Krapp's Last Post | Teatro tra le nuvole

Thursday
Apr 24th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Recensioni 2010 Le variazioni sincopate di Rosas danst Rosas

Le variazioni sincopate di Rosas danst Rosas

E-mail PDF

Rosas danst rosasDa ventisette anni "Rosas danst Rosas" viene rappresentato sui palchi di tutto il mondo.
Lo spettacolo nasceva a Bruxelles nel 1983 per opera della coreografa fiamminga Anne Teresa de Keersmaeker. E quest’anno la celebre danza della Compagnia Rosas ha inaugurato il secondo focus del Festival Torino Danza “Scene dagli anni Ottanta”.

Le luci si abbassano gradualmente; in sottofondo un ticchettio che pare un orologio o un metronomo. Entrano in scena quattro figure che si dispongono in fila dando le spalle al pubblico. Il rumore si interrompe, le danzatrici cadono.

Inizia così il primo movimento: 25 minuti in cui le protagoniste rimangono stese al suolo, si roteano e voltano ripetitivamente. L’unico suono è il rumore del loro respiro ansioso, affannato. Le danzatrici sembrano immerse in un sonno agitato, pieno di sobbalzi e ricadute, in cui il silenzio segna la sospensione dello scorrere del tempo. Le ballerine, come abbandonate al sogno, strisciano e si avvicinano al pubblico, i sussulti sono sempre più insistenti.

Improvvisamente i battiti iniziali tornano a risuonare, le figure si alzano, indossano le scarpe e si dispongono su quattro gruppi di sedie. La musica si amplifica e le ragazze restano sedute come chiuse in se stesse, il capo e le spalle abbassate. La luce cresce e le ballerine cominciano una serie di movimenti secchi e ripetitivi con la parte superiore del corpo. La serie dei gesti è una ininterrotta reiterazione che muta in straordinarie evoluzioni legate alle musiche di Thierry De Mey e Peter Vermeersch.
Le quattro figure ondeggiano meccanicamente, indossano abiti stinti, camicette celesti e gonne grigie. Nei loro ripetuti gesti ossessivi ricordano operosi individui alienati. Come se dopo una notte di sogni angoscianti le quattro donne si svegliassero alle prime luci per raggiungere un posto di lavoro disumanizzato ed estraniante.

Il terzo movimento si apre nel momento in cui le ballerine ripongono le sedie sul fondo della scena per ricadere in una serie di gesti oscillanti. Rigorosamente allineate, ogni gesto si compie sulla linea orizzontale che non è dato di infrangere.
In piedi, la musica si fa sempre più incalzante e le ragazze, una alla volta, si avvicinano al pubblico. In un primo momento sembra un tentativo di affermazione della soggettività, ma presto si comprende come tutte eseguano esattamente i medesimi movimenti, persino i più insignificanti, come sistemarsi i capelli o la spallina della camicia.
Ancora una volta la conformità alla massa ha il sopravvento sull’individuo, che diventa un fantasma in balìa di uno schema totalitario. Due fasci di luce paralleli solcano il palcoscenico scuro come binari da cui non è lecito scostarsi.

L’ultimo movimento coinvolge nella totalità le ballerine, che cominciano a prendere maggiore libertà nello spazio. Una coreografia geometrica, ripetitiva e in crescendo, apparentemente di rottura, disegna gesti circolari, più armonici rispetto la precedente costrizione.
La musica acquista maggior vigore, si fa incalzante, e al suo culmine si interrompe bruscamente.
Una danzatrice di sdraia a terra, una si siede su una sedia, due continuano a percorrere il perimetro del palco fino a quando, gradualmente, nel silenzio, calano le luci.
“Rosas danst Rosas”, considerato ormai un classico della danza contemporanea, quasi trent’anni fa inaugurava lo stile minimale e ripetitivo proprio della corrente post moderna.
Nel frattempo prendeva vita quella che poi è stata definita la “Nouvelle Danse”, che ha avuto il suo epicentro in Francia, a Bagnolet. In quel paesino francese non distante da Parigi nasceva il concorso coreografico che ha ospitato alcuni tra i coreografi più significativi di quegli anni.
“Generazione Bagnolet” è la seconda proposta di Torino Danza che ha visto in scena il 3 e il 4 ottobre alcuni dei brani vincitori di quel concorso, in particolare i lavori di Preljocaj, Bagouet, Gallotta e Larrieu.

A chiudere la sezione “Scene dagli anni Ottanta”, sabato 9 ottobre, sarà Maguy Marin, ospite del Teatro Carignano con il suo celebre “May B”. Anche questo spettacolo, come “Rosas danst Rosas”, continua a calcare le scene da quasi trent’anni riscuotendo grande interesse. Ne è testimonianza l’entusiasmo del pubblico della Cavallerizza Reale che, al termine dello spettacolo, in piedi, ha salutato con calore la compagnia.

Rosas danst Rosas
coreografia: Anne Teresa De Keersmaeker
con: Sandra Ortega Bejarano, Tale Dolven, Fumiyo Ikeda, Elizaveta Penkova
musica: Thierry De Mey, Peter Vermeersch
registrazioni musicali: Thierry De Mey, Walter Hus, Eric Sleichim, Peter Vermeersch
scenografia: Anne Teresa De Keersmaeker
disegno luci: Remon Fromont
durata: 1 h 30'
applausi del pubblico: 4' 50''

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, il 4 ottobre 2010

Hits: 1528

Commenti (0)


Leggi i commenti Nuovo commento

busy
 


Theatrends - Scopri gli hashtag del giorno

Last Seen

 

Himmelweg. Il ritorno di Dall’Aglio all'Olocausto

A trent'anni dal debutto de “L'istruttoria” di Peter Weiss, Gigi Dall'Aglio torna ad a...

 

Di inondazioni e tempeste. Ouramdane e il mondo Sfumato

In “Sfumato” (il riferimento è alla tecnica pittorica) Ouramdane, per fissare meglio...

 

Mariangela D’Abbraccio, l’altra faccia di Marilyn

Delicata e raggiungibile questa Marilyn interiore, meno civettuola rispetto all’immagina...

 

La doppia Metamorfosi di Cuocolo/Bosetti

Sul fondo è montata la grande scala metallica che i tecnici usano per fare i puntamenti d...

 

Gli Anticorpi di Zappalà, fluttuanti e convulsi

In questo caso, stabilendo un’analogia tra l’idea del “Virus” e una certa visione ...

Instagram


Facebook Twitter Google Bookmarks RSS Feed 

Video

 

Le relazioni pericolose di Valter Malosti. L'intervista

 

Angela Baraldi: il teatro, la musica e le mie tante anime

 

La merda. Inno di una nazione che muore

Si cavalca il malcontento generale ma con grande maestria: la partitura vocale affidata a ...