Le stanze blu. Da Sonia Antinori storie di fiume e performance bagnate per quattro paesi

Progetto River
Le stanze blu

Le stanze blu (photo: Luca Pierini)

Nessun prim’attore in carne e ossa, stavolta. A calcare le scene da eroe è piuttosto un’altra materia, fatta di acqua, ciottoli e melma. Ha una storia lunga da raccontare e lo fa senza costumi, senza mascheramenti, solo adorno di fronde, riflessi verdi e magari un canneto.
Il protagonista è lui, il fiume. O, meglio, sono loro, i quattro fiumi europei del progetto R.I.V.E.R. (Representing the Identities and the Voices of European Riverains): l’Esino italiano, il Vantaa finlandese, il polacco Jasien e il Dâmboviţa in Romania.

R.I.V.E.R. è un’iniziativa artistica interdisciplinare promossa da quattro comunità fluviali con l’obiettivo di rievocare un patrimonio di memorie legate al territorio – nello specifico al fiume che lo attraversa – in modo da restituire queste memorie alle comunità locali in forma di arte e spettacolo.

Il progetto è partito tre anni fa, quando i partner coinvolti hanno iniziato a raccogliere storie e memorie legate alla vita lungo le sponde del fiume. Ciascuna comunità ha quindi schierato un drammaturgo-regista autoctono, ognuno appartenente a una diversa tradizione teatrale: l’italiana Sonia Antinori, il polacco Lukasz Dlugolecki, la rumena Mihaela Sàsarman e il finlandese Tuukka Tiihonen.
Questi hanno concordato le linee guida per la scrittura scenica e la direzione degli attori, hanno dato vita ad altrettanti laboratori di teatro di narrazione e, a otto mani, hanno steso una drammaturgia europea sulle storie di fiume raccolte: “Le stanze Blu”.

Progetto River

Immagini dal primo laboratorio di arti visive in Romania nel settembre 2009 (photo: riverproject.eu)

Parallelamente sono stati organizzati tre laboratori internazionali di arti visive (in Italia, Polonia e Romania) ai quali hanno partecipato 36 giovani artisti (scultori, fotografi, illustratori e video-maker) con lo scopo di trasformare i fiumi in scenografie teatrali, attraverso istallazioni a cielo aperto completamente immerse nell’ambiente naturale, e poi documentate in una mostra tenutasi ad Angeli di Rosora (AN).
Somma di questa esperienza creativa plurima e ricca, nonché evento conclusivo, sono le quattro messe in scena de “Le stanze Blu”, che ciascun regista ha allestito nel luogo eletto del progetto, ossia il letto del fiume del proprio Paese.

Assistiamo così all’unica data italiana, una suggestiva performance site-specific diretta da Sonia Antinori sul fiume Esino, una delle principali costole d’acqua delle Marche, che dal Monte Cafeggio scende sino all’Adriatico attraversando due province, campagne e città, boschi, vitigni e addirittura una raffineria; e trascinandosi dietro storie,  memorie, riti e mestieri persi nella notte dei tempi.
“Le stanze blu” è un mosaico di piccoli spaccati di vita, cultura, politica e religione. Ha un carattere volutamente frammentario perché si nutre delle differenze tra i vari modelli formali proposti dagli autori, anche se unificati – almeno nell’allestimento italiano – dal tema della memoria.
Le vicende vengono narrate da attori che, come naufraghi di fiume, quasi fantasmi, risalgono quelle acque un po’  verdi eppure limpide per restarci in ammollo tutto il tempo, fintanto che la luce del tramonto si fa buia e cala la notte. E lì ci raccontano storie piccole e grandi: dalle donne jesine che nella filanda presso il rotone idraulico del fiume cantavano per far andare le dita più veloci mentre lavoravano la seta, alle atmosfere cupe dei regimi totalitari. Dai vecchi che distillavano ai giovani  l’arte della pesca con le mani – in poche condensate lezioni ch’erano quasi un testamento -, ai giochi dei bimbi con le putride uova di rana deposte al tempo del disgelo, fino alla solennità di certi riti pagani e religiosi, invocazioni e processioni sospese tra sacralità e superstizione.
Lo spettacolo rende omaggio non solo alle testimonianze vive e generose degli abitanti del luogo, ma anche a chi ormai da tanti anni lavora instancabilmente per raccogliere le memorie popolari locali, come Gastone Pietrucci del gruppo folk La Macina, o l’educatore Daniele Gigli, autore del libro “Pesci, uomini e lupi”, usato come spunto in alcuni passaggi.

A noi spettatori, sospesi in un’atmosfera rarefatta e umida che profuma di alberi all’ombra, vengono donati da generosi attori, professionisti e non, spaccati di una vita antica che forse, grazie a questa visione, non scorreranno via dalla nostra memoria, trascinati dall’acqua. Vi faranno anzi capolino, adagiate nel luogo che le ha accolte: un fiume, il più poetico dei teatri. Sono le sue acque vissute le “stanze blu” del titolo della performance.
Storie piccole e grandi che, come sottolinea la regista Antinori nelle sue note, si svolgono “…all’ombra della potente presenza della Natura che, con le sue leggi misteriose, sembra armare sempre nuove battaglie contro la superbia degli umani”.

LE STANZE BLU
testo di Sonia Antinori, Lukasz Dlugolecki, Mihaela Sàsarman, Tuukka Tiihonen
con: Nicoletta Robello e Oscar Genovese
e con gli allievi della scuola di recitazione del Teatro Stabile delle Marche: Gilda Bartoccetti, Angelo di Medio, Giulia Eugeni, Giacomo Lilliù, Matteo Principi e Giulia Salvarani
costumi: Stefania Cempini
oggetti scenici: Simone Alessandrini
regia: Sonia Antinori
progetto elaborato dall’assessorato alla cultura della Provincia di Ancona con l’AMAT e sostenuto dall’Unione Europea attraverso il Programma Cultura
Partners internazionali: Accademia delle Scienze Umane e Economiche di Lodz (Polonia), Centro di Formazione Professionale nel settore cultura di Bucarest (Romania) e KSL di Helsinki (Finlandia)
coordinamento generale: Camera Work.
durata: 1 h 20’
applausi del pubblico: 1’ 33’’

Visto a Moie di Maiolati Spontini (AN), Rotone presso il fiume Esino, il 25 luglio 2010
prima assoluta e unica data in Italia

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