Dentro lo specchio. I Voom Portraits di Robert Wilson in mostra a Milano

Steve Buscemi visto da Robert Wilson
Winona Rider secondo Robert Wilson

Winona Rider secondo Robert Wilson

Presentati nel 2006 a New York e poi partiti per un tour mondiale, i Voom Portraits sono una serie di 24 videoritratti ad alta definizione realizzati da Robert Wilson su commissione di Voom Hd.
La tappa milanese della mostra (inaugurata il 16 giugno) introduce a una piccola stagione wilsoniana che coinvolge il Festival di Spoleto, con la prima mondiale di “Krapp’s Last Tape” di Beckett, che ha visto in questi giorni lo stesso Wilson interprete, oltre che regista di “Giorni felici” (spettacoli di cui Klp vi renderà conto a breve). Ma il poliedrico e visionario artista statunitense tornerà anche a Napoli in data ancora da annunciare, e presenzierà al Ravenna Festival con “Rumi. In the Blink of the Eye”, oltre a curare la regia dell’Orfeo di Monteverdi alla Scala di Milano in settembre.

Il dedalo di stanze al primo piano di Palazzo Reale aderisce pienamente alle necessità scenografiche del progetto. La semioscurità predispone al surreale incontro con i light box, che il regista di “Waco” concepisce come «piccoli mondi a sé stanti». L’effetto è da principio estraniante, poi l’occhio si abitua alla nuova condizione, e il corpo diviene medium di una progressiva contaminazione tra realtà e rappresentazione. In un momento che esce fuori dal tempo ordinario, il visitatore entra in un dialogo che coinvolge sensi e ragione creativa. È così che comincia una personalissima esercitazione dell’immaginare che non ama i limiti dell’interpretare. Così la vuole, del resto, l’artista texano: «L’interpretazione spetta agli altri. Fissare il senso di un’opera ne limita la poesia e la possibilità di generare altre idee».

Steve Buscemi visto da Robert Wilson

Un inquietante Steve Buscemi attraverso l’occhio di Robert Wilson

Il ritratto di un aristocratico fanciullo, Alexis Broschek, apre la sequenza. Prestando attenzione per qualche istante a quello che sembra solo uno still life, subitaneo arriva un battito di ciglia, e l’interesse è catturato. La metamorfosi procede attraverso movimenti millimetrici: il drappo rosso sullo sfondo e la divisa scolastica blu in primo piano, la maschera verde che lentamente copre il volto ancora di bambino, contribuiscono a riscrivere la trama di Cappuccetto Rosso, con un piccolo principe che si trasforma in lupo. Lo spazio invita a camminare con meditata consapevolezza e il passo segue l’istinto.
Lucinda Childs è coricata, in uno stato di semiveglia, sul lettino in velluto grigio di un qualche psicoanalista hollywoodiano, solo le mani si muovono, quasi a possedere un misterioso oggetto, da qualche parte in un supermercato con aria condizionata. Così suggerisce la voce fuoricampo.
Boris il porcospino è il protagonista di un intermezzo favolistico. Sospeso su uno sfondo di stelle, il tenero animaletto invita a rallentare il ritmo del respiro in una progressiva identificazione del battito cardiaco. Magnetico l’incontro con Brad Pitt, statuaria perfezione in boxer e calzini bianchi, le braccia lungo i fianchi, nella mano destra una pistola: lo sguardo che prima invita ad innamorarsi, laconico e seducente, prudente e presente, adesso è di sfida, mentre punta l’arma che alla fine spara. È solo acqua, ma il cuore batte ancora al tempo di una filastrocca della disillusione.
E, ancora, una irriconoscibile Isabella Rossellini vestita da bambina simula sorrisi per il pubblico di un circo pop. E poi Salma Hayek, nero cigno di un lago che non c’è. Solo alla fine del percorso il visitatore si accorge degli specchi e, nel riflesso di una sagoma familiare e insieme inedita, riconosce il proprio come un ritratto tra i ritratti.

Fino al 4 ottobre 2009 a Palazzo Reale (piazza del Duomo 12, Milano).

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