A Romaeuropa 2016 arrivano i barbari di Hofesh Schechter

the barbarians in love (photo: Gabriele Zucca)
the barbarians in love (photo: Gabriele Zucca)

Ad inaugurare Romaeuropa presso un Teatro Argentina che offre al controllo dei biglietti anche tappi per le orecchie, è stato “barbarians” di Hofesh Schechter, ultima opera del coreografo israeliano di base a Londra, famoso per la commistione tra danza nordeuropea e danza popolare mediorientale, coltivata quest’ultima anche nella Batsheva Dance Company di Ohad Naharin, che ha parallelamente aperto Torinodanza. Schechter è tornato a Romaeuropa per la quarta volta, ad aprirne la 31^ edizione.

Lo sveliamo subito: “barbarians” è un tripudio di illuminotecnica e di commistione sonora, un gran ‘divertissement’ al limite della parodia di genere, pericolosamente al confine con il baratro del trash più dichiarato.

Il gruppo di danzatori della Hofesh Schechter Company attraversa una struttura tripartita, portatrice di tre diverse forme di energia – suggerisce l’autore -; si parte da un prologo (“the barbarians in love”) con scena giostrata in un ambiente carico di fumo e di traiettorie figlie di luci motorizzate, in virtuoso e continuo movimento; corpi in abito bianco sono affiancati da virate sonore fra la tradizione barocca e l’elettronica più rumorosa.

Una seconda parte (“tHE bAD”) è in forma di dance floor, tute dorate e aderenti, spezzato da uno zapping sonoro incessante, senza dissolvenze, brusco, violento. Una scena da ballo e sballo, iperluminosa e performata con estrema versatilità interpretativa da parte dei danzatori, pronti a cambiare qualità del movimento ad ogni salto di genere musicale, alla ricerca di “quegli impulsi animaleschi e di quella vogliosa bramosia” che Schechter indica come peculiarità dei “barbarians”.
Fino ad un imprevisto e tardo epilogo, straniante, capace di maggiore seppur effimera delicatezza, quasi tenerezza, affidato a Frédéric Despierre e Yeji Kim in abiti da candidi montanari (“Two completely different angles of the same fucking think”).

Il tutto accade mentre, a più riprese, una voce fuori campo, prima solo femminile, poi in forma di dialogo, dal tono metallico e seducente, gioca con il metateatro, con Schechter che parla della sua stessa creatura, di quel che avrebbe voluto fosse: compiacimento divistico o impasse creativo? Forse ulteriore banalizzazione del tutto.

Schechter afferma che lo spettacolo mira a porsi in quella complessa dialettica che ognuno vive internamente, diviso tra una parte di raziocinio e cultura in contrapposizione a quella più animalesca: è “il conflitto tra i valori e le regole dettati dalla cultura alla quale apparteniamo e l’istinto, le necessità, i desideri di ogni individuo”.

Come passare però dalle intenzioni alla pratica, alle pratiche, senza inciampare nel narcisismo, nell’escamotage dell’intrattenimento, insomma senza restare in superficie?
Come “fare” senza che la tecnica prevalga sul resto, finendo per navigare in quel gergo del pop che certo conquista con clamorosa facilità un pubblico subito pronto a batter le mani al tentativo di cantare tutti insieme Vasco Rossi?

Nonostante le dichiarazioni di regia, “barbarians” ci sembra puntare più sulla complicità che sulla complessità: volere la confusione, progettare il barbarico non è la stessa cosa che trovarli e attuarli.
Desiderare l’innocenza e dichiararlo non è forse il segno più eclatante del negarla e annegare, questa stessa innocenza, nell’intenzionalità?

Il barbaro è violento e iconoclasta, non parla la nostra stessa lingua, non rappresenta ma agisce. Il barbaro non è ammiccante. E non riempie i teatri.

L’edizione 2016 di Romaeuropa prosegue nei prossimi giorni con dei debutti nazionali: venerdì e sabato Emio Greco e Pieter C. Scholten con “Passione”, dal 4 al 6 ottobre la nuova Orestea di Romeo Castellucci, che Klp aveva visto a Parigi, e poi Guy Cassiers e lo “Shakespeare da tavolo” dei Forced Entertainment (8-16 ottobre).

BARBARIANS
Performance Hofesh Shechter Company
Parte I: the barbarians in love
Danzatori Maëva Berthelot, Chien-Ming Chang, Frédéric Despierre, Yeji Kim, Attila Ronai, Kenny Wing Tao Ho.
Coreografia, Musica Hofesh Shechter
Collaborazione luci Lawrie McLennan
Voce Victoria con Natascha McElhone
Musiche addizionali François Couperin, Les Concerts Royaux, 1722: Jordi Savall & Le Concert Des Nations, (04)

Parte II: tHE bAD
Danzatori Maëva Berthelot, Chien-Ming Chang, Erion Kruja, Attila Ronai, Kenny Wing Tao Ho
Coreografia, Musica Hofesh Shechter con il cast originale  Maëva Berthelot, Sam Coren,
Philip Hulford, Kim Kohlmann, Erion Kruja
Collaborazione luci Lawrie McLennan
Sartoria Amanda Barrow
Musiche addizionali Mystikal, Pussy Crook: Tarantula (01) Hesperion XX, Jodi Savall, Paavin of Albarti (Alberti): Elizabethan Consort Music 1558-1603 (98)

Part III: Two completely different angles of the same fucking thing
Danzatori Frédéric Despierre, Yeji Kim
Coreografia Hofesh Shechter con il cast originale  Winifred Burnet-Smith, Bruno Guillore, Hannah Shepherd
Collaborazione luci Lawrie McLennan
Musiche addizionali Abdullar Ibrahim, Maraba Blue: Cape Town Flowers (97) Hesperion XX, Jordi Savall, In Nomine V a 5 (White):
Elizabethan Consort Music 1558-1603 (98) Bredren and MC Swift, Control: Control (2014) Hofesh Shechter
Direttore tecnico Paul Froy and Richard Godin
Riadattamento luci Alan Valentine
Fonico Richard Young
Direttore di palco Holly Gould
Co-commissione Sadler’s Wells London, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Théâtre de la Ville – Paris, Berliner Festspiele – Foreign Affairs, Maison de la Danse – Lyon, Festival d’Avignon, HOME Manchester, Festspielhaus, St Pölten (inclusa una residenza di lavoro), Hessisches Staatsballett, Staatstheater Darmstadt / Wiesbaden (inclusa una residenza di lavoro)

durata: 115’ con intervallo
applausi del pubblico: 3’

Visto a Roma, Teatro Argentina, il 24 settembre 2016
Romaeuropa Festival

stars 2.5

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