Sul concetto di spiritualità. Klp intervista Romeo Castellucci

Videointervista a Romeo Castellucci in occasione della presentazione a Cesena di “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio”

Romeo Castellucci - Sul Concetto di volto nel figlio di Dio

Sul Concetto di volto nel figlio di Dio (photo: Klaus Lefebrve)

Una scena completamente bianca e asettica: un appartamento moderno e minimalista (anche se l’eccesso di bianco richiama un ospedale); a destra un letto e a sinistra un salotto.
Un signore anziano, avvolto in un accappatoio sempre rigorosamente bianco, guarda impassibile la tv. Entra il figlio, forse un single in carriera, che si ritrova a dover accudire il padre.
Il tutto sembrerebbe il ritratto di una realtà quotidiana, se dietro non aleggiasse la figura del Cristo dipinto da Antonello da Messina, sfondo scenico, immagine scelta soprattutto per il suo sguardo frontale. La figura sembra fissare il pubblico, interrogandolo su cosa accadrà. Uno sguardo, quello del Salvator Mundi (la cui tela originale è custodita alla National Gallery di Londra) che diventerà “una sorta di luce che illumina una serie di azioni umane, buone, cattive, schifose o innocenti”.

Il quadro di apparente normalità, dove un figlio controlla le medicine del padre prima di uscire, cambia quando il padre inizia ad avere un attacco irrefrenabile di dissenteria. Inizia così un calvario per entrambi, con il figlio che tenta di ripulire lo sporco lasciato dal padre e con quest’ultimo umiliato dalla situazione.
L’impatto, oltre ad essere visivo, diventa anche olfattivo. Il pubblico non tarda a sentire l’odore degli escrementi, che lasciano macchie e tracce ovunque nonostante il tentativo del figlio di ripulire tutto, facendo attenzione a non sporcarsi la cravatta e gli abiti da lavoro.


Le reazioni degli spettatori sono diverse, da chi si copre il naso con qualche indumento a chi non riesce a trattenere il sorriso, ma sono davvero in pochi a rimanere indifferenti. In questo crudele girotondo vitale si ha la percezione di partecipare ad un momento di vita vera, nella sua crudeltà e debolezza, nel disagio e malessere profondo che vi sono rappresentati.

Poi il figlio esce di scena e il padre, sdraiato sul letto bianco, si cosparge letteralmente del liquido marrone. In altre versioni era lo stesso Romeo Castellucci, mente e regia di quest’ultimo conturbante lavoro, a salire sul palco versando il liquido sul vecchio e assumendo, secondo alcune interpretazioni, il ruolo del figlio.

Da qui in avanti, dopo l’uscita di scena degli attori (Sergio Scarlatella e Gianni Plazzi, presenze storiche del teatro della Socìetas Raffaello Sanzio), lo spettacolo prende un’altra direzione, calcando l’atmosfera surreale grazie anche alle musiche di Scott Gibbons.
Il volto di Cristo, che fino ad allora aveva solo osservato, inizia a colare liquido marrone come fosse sangue, e ad autodistruggersi, per poi lasciar spazio alla scritta “You’re not my sheperd” (“Non sei il mio pastore”). L’umiliazione della quotidianità, assunta dal figlio di Dio, viene in questo modo riscattata?
 
Non è di certo l’unica domanda che i cinquanta minuti di spettacolo pongono. Molteplici le interpretazioni: politica, esistenziale, psicologica, analitica… Come ha dichiarato Castellucci stesso, “l’utilizzo di elementi semplici, consoni alla quotidianità di tutti, apre le porte alla libera interpretazione dello spettatore, che può incarnarli con il proprio vissuto”. Non è la denuncia sociale, comunque, ciò su cui vuol portare l’attenzione il regista, né servire al pubblico una semplice provocazione. Nelle intenzioni, semmai, offrire “un uomo messo a nudo davanti ad altri uomini, i quali, a loro volta, sono messi a nudo da quell’uomo”.
L’artista, come altri grandi prima di lui, si confronta con un’icona della storia dell’uomo, oltre che delle religioni. Del resto il suo lavoro già in passato ha richiamato tematiche spirituali, e così proseguirà. “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” è infatti parte di un’opera più ampia, “J. (di Jesus)”.

Abbiamo incontrato Castellucci a Cesena, nell’ambito del festival Màntica – Esercizi di voce umana, svoltosi al Teatro Comandini dal 16 al 28 novembre scorso. Oltre a presentare il suo ultimo lavoro, è stato anche impegnato in un laboratorio di due giorni ispirato agli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola ed alla costruzione di uno spazio mentale a partire dal nulla.

No Comments

  • Giovanni ha detto:

    Bellissima intervista e gran bel lavoro di Romeo Castellucci!!

  • Raffo ha detto:

    Visto al Festival di Avignon, immenso.
    Applausi di cinque minuti col pubblico del Théâtre de l’Opéra in piedi dalla prima all’ultima fila. Sono stati solo 5-6 gli spettatori che non hanno retto al forte impatto visivo/olfattivo della pièce.
    P.S.: attenzione, “tracce” senza la i…

  • Klp ha detto:

    Corretto l’imbarazzante refuso. Prossimamente sarà on line una nuova intervista a Romeo Castellucci raccolta proprio in quel di Avignone.

