RossoFestival 2009. Il Sud dell’impegno civile

Emma Dante
Emma Dante

Emma Dante (photo: Carmine Maringola)

Debutterà domani la rassegna RossoFestival, che registra quest’anno il suo settimo anno di vita, e nel profondo Sud, in quel di Caltanissetta, fotografa una scheggia, un segmento, di teatro definito da qualcuno anticonformista, alternativo. Insomma un teatro “altro”, che coinvolge gruppi e compagnie alla ricerca di forme espressive adeguate alla complessità di una realtà sempre più ambivalente. Anche quest’anno il Teatro Regina Margherita organizza, da domani al 13 marzo, la rassegna nazionale di teatro di ricerca RossoFestival, con la direzione artistica di Emma Dante.

La settima edizione propone nove spettacoli in cui spiccano anche i nomi di registi e attori palermitani che, pur riscuotendo successo e credito nel resto d’Italia, non sempre ne raccolgono nella loro terra.
Nonostante il momento delicato che attraversa la cultura e il teatro, il festival di Caltanissetta rinnova l’appuntamento, confermando la necessità e l’urgenza di una progettualità artistica, culturale e civile che si sviluppi nel tempo, riaffermando così la sua vocazione: dare voce agli esponenti più impegnati nella ricerca di un nuovo linguaggio espressivo, e spazio alla provocazione del teatro d’innovazione.

Le nove compagnie, infatti, porteranno in scena l’impegno civile del teatro di ricerca: mafia, prostituzione, usura, lotte eroiche saranno i temi affrontati dagli spettacoli di questa edizione. Al centro di una approfondita riflessione teatrale, l’uomo, con la sua caducità, con le sue illusioni, le sue debolezze, i suoi sogni.

“Al nuovo appuntamento di RossoFestival mi sento al settimo cielo! – esordisce Emma Dante – Coi tempi che corrono, ogni anno è una scommessa, una sfida, quella di riuscire a perpetuare un progetto sostenuto da un’idea di continuità, di sviluppo nel tempo. Dal 2003 a oggi sono passati sette anni e mai, nonostante i tagli, le difficoltà, è stato messo in discussione il prosieguo del festival a Caltanissetta. Spero che anche quest’anno la rassegna apra la mente e ci liberi dall’abitudine, sempre più radicata in Europa, di aver paura e quindi di allontanarci da tutto ciò che da noi è diverso”.

Ad aprire l’edizione 2009 di RossoFestival sarà, domani, Vincenzo Pirrotta con La Ballata delle balate, uno degli spettacoli più intensi sulla mafia: un uomo, un latitante, che professa la parola di Dio e mette in pratica la parola della mafia. A seguire, il 17 gennaio, presentazione dello studio della prossima creazione di Emma Dante, Le Pulle, che debutterà al Mercadante di Napoli a febbraio. “E’ un’operetta amorale sulla prostituzione – la definisce la regista palermitana – Restituisce umanità alle prostitute e ai trans che sono alla continua ricerca di un equilibrio con la propria morale”. In scena Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Sabino Civilleri, Emma Dante, Ersilia Lombardo, Manuela Lo Sicco, Carmine Maringola, Clio Gaudenzi, Antonio Puccia.

Teatrino Giullare presenta, il 23 gennaio, un nuovo visionario allestimento, Alla meta, tratto da Thomas Bernhard. La messa in scena è innovativa, con soluzioni sceniche che esaltano il ritmo e la natura fascinosamente ambigua della pièce: fantocci ed esseri umani danno vita ad un intreccio controllato di menzogne e verità confondendosi gli uni con gli altri. Il 30 gennaio si ritorna al teatro di denuncia con lo spettacolo La signora che guarda negli occhi, scritto da Sabrina Petyx e diretto da Giuseppe Cutino, della compagnia M’arte – movimenti d’arte. E’ un confronto con temi dolorosi quali pizzo e usura, fondati sull’imperativo dell’omertà, del silenzio. In scena Maria Cucinotti, Filippo Luna, Sabrina Petyx, con scene e costumi di Daniela Cernigliano.
Il 7 febbraio spazio alla danza contemporanea con Les fleurs interdites di Alessandra Luberti, un’interpretazione dei luoghi del corpo non solo come spazi fisici ma anche come fugaci spazi percettivi. Questi ‘fiori vietati’, così come annuncia il titolo del progetto, sono accessibili solo alla solitudine: solo in essa, infatti, si attivano quegli spazi percettivi che  presuppongono un continuo rapporto con la morte, il passaggio per eccellenza. Questa fantasia su ciò si apre, varcata la soglia della morte del corpo, accende la memoria su qualcosa di sconosciuto, una dimensione altra in cui il ricordo di ciò che si è stati si confonde con l’attesa e l’interrogativo di quello che sarà.
Il 12 febbraio Gaetano Colella presenta il nuovo spettacolo Sonniloqui, racconto di un insolito condominio vissuto da gente insonne, dove la realtà si confonde e personaggi, storie ed epoche si mescolano.
Ancora una storia di mafia, il 20 febbraio, con Ouminicch’ di Rosario Palazzolo, Compagnia del Tratto: dialogo tra due uomini destinati alla morte che si affidano ad una vana spiritualità, sebbene consapevoli della propria sconfitta. Lo spettacolo è diretto e interpretato da Anton Giulio Pandolfo e Rosario Palazzolo, musica di Francesco Di Fiore.
In Uomini al buio, di Claudio Collovà e tratto dall’Ulysses di James Joyce, aleggerà sui vivi il personaggio di un angelo della morte. In scena, il 10 marzo, Alessandra Luberti e Davide De Lillis.

A chiusura di questa edizione 2009 del festival, il 13 marzo, Moni Ovadia con La bella utopia, spettacolo di musiche, canzoni, tracce poetiche, icone e immagini, che affronta il comunismo. Protagonisti Moni Ovadia, Lee Colbert, Maxim Shamkov e la Moni Ovadia Stage Orchestra.
“Si tratta di una pièce di immagini che schizzano la memoria di quell’Atlantide che fu l’Unione Sovietica – spiega Moni Ovadia – Un’Atlantide popolata da donne e uomini che in quel tempo e in quello spazio vissero, morirono, amarono, soffrirono, gioirono e sperarono. Uomini e donne, persone vive e pulsanti, non robot e burocrati come un frettoloso, becero e vile revisionismo televisivo vorrebbe far credere”.

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