Ripensando Luoghi Comuni di scrittura

Compagnia Dionisi - Potevo essere io (photo: luoghicomunifestival.com)

Compagnia Dionisi – Potevo essere io (photo: luoghicomunifestival.com)

A conclusione di Luoghi Comuni, il festival che si è svolto a Brescia fino a domenica, possiamo confermare le impressioni positive sulla variegata iniziativa organizzata da Etre.
Ogni edizione si sofferma su una particolare dimensione della scena, e la quinta ha dedicato il suo intero programma allo spinoso tema della drammaturgia. La questione è stata scandagliata non solo attraverso spettacoli presentati questa volta in forma di mise en espace, proprio per sottolinearne la drammaturgia testuale, ma anche, e questo è ciò che più è contato, attraverso esperienze, incontri e possibilità di lavoro comune.

Già, lavoro comune, perchè l’associazione, formata da 22 residenze teatrali lombarde, nelle sue attività ha sempre evidenziato l’aspirazione di far crescere le potenzialità di ciascuna compagnia attraverso lo scambio culturale con altre esperienze.
Tutto ciò si è realizzato non attraverso scambi interni all’associazione, ma con un confronto costruttivo verso l’esterno: ci si è rapportati infatti con iniziative e progetti assai diversificati tra loro, per capire meglio cosa vuole dire, nel 2013, scrivere per il teatro e quali forme può assumere la drammaturgia nella contemporaneità.

L’esigenza è parsa giusta e urgente anche a noi, perchè troppe volte, nell’analisi degli spettacoli, capita di imbattersi nella debolezza degli aspetti drammaturgici, e anche nella consapevolezza che esistano, nel panorama nazionale, pochi drammaturghi degni di questo nome.

Questo confronto è avvenuto innanzitutto con l’Europa: diversi gruppi lombardi sono stati chiamati a misurarsi con testi di drammaturghi inglesi attraverso Short latitudes, il progetto sostenuto dal British Council che unisce esperti e autori della nuova drammaturgia britannica con autori e registi italiani.    

Come già raccontato nella scorsa ‘puntata‘, le compagnie Dionisi, Ilinx e Teatro in-folio si sono messe in campo per proporre una propria versione di un testo inglese, “Holloway Jones” di Evan Placey, mentre Delle Ali e Nudoecrudo Teatro si sono orientati verso “Little Baby Jesus” di Arinze Kene.
La compagnia belga Ontroerend Goed, con “All That is Wrong” (Tutto questo è sbagliato), ha messo in scena una ragazza diciottenne con le sue incertezze e difficoltà, non solo esistenziali.
Tre spettacoli sull’adolescenza e non a caso, tematica trattata anche in “Assoluto presente” di Animanera, perché in questo clima di crisi, non solo economica, i temi dell’identità e della precarietà, propri di questo periodo della vita, sono un argomento che accomuna molta della produzione italiana e non solo.

Italia anni dieci - Atir (photo: luoghicomunifestival.com)

Italia anni dieci – Atir (photo: luoghicomunifestival.com)

L’occasione per osservare cosa vuol dire scrivere una drammaturgia pressoché perfetta si è avuta assistendo alla mise en espace di “Italia anni dieci” di Edoardo Erba per la regia di Serena Sinigaglia/Atir.
Qui il nostro tempo è narrato attraverso la storia di sette personaggi: un industriale sull’orlo del suicidio e la sua ricca signora borghese, una madre protettiva, una figlia eternamente disoccupata, un insegnante di salsa e una badante albanese, i cui destini si intrecciano per mostrarci uno spaccato assai esemplificativo dei difficili momenti che stiamo vivendo, dove ogni punto di riferimento sembra essere crollato.
Tutto è calibrato tra pianto e riso, tra detto e non detto, attraverso un ritmo serrato molto ben condotto da tutti gli attori-lettori in scena (Mattia Fabris, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Chiara Stoppa, Sandra Zoccolan e Arianna Scommegna, che ha egregiamente sostituito Laura Marinoni).

Fra i tanti momenti significativi del lavoro citiamo quello in cui la ricca borghese, sull’orlo dell’abisso non solo finanziario che la sta investendo, interrompendo bruscamente tutta la familiarità che aveva precedentemente condiviso con la badante, le enuncia con disprezzo, seppur con il pianto alla gola, tutte le differenze tra il loro modo di vestire.
E’ proprio in questo passaggio, apparentemente banale, che nello spettatore il senso di umana pietà si riverbera verso ambedue i personaggi, con grande risalto ed inventiva emozionale.

Altro progetto di mise en espace di alto livello è stato “Potevo essere io” della Compagnia Dionisi, già visto in altro contesto con due attrici narranti.
Qui viene descritto per mezzo della variegata e intensa narrazione di una strepitosa Arianna Scommegna, sulla convincente scrittura di Renata Ciaravino, la variopinta umanità che abita un cortile milanese nel quartiere Niguarda degli anni ‘80. Umanità di una periferia universale, dove due bambini crescono alla ricerca di una felicità solo sognata, ma che forse mai apparterrà loro completamente.

Siamo stati anche testimoni del “Decalogo di scrittura”, un convegno molto anomalo in cui sei autori di estrazione diversa tra loro hanno proposto al pubblico il loro personalissimo decalogo alla base della propria dimensione creativa. Laura Curino, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Francesca Marchegiano, Paolo Cognetti e Carlo Giuseppe Gabardini hanno avuto 18 minuti a testa per raccontare come nasce la loro scrittura, da cosa, come si scrive e a chi ci si deve rivolgere.
La narrazione, la non scrittura, l’autobiografia, il narrare dal di dentro la contemporaneità, la micro-scrittura: modi spesso antitetici di proporre la parola hanno evidenziato metodologie diverse ma accumunate spesso da esigenze ed aspirazioni comuni.
   
Non testimoni ma protagonisti siamo stati invece con Paolo Bonaldi, Carolina De La Calle Casanova, Roberto Rizzente, Maria Letizia Compatangelo, Mariano Dammacco, Renato Gabrielli, Michela Marelli, Roberta Nicolai, Donato Nubile, Michele Panella ed Emanuele Valenti in “Mentor room”, attraverso l’accompagnamento di sei giovani drammaturghi verso una più compiuta e meditata stesura di un nuovo testo.
Il lavoro si è dimostrato proficuo per tutti i soggetti in campo, all’interno di un progetto che ha evidenziato come la figura del Dramaturg (ossia quel collaboratore che non scrive direttamente il testo ma offre domande, sollecitazioni e confronto per arrivare alla stesura), una figura così poco presente nel nostro Paese, sia invece estremamente utile e “affidabile”.
 
A chiudere questa edizione di Luoghi Comuni una piccola maratona di lettura dei testi che hanno partecipato al bando Urgenze, promosso da Teatro Inverso/Residenza Idra.
Tutor d’eccellenza è stato Giuseppe Manfridi, che ha coordinato il lavoro di Ferdinando Vaselli, Tobia Rossi, Diego Runko, Chiara Bersani e Saverio Tavano, autori selezionati fra tutti coloro che avevano risposto al bando.
Gli autori hanno lavorato intorno al tema de i luoghi del possibile; i cinque testi prescelti saranno valutati da una giuria di esperti (Davide D’Antonio di Residenza Idra, Roberta Nicolai di Triangolo Scaleno, Donato Nubile di Campo Teatrale e dallo stesso Manfridi) che selezionerà quello che, in forma di laboratorio, verrà messo in scena il prossimo aprile.
 

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