Rosario Lisma e le prove di resistenza in amore

Le ore d'amore di Animanera (photo: Laila Pozzo)
Le ore d'amore di Animanera (photo: Laila Pozzo)

I differenti stili comunicativi all’interno della coppia. I dubbi, o piuttosto le paturnie, dell’amore.
Dopo il delizioso “Peperoni difficili”, che affrontava la concezione della vita e della sincerità, Rosario Lisma ci riprova.

Con “Ore d’amore”, al debutto nazionale al Teatro Elfo Puccini di Milano, l’autore e regista siciliano propone «un viaggio esilarante e sofferto sul senso ridicolo della resistenza in amore». Otto ore in ottanta minuti. Otto quadri. Otto scene nella notte, di una coppia sul punto di scoppiare.

Con la consueta leggerezza, nel linguaggio di una commedia dove si ride più di testa e di cuore che di pancia, Lisma si accosta all’universo femminile e a quello maschile. Due modi differenti di pensare, relazionarsi, vivere le emozioni. Maniere diverse di concepire la vita. Schemi mentali a volte contrapposti per affrontarla.

Un lui e una lei. Un letto a due piazze, tondo come il quadrante di un orologio. Luci più o meno soporifere, più o meno colorate, che scandiscono a una a una le ore della notte.
In scena Nicola Stravalaci e Debora Zuin danno vita a un autentico match di pugilato. Niente guantoni però, solo parole. Colpi mai davvero contundenti, mai troppo bassi. Basta vincere ai punti, senza mandare l’avversario al tappeto.

Maschere e nevrosi. «Dovremmo rivelare con coraggio – dice lei – la trasparenza delle opinioni che abbiamo l’uno per l’altra. Da cui deriva la forza dei sentimenti e soprattutto dei desideri».
Dopo un sabato sera trascorso al ristorante e al cinema, senza la presenza pervasiva dei figli partiti per un weekend da scout, il lettone si trasforma in un ring che neppure Sandra e Raimondo: «Ti rendi conto che noi non parliamo più? Che cosa si è rotto? Perché non mi hai mai detto ti amo? Perché non è più come prima?».
Alzi la mano quel partner che non si è mai sentito rivolgere almeno una di queste domande.

Si duetta (si duella) ai ritmi vivaci di una sit-com. Dialoghi d’ordinaria litigiosità. Battibecchi maldestri, equivoci. Doppi sensi, dalle tragicomiche conseguenze. Vita grama, noiosa e piatta. Vecchi ricordi, foto ingiallite, che fagocitano i progetti di domani. Parole ficcanti, sguardi eloquenti.

Lui, irascibile e solitario, è un ortopedico con una passione smodata per seni e sederi femminili. Non per questo tradisce la moglie, ma neppure riesce a dirle «ti amo».
Lei è la responsabile vendite di una libreria. Ha una certa passione per la psicologia. Vorrebbe maggiori attenzioni dal marito. Vorrebbe ravvivare la vita coniugale. Giudica il proprio uomo noioso, meschino, poco romantico. Lo prende in giro sui tanti difetti. Prova ironicamente il desiderio di separarsi: è evidente che non potrebbe vivere senza di lui.

Una coppia contemporanea si guarda allo specchio e non si riconosce. Quel letto a forma di cerchio è un orologio che batte un tempo sospeso. È vortice e buco nero. Ci si prende in giro, si gira attorno alle cose. Forze centrifughe e forze centripete. Circoli viziosi, cortocircuiti.
I protagonisti ruotano secondo posture diverse. Il Lisma-pensiero non è mai monolitico. Le cose si possono guardare da un’altra prospettiva. Tanto vale non prendersi sul serio. È la leggerezza la chiave dell’armonia.

Un saggio di comicità al naturale, senza la fregola di strafare. Gag e battute involontarie. Nulla di che, si potrebbe dire. Ma il successo dello spettacolo sta proprio nella semplicità, in un canovaccio di pochi elementi, senza mai una parolaccia, laddove nella commedia all’italiana la volgarità impera. Una sapiente regia. Meccanismi perfetti, quasi un orologio svizzero. Due attori, Zuin e Stravalaci, in stato di grazia, complementari nell’incarnare l’immaginario collettivo degli italiani sul ménage matrimoniale. Come suggellano i convinti applausi all’epilogo, sulle note di “Per un’ora d’amore” dei Matia Bazar.

ORE D’AMORE
drammaturgia: Rosario Lisma
regia e interpretazione: Nicola Stravalaci, Debora Zuin
scena/audio/luci: Fabio Bozzetta
aiuto regia: Silvia Soncini
suono: Alberto Irrera
console audio/luci: Monia Giannobile
Organizzazione: Debora Zuin
comunicazione: Breakaleg.it
produzione: Animanera

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 3’30”

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini (sala Bausch), l’11 febbraio 2016
Prima nazionale

stars-3.5

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