Rumore di acque, da Mazara del Vallo agli States

Alessandro Renda in Rumore di acque

Alessandro Renda in Rumore di acque (photo: Claire Pasquier)

«1248, 2919… chi non annega nei primi cento metri ha altri cento chilometri per farlo . Se non è la barca che prende acqua e affonda è il motore che si rompe e la manda alla deriva».
Un grottesco ammiraglio continua a fare dei conti. È un algido burocrate e numera, come se lo facesse da sempre, i morti annegati nel tentativo di attraversare il mare e sbarcare nella sua fantomatica isola, che tanto ricorda Lampedusa e l’Italia. Conta come se si trattasse solo di numeri, di casi archiviati. Qualche nome ogni tanto se lo ricorda. La storia di qualcuno di qui corpi sepolti infondo all’abisso ha un volto. Il 2917 è Yussuf, che si improvvisa traghettatore per guadagnare qualche soldo facile, ma non sa che il mare lo inghiottirà.
C’è Jasmine di Tunisi, che nuota forzuta e piccolina per raggiungere le rive della Sicilia. E Jean-Baptiste, che pensa alla madre lontana, e alla telefonata che gli farà quando giungerà dall’altra parte del mare.

La tragedia delle migrazioni verso l’Italia è raccontata nello spettacolo “Rumore di acque” dal regista e drammaturgo del Teatro delle Albe Marco Martinelli con una voce che incarna la cinicità dell’occidente. Quella della burocrazia e della fredda aritmetica di un militare, interpretato magistralmente dal giovane attore Alessandro Renda e con il suggestivo accompagnamento musicale dal vivo dei Fratelli Mancuso e delle loro musiche, originali rielaborazioni dei ritmi tradizionali siciliani.

Lo spettacolo, che ha debuttato l’anno scorso in anteprima per il Ravenna Festival per poi passare da VolterraTeatro, dove Klp lo aveva già visto, è tornato nella città della compagnia all’interno della stagione di prosa del teatro di tradizione Alighieri, dopo aver riscosso numerosissimi successi di pubblico e critica. Tanto da esser stato segnalato da Amnesty International, oltre a venire rappresentato anche nella piazza di Lampedusa, dove l’orrore raccontato nelle parole di Martinelli è risuonato per le strade dell’isola in maniera ancora più raccapricciante.

Lo spettacolo nasce dopo una lunga esperienza di Martinelli e del Teatro delle Albe di commistione di generi lavorando con attori senegalesi come Mor Awa Niang e El Hadji Niang e Mandiaye N’Diaye, che fin dagli anni ’80 ha dato luogo alla creazione di spettacoli come l’arlecchino nero de “I ventidue infortuni di Mor arlecchino” e “Ruh, Romagna più Africa uguale”. Ma nasce anche da lunghi appunti di viaggio che Martinelli ha preso durante i suoi viaggi a Mazara del Vallo, durati più di un anno.

“Il primo racconto di traversata che ho ascoltato a Mazara, nella sede della San Vito Onlus, è stato quello di una minuta, coraggiosa donna tunisina: timida, col suo italiano spezzettato tra i denti, faceva fatica ad alzare gli occhi – racconta lo stesso Martinelli – Ho cambiato il suo nome in Jasmine, ho trasfigurato la sua storia mantenendone gli aspetti essenziali. E’ la prima che ho ascoltato ed è anche l’unica storia, tra quelle evocate dal generale, che riguarda non un annegato o uno scomparso, una morte, ma una vita che si salva. Si salva davvero?”.

Il tema del razzismo è diventato in Italia imprescindibile negli ultimi vent’anni, perché alimentato da ambienti politici estremisti e politiche di accoglienza a volte inumane.

“Rumore di acque” appare allora una denuncia pesante contro chi intendere l’immigrazione come merce su cui speculare: dai traghettatori nordafricani, ai cinici burocrati italiani e anche gli squali, che divorano i naufraghi. Squali a cui il protagonista rivolge direttamente intimandogli: «Siate un po’ più umani squali!»; forse voi potete permettervelo, visto che gli uomini non lo sono più.
“Questo oratorio per i sacrificati – conclude Martinelli -, i Fratelli Mancuso lo hanno arricchito con le loro potenti voci di satiri antichi, che sembrano gridare il dolore dell’umanità dal fondo di un abisso”.  

E venerdì scorso, in occasione dell’ultima replica dello spettacolo, si sono svolti due incontri significativi.
Il primo è stato “Rumore di acque negli Stati Uniti”, una tavola rotonda di studiosi (con Maddalena Giovannelli, redattrice di Stratagemmi, Franco Nasi, docente di teorie della traduzione all’università di Modena, Tom Simpson, docente e autore della traduzione, e Martina Treu, ricercatrice di lingua e letteratura greca presso l’università IULM di Milano), che è partita proprio dalla traduzione in inglese del testo di Martinelli ad opera di Tom Simpson, docente di letteratura italiana alla Northwestern University of Chicago. Il testo di Martinelli verrà infatti pubblicato sulla rivista california Italian Studies.
In serata Domenico Mogavero, vescovo della diocesi di Mazara del Vallo e Commissario della Cei per l’immigrazione, ha invece presentato il libro “La Chiesa che non tace” (ed. Rizzoli), in cui il vescovo solleva un grido di protesta contro l’intollerabile situazione dei migranti, abbandonati sulle coste italiane in condizioni di tragica miseria.

“Rumore di acque” è la seconda tappa del trittico del Teatro delle Albe Ravenna-Mazara 2010, a cura di Martinelli, Ermanna Montanari e Alessandro Renda. Tre opere che, in maniera differente, prendono Mazara del Vallo come simbolico luogo di frontiera e punto di partenza per un affresco sull’oggi. A questo allude il titolo dell’intero cantiere di lavoro, oltre che alle due città in cui si svolgeranno e saranno presentate le opere, segnate nella loro storia millenaria dalla presenza del mare. 

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