Romaeuropa chiude col circo contemporaneo. E fa il pieno di pubblico

Il Plexus di Aurélien Bory (photo: romaeuropa.net)

Il Plexus di Aurélien Bory (photo: romaeuropa.net)

L’edizione 2014 del festival Romaeuropa si è conclusa con due spettacoli di nuovo circo, entrambi di matrice francese. 
“Acrobates”, di Stéphane Ricordel e Olivier Meyrou, e “Plexus”, di Aurélien Bory e Kaori Ito, hanno invaso rispettivamente le sale del Teatro Vascello e del Brancaccio con un’ottima risposta di pubblico, confermando come il circo contemporaneo possa essere un buon antidoto contro la crisi del sistema, flagellato dalla mancanza di fondi (e spesso anche di pubblico).

I due spettacoli si collocano agli antipodi: drammatico e realistico il primo, visionario e tecnologico il secondo. 
In “Acrobates” il circo è protagonista sia della storia che della rappresentazione, in “Plexus” invece è solo uno degli ingredienti dello spettacolo, insieme a danza, musica e tecnologia.

Acrobates (photo: Tournage)

Acrobates (photo: Tournage)

“Acrobates” è lo spettacolo-omaggio di Ricordel al suo amico Fabrice Champion, trapezista divenuto tetraplegico e scomparso tre anni fa.

In scena ci sono Alexandre Fournier e Matias Pilet, giovani acrobati che avrebbero dovuto interpretare l’ultimo spettacolo di Champion, che dopo l’incidente aveva ripreso a lavorare. 
Attraverso i video proiettati e i movimenti degli artisti riusciamo a ripercorrere gli ultimi anni della vita di Fabrice, a cavallo fra due tragedie. Nessun trapezio in scena ma una struttura mobile che evidenzia un disagio, la rottura di un’esistenza a cui è stata tolta la vita. 
I repentini arrampicamenti dei due atleti rappresentano la difficoltà di ricominciare per Fabrice dopo l’incidente; le loro evoluzioni, non spettacolari, non perfette, riassumono lo spaesamento degli artisti e degli amici rimasti improvvisamente soli. 

“Acrobates” è un movimento intenso e doloroso, uno spettacolo sulla perdita, scritto con il corpo e con i video estratti da un documentario sull’artista tetraplegico realizzato prima della morte. Ma in qualche modo anche un rito funebre che celebra la fragilità dell’arte circense.

“Plexus”, lo spettacolo che il coreografo Aurélien Bory ha progettato sul corpo della danzatrice Kaori Ito (ricordiamo i suoi “Adult Game” all’Auditorium), non lascia spazio alla storia e alla drammaturgia per concentrarsi su un’idea estetica che cerca di mescolare il corpo alla tecnologia e alla musica. 

Ben presto si svela l’artificio dello spettacolo: dopo una breve introduzione emerge dal buio del palcoscenico un fittissimo dedalo di piccoli tubi che ricordano una pioggia e sui quali Kaori riesce a sfidare le leggi di gravità grazie all’ausilio di scarpe/ventose. 
In questo labirinto di metallo le emozioni lasciano il passo alla suggestione, la colonna sonora e le luci rubano la scena alla performer: Kaori è leggera e libera da tutto, anche dalla danza e dal movimento, e può diventare perfino uno scheletro.

Con questi due spettacoli il circo conferma la sua poliedricità, sapendo rendersi racconto drammatico o dispositivo spettacolare, ma comunque senza perdere la sua peculiarità di spettacolo d’intrattenimento ‘colto’.

ACROBATES
messa in scena Stéphane Ricordel
drammaturgia Olivier Meyrou
interpreti Alexandre Fournier e Matias Pilet
musica François-Eudes Chanfrault
creazione sonora Sébastien Savine
scenografia e allestimento Arteoh & Side-up concept, Stéphane Ricordel
light design, video Joris Mathieu, Loïc Bontems, Nicolas Boudier
montaggio Amrita David
regia Simon André
regia luci Amandine Galodé
regia suono e video Tom Menigault
produzione Le Monfort | Laurence de Magalhaes
co-produzione Théâtre de la Ville – Paris, Théâtre Vidy – Lausanne, L’Agora/PN AC de Boulazac, Cirque-Théâtre d’Elbeuf/centre des arts du cirque de Haute-Normandie, L’Hippodrome/Scène Nationale de
Douai, Le Nouveau Relax/Chaumont
con il sostegno di Ministère de la Culture et de la Communication, DRAC Ile de France, Academie Fratellini, Fondation BNP Paribas

 

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