ero responsabile dei servizi culturali, aderì alla manifestazione programmando lo spettacolo per due sere nel mese di febbraio e organizzando per l’estate una mostra al Castello Pasquini di Castiglioncello intitolata “Un pesce bambino”, dedicata al famoso personaggio ideato da Collodi/Lorenzini. In quell’occasione ebbi modo di confrontare la mia abilità di giocatore di ping pong incrociando la racchetta proprio con Carmelo Bene, grande appassionato del gioco. Con me vinceva una partita su cinque solitamente, e si arrabbiava perché voleva vincere di più. Perché lui “era un vincitore”, come amava asserire.
L’ultima di molte partite si concluse in questo modo: per tre volte di seguito, in risposta al suo servizio, la pallina batté sulla rete e cadde nel suo campo, impedendogli di rispondere. Alla terza volta gettò sul tavolo la racchetta e disse: “Non giocherò mai più con te… giochi come un signorotto egoista!”.

Il giorno dopo c’era da preparare l’allestimento per lo spettacolo al teatro Solvay. Io, nei giorni precedenti, avevo detto una bugia al suo organizzatore, sostenendo che lo spettacolo rappresentato al Verdi di Pisa potesse essere allestito con tutte le scene anche al teatro Solvay; loro, fidandosi della mia parola, non avevano fatto il sopralluogo per sincerarsi delle dimensioni del palco.
Vista anche la rabbia del giorno precedente, avevo così paura dell’incontro con Carmelo Bene in teatro che, quando arrivò con il suo organizzatore Contini – che sosteneva che il regista avrebbe senz’altro rinunciato a causa dello spazio – mi nascosi di corsa in galleria, dietro una poltrona, a sentir Contini urlare “Paganelli!”, ma senza avere il coraggio di farmi vivo.

Eduardo De Filippo e Carmelo Bene

Eduardo De Filippo e Carmelo Bene

Incredibilmente, però, Carmelo disse che il palco poteva andare bene, e tolse parte delle scene.
Il sabato sera lo spettacolo andò in scena, col pubblico degli abbonati. Gli spettatori parteciparono silenziosi e incuriositi alla prima parte dello spettacolo, con qualche mormorio in sala, mentre a metà in molti si alzarono e se ne andarono rumoreggiando.
Al termine dello spettacolo, di nuovo una grande paura, stavolta perché temevo Carmelo fosse arrabbiato per il comportamento del pubblico. Dopo aver bussato timidamente alla porta del camerino, mentre cercavo di scusarmi, Bene mi interruppe: “Non c’è bisogno di scuse, devi solo fare in modo di mandare via questo pubblico di comatosi!”.


Il giorno successivo, senza il pubblico degli abbonati, il teatro era stracolmo di giovani venuti da tutta la provincia di Livorno. Quando tornai a salutarlo ero orgoglioso del successo della serata. Per tutta risposta Carmelo mi disse: “Benissimo, ma non dimenticarti di mandare via il pubblico di comatosi!”.


Massimo Paganelli

Massimo Paganelli

Massimo Paganelli da circa quarant’anni lavora in ambito culturale.
E’ stato, fra l’altro, responsabile dei progetti culturali della Regione Toscana dal 1991 al 1995; direttore di Armunia a Castiglioncello (LI), organizzando il festival Inequilibrio per 12 anni, e direttore del Teatro Metastasio Stabile della Toscana dal 2000 al 2002.
Ha insegnato all’Università di Pisa dal 2005 al 2010.

2 Comments

  • luca ha detto:

    Klossowski ha dedicato un saggio, molto bello, a me… ma è bello il saggio in sé…”, io comincio a agitarmi sulla sedia: ma a chi vuol darla a bere, costui? Come detesto la gente che non ha rispetto per la mia intelligenza e si permette qualsiasi broda di estetismo in mia presenza! “… legato poi alle dame romane, dove poi scandalosamente questo teatro romano dà spettacolo di sé… è altra cosa dello spettacolo… per cui ecco lo scandalo: questo teatro impossibile, questo discorso… Lacan, Deleuze”, ti pareva che mancasse il ‘discorso’! e che aspetta a citare Guattari? sembra Verdiglione fattosi imprestare la voce dal peggiore Gassman, “… questo bucare il dialogo, questo eccedere, penso, è questo il vero scandalo, questo eccedere nel senso, questo evento, questo teatro, dia spettacolo di sé, dà spettacolo di sé, si prostituisce in tal senso e in quel tal senso io ritengo un termine che non viene assolutamente adoperato dagli imbecilli… eeeee… così, purtroppo… e che si spacciano per intellettuali… è l’osceno, questo teatro è l’osceno…”
    Un dèmi-monde di marionette senza cervello lo circonda, lo adora, lo divinizza – e lui, con la scusa che è molto bravo a fare i suoi conti fra banche e assessorati, a forza di mettersi in privato la maschera del dannato meschinello, del votato ai fini superiori, è diventato un altro dei tanti rincoglioniti di cui è piena l’ufficialità artistica, culturale, politica, televisiva, teatrale italiana.
    Poi, quello che succede dentro e fuori il camerino è la cronaca di un pellegrinaggio al luogo santo, una processione di adepti e statici e di matte in gramaglie nere, lo sguardo adorante delle mucche, le labbra beanti delle possedute. E Bene che riprende il suo rosario:

    “… io mi devo profetizzare, essere e disessere…”

    “Eh no!” salto su, “basta con l’aria fritta! Non con me, Bene. Mi dica piuttosto come fa a farsi dare tanti miliardi di finanziamento e da chi.”

    “Ma lei non aveva detto che sarebbe rimasto in silenzio come un fantasma?” fa lui, accigliato, con la voce bassa che manifesta l’ira a stento repressa.

    “Ma i fantasmi gridano, ululano, scuotono le catene!” ribatto io furibondo. “Risponda alla mia domanda!”

    “Allora niente cena” mi liquida lui, mentre il maroso dei fedeli comincia a mugolare all’unisono contro di me. Fendo il gruppo astioso, rimbrotto i portaparola del Maestro, “ma allora perché non se li scrive da sé i suoi testi piuttosto che storpiare quelli altrui? Forse li storpia perché non è neppure in grado di impararli a memoria, bevuto com’è?”, me ne vado, questa ressa di fanatici fa paura e anche un po’ senso. Chiaro che poi, al mattino, costoro si ritrovano tutti per andare a farsi esorcizzare da mamma Ebe, la mamma degli Ebeti. Se dovessi riassumere questo e-vento direi: una sagra di potente contenuto idiotico. Bene la messinscena. Anzi: Be-Nelly.
    stralci da un’intervista di aldo busi

  • Stefano Montani ha detto:

    Quanto narcisismo (malattia del secolo), e quante parole nevrotiche, inutili e anzi dannose. Pro o contro, è la stessa cosa, lo stesso rumore che affoga tutto. Mai come oggi s’è fatto spreco del silenzio. Un uomo intelligente e onesto lo capisce da sé e agisce di conseguenza.

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