Sanpapié: la scena italiana da esportazione

Boh Parade Fringe Festival Edinburgh 2009 (photo: flickr.com/photos/compagniasanpapie)
Boh Parade Fringe Festival Edinburgh 2009 (photo: flickr.com/photos/compagniasanpapie)

Boh Parade Fringe Festival Edinburgh 2009 (photo: flickr.com/photos/compagniasanpapie)

Due anni fa li lasciammo al festival di Edimburgo con il giornale fra le mani a godersi le 4 stelle che la critica scozzese aveva dato al loro “Boh!“, spettacolo di phisical theatre ben giocato sui toni delle piccole emozioni, dei movimenti dell’anima, dell’indagine sulle solitudini del presente.Come tutte le compagnie giovani, Sanpapié ha ancora tutto da raccontare, da indagare, da sviluppare. Sono nati anche loro, come diverse formazioni attive in Lombardia, fra i corsi della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, e precisamente nel 2006 con il nome di Officine Clonerie. Attualmente la direzione artistica della compagnia è di Lara Guidetti e Sarah Chiarcos e insieme a loro Fabio Ferretti, organizzatore, e Marcello Gori, musicista e drammaturgo, che compongono il nucleo stabile della compagnia, parte integrante del progetto PUL – Compagnie in Residenza presso lo Spazio Mil di Sesto San Giovanni.

Hanno debuttato neanche tanto in sordina, con lo spettacolo “Pentesilea” all’edizione 2006 del festival TeatrOltre