Rifare Bach. La danza di Zappalà è un inno alla natura

Rifare Bach (photo: Salvatore Pastore)
Rifare Bach (photo: Salvatore Pastore)

Il culto dell’immagine e dell’estetica. Una sinestesia di colori e suoni che supera vista e udito per toccare corde emozionali nascoste, lambendo appena il cervello.
Le note di Bach, la loro armonia, ben si adattano allo stile della compagnia catanese Zappalà Danza. Che ha portato a MilanOltre Festival la coreografia “Rifare Bach”.

Nel compositore tedesco gli orpelli e le ridondanze d’epoca barocca si smussano dentro l’alchimia che unisce echi da melodramma italiano a complesse architetture modulari di musica sinfonica nordeuropea. La danza cristallina di Roberto Zappalà incontra la purezza di Bach. Le fanno da contrappunto i suoni e i rumori di una natura selvaggia. Se ci ostiniamo a cercarlo, è proprio nell’invito a custodire la bellezza e le sorti del pianeta il messaggio di questo spettacolo.

Il risveglio è veicolato dall’arte. L’inizio della performance ricorda un mondo agli albori, una natura ancestrale incontaminata, forse minacciosa. Sono voci generate dagli oceani e dai boschi, impulsi vitali di un Eden vegetale e animale. Tra stridori notturni, fruscii e soffi, creature primordiali avanzano lente dal buio cosmico, risvegliate dal torpore della preistoria.

Basta la “Toccata e fuga in D minore” di Bach, e l’immobilità diventa energia, il caos definizione, lo scompiglio ordine simmetrico. Le note musicali modellano automatismi via via più nitidi. I movimenti individuali, solitari, irrelati, creano gradualmente l’unisono di danze e coreografie. La singola voce diventa composizione molteplice. Ogni tema si articola polifonicamente. Da una stessa base scaturiscono infinite varianti, che danno linfa al concerto dei corpi.

Da Dio agli uomini, dagli uomini all’arte. Dal Creatore alle creature, alla creatività. Le luci disegnano una foresta di canne d’organo. I colori variegati dei costumi vellutati, realizzati da Veronica Cornacchini e Zappalà, aderiscono ai corpi come mute, e sono la pelle della coreografia. La danza scombinata, svolazzante, nervosa, si alterna alla sobrietà di volute collettive, di perfette geometrie corali. I dieci danzatori (Corinne Cilia, Aya Degani, Filippo Domini, Anna Forzutti, Gaia Occhipinti, Delphina Parenti, Silvia Rossi, Joel Walsham, Valeria Zampardi, Erik Zarcone) combinano la visceralità latina con la naturalità sofisticata di Bach, reinterpretando con disinvoltura pagine intoccabili di uno dei maggiori compositori della musica classica.

La mescolanza tra danza e melodia appare indovinata. E ci sono ragioni precise a favorire quest’incontro con Bach, ossia l’importanza del ritmo e le tecniche del contrappunto, il cui sviluppo contempla l’improvvisazione, esattamente come avviene nel linguaggio jazzistico.
Si susseguono fughe e preludi, alternanze tra movimenti lenti ed eterei, con veloci e ardite improvvisazioni, tutte all’insegna di quella felice combinazione tra le tecniche di contrappunto cui accennavamo prima.

In “Rifare Bach” è interessante anche l’uso di quinte diafane, sipari dietro i quali i danzatori in trasparenza sembrano nascere dall’ombra della materia inerte. I danzatori si stagliano come bassorilievi dalle fenditure. Escono allo scoperto, rifiniti come sculture di Michelangelo, dalla pietra informe. Entrando in scena da direzioni opposte, come suoni in stereofonia emessi da innumerevoli strumenti.

Zappalà Danza confeziona un lavoro etereo e carnale, dai colori forti o smunti, dalle movenze rotonde, armoniche, cadenzate, a riempire e puntellare lo spazio in modo singolare. Questa danza vibrante e svolazzante riproduce le origini e le vertigini del pianeta. Impossibile distinguere tra mondo umano, vegetale, e animale, tra storia e preistoria. Attraversando Bach, Roberto Zappalà con Nello Calabrò e la sua compagnia elevano una lode al Creatore e al creato. E anche quest’arte aerea e sensuale, inno al potere universale della bellezza, si riempie con naturalezza, senza didascalismi, diremmo suo malgrado, di contenuti civili.
“Rifare Bach” sarà di scena a Catania (21-24 e 28 dicembre) e nel 2022 a Rovigo (24 febbraio), Portogruaro (25 febbraio), Legnago (26 febbraio), Siena (30 e 31 marzo).

RIFARE BACH
coreografia e regia: Roberto Zappalà
musica: Johann Sebastian Bach
un progetto di Roberto Zappalà e Nello Calabrò
luci e scene Roberto Zappalà
costumi Veronica Cornacchini e Roberto Zappalà
realizzazione scene e costumi Theama for Dance
danzatori: Corinne Cilia, Aya Degani, Filippo Domini, Anna Forzutti, Gaia Occhipinti, Delphina Parenti, Silvia Rossi, Joel Walsham, Valeria Zampardi, Erik Zarcone
assistente alle coreografie Fernando Roldan Ferrer | assistente alla produzione Federica Cincotti
management Vittorio Stasi
direzione tecnica Sammy Torrisi
direzione generale Maria Inguscio
una produzione Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza Centro Nazionale di Produzione della Danza
in coproduzione con Belgrade Dance Festival (Belgrado), Fondazione Teatro Comunale di Modena, MilanOltre Festival (Milano)
coproduzione e residenza Centre Chorégraphique National de Rillieux-la-Pape (Lione)
in collaborazione con M1 Contact Contemporary Dance Festival (Singapore), Hong Kong International Choreography Festival (Hong Kong), Teatro Massimo Bellini (Catania)
con il sostegno di MIC Ministero della Cultura e Regione Siciliana Ass.to del Turismo dello Sport e dello Spettacolo

durata: 1 h 10’
applausi del pubblico 4’

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, MILANoLTRE, il 9 ottobre 2021

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