  • rosario equizzi ha detto:

    Preg.mo Romeo Castellucci, questa mattina ho ascoltato un commento su Rai3, Terza pagina, sulla contestazione a Parigi da parte di fondamentalisti cattolici al suo spettacolo. L’argomento mi ha interessato molto, anche se non conosco i temi proposti nella suo spettacolo, ma Gesù e San Giuseppe mi hanno suggerito un a domanda. io ho scritto a Gabriella Caramore (Rai3 – Uomini e Profeti), la quale al mio secondo sollecito mi ha risposto di cercare nelle trasmissioni precedenti le risposte e che se si fosse degnata (mia parola) di rispondermi non avrebbe fatto la trasmissione. Ho scritto ad Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, spesso commentatore degli argomenti proposti da caramore, ma non mi ha risposto. Allora io proponevo di chiamare la trasmissione solo “Profeti”, visto che gli uomini non possono ricevere risposte. I quesiti sono due, ma penso che lo possa interessare il secondo.
    1) La crudeltà del Dio della Bibbia nel vendicarsi e punire coloro che trasgrediscono la sua legge, mentre è definito padre amoroso e misericordioso;
    2) la Sacra Famiglia, pilastro della religione cristiana e cattolica. Nessuno osaerebbe muovere qualche appunto a questa famiglia. Eppure non è un modello per le famiglie cristiane, perchè se seguissero questo esempio, la Chiesa Cattolica non avrebbe nessun indugio ad annullare il matrimonio. Un padre putativo, un figlio putativo, una moglie putativa, quindi una famiglia putativa. E Giuseppe? Oltre che marito putativo, anche uomo putativo, perchè non poteva permettersi di fare una carezza a Maria o darle un bacio. E che cosa rispondeva agli altri quando gli chiedevano della sua famiglia e dei rapporti con la moglie? Inoltre: un figlio che assiste il padre in punto di morte (non so se il vangelo ne parli, ma c’è un quadro). Un figlio che non si cura dell’esistenza della madre vedova e della sua sussistenza, che la abbandona al suo destino. Come viveva, come campava Maria? Un figlio che non ricorda mai il padre morto, che non va a visitare la sua tomba e che quando parla del “padre suo che sta nei cieli”, non parla di Giuseppe, ma di Dio. Chi fu allora Giuseppe, per sè, per Gesù, per Maria, per gli amici e parenti? Nessuno? La prego di rispondermi alla mia e-mail, in qualsiasi modo, negativo, positivo, dubbioso, ma la prego mi risponda anche con una riga. Cordialissimi saluti, rosario equizzi
    Rosario Equizzi, a. 63, coniugato, due f., ex F.S.- rosarioequizzi@hotmail.it

  • Giovanni Ioannoni ( alias ) JURM Ben ISman. ha detto:

    Visto, come visto, che a GESU’ CRISTO Figlio DELL’IDDIO UNO, l’umanità dei malvagi in Terra, inteso almeno simbolicamente, ha fatto quello che ha fatto a nostro Signore anzi che abbiamo fatto noi tutti, trafiggendolo e crocifiggendolo sulla croce, solo per aver avuto l’unico suo torto di aver portato la Salvezza in Terra per i Figli di DIO, e nessuno di noi umani in Terra può ritenersi esente.

    Immaginate cosa farebbe quella parte di umanità malvagia, se dei poveri cristi rientrassero nelle loro mire di una umanità malvagia vendicatrice verso i Figli di DIO.

    Non mancherebbero gli esempi nelle diverse epoche.

    VENIAMO TUTTI DA CASA.
    SIAMO TUTTI STRANIERI
    SIAMO TUTTI SPAESATI
    SIAMO TUTTI ERRANTI
    SIAMO TUTTI EMIGRANTI
    SIAMO TUTTI ORFANI MOMENTANEI
    SIAMO TUTTI FIGLI DI DIO
    SIAMO TUTTI L’UNO PER L’ALTRO
    SIAMO TUTTI L’UNO CONTRO L’ALTRO
    SIAMO TUTTI EGOISTI
    SIAMO TUTTI ALTRUISTI
    SIAMO TUTTI LADRI
    SIAMO TUTTI ONESTI
    SIAMO TUTTI INGIUSTI
    SIAMO TUTTI GIUSTI
    SIAMO TUTTI IGNORANTI
    SIAMO TUTTI SAPIENTI
    SIAMO TUTTI ASSASSINI
    SIAMO TUTTI SALVATORI
    SIAMO TUTTI MERIDIONALI
    SIAMO TUTTI SETTENTRIONALE
    SIAMO TUTTI NEL VENTRE DEL MALE
    SIAMO TUTTI NEL CUORE DEL BENE
    SIAMO TUTTI OGGETTO
    SIAMO TUTTI SOGGETTO
    SIAMO TUTTI NIENTE
    SIAMO TUTTI TUTTO
    SIAMO TUTTI CORPO
    SIAMO TUTTI PENSIERO
    SIAMO TUTTI CUORE
    SIAMO TUTTI ANIMA
    SIAMO TUTTI SPIRITO
    SIAMO TUTTI DEMONI
    SIAMO TUTTI ANGELI
    SIAMO TUTTI DANNATI
    SIAMO TUTTI SANTI
    SIAMO TUTTI BURATTINI DEI BURATTINAI
    SIAMO TUTTI INCOLPEVOLI DELLE COLPE A NOI ASCRITTE
    SIAMO TUTTI NELLA FALSITÀ
    SIAMO TUTTI NELLA VERITÀ
    SIAMO TUTTI PRIGIONIERI
    SIAMO TUTTI LIBERI
    TORNIAMO TUTTI A CASA.

    Si è ciò che si è, tutto e niente, importante è la libertà nello Spirito del Pensiero parola, azione o non azione ?

  • edrftgy ha detto:

    spettacolo che non ha contenuti, il regista non ha niente da dire

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