Un Rigoletto ‘off’ con Giacomo Agosti per un nuovo sguardo alla lirica

Rigoletto
Rigoletto

Una scena del Rigoletto di Giacomo Agosti (photo: Alice Bisio)

Lo Spazio Frigia è una sala ricavata all’interno di un ex spazio industriale. E’ una sala scura, circondata tutto intorno da una grande terrazza. Ci entrano 50 spettatori alla volta: uno spazio intimo tra pubblico e scena. In questo ambiente scarno, con l’accompagnamento del solo pianoforte, la potenza del canto lirico irrompe come uno tsunami di suono. Arriva dritta allo stomaco e si trattiene il fiato.
Stiamo assistendo al primo spettacolo di “Uno sguardo sulla lirica”, rassegna che porta l’opera fuori dai grandi teatri verso spazi non convenzionali: un capannone, una grotta in un parco…

Quella che propone Giacomo Agosti è un’opera spogliata dell’apparato spettacolare, ridotta all’osso, stretta intorno al pianoforte e allo spettatore. I cantanti si vestono con la loro voce, i gesti e l’espressività.
E’ la prima volta che assisto ad un’operazione teatrale di questo genere: il lavoro sul personaggio, sulla ricerca di una verità scenica gestuale ed emotiva nel dramma che sta vivendo, la ricerca del significato più profondo e diretto delle parole che vengono dette, applicato su cantanti di opera lirica, in genere impostati da una mimica e una prossemica radicata nei secoli.
Così uno straordinario “Rigoletto” senza gobba sta davanti a me, nella sua deformità più profonda, urlando la gelosia per la figlia Gilda, sedotta dal Duca di Mantova, la rabbia del buffone di fronte al cortigiano, la vendetta e la disperazione.

Come accadeva per i classici – dai tragici greci a Shakespeare e Cechov – sono le passioni archetipiche che vengono proposte e potenziate dalla forza della musica di Verdi e portate, nel caso della regia curata da Agosti, ad una dimensione di condivisione empatica. Si soffre insieme a Gilda, nello spiare il tradimento del Duca con la cortigiana Maddalena, sulle note di “La Donna è mobile”, anche grazie al dislocamento del piano dell’azione. Il tradimento al centro della scena e la sofferenza di Gilda amplificata e proiettata su uno schermo, in presa diretta, mentre il suo canto disperato ci giunge alle spalle, dalla terrazza.
Questo “Rigoletto” fatto di voce, di corpi, di gesti e di musica è primordiale. Non c’è bisogno d’altro.

Rigoletto
di Giuseppe Verdi
con:
Rigoletto – Paolo Cantieri (baritono)
Duca di Mantova – Luca Sannai (tenore)
Gilda – Marianna Prizzon (soprano)
Sparafucile – Samuel Tao (basso)
Maddalena – Tania Pacilio (mezzosoprano)
impianto video e scenografia: Mattia Costa, Alice Bisio
al pianoforte: Emanuele De Filippis
regia: Giacomo Agosti

Visto a Milano, Spazio Frigia, l’8 ottobre 2009

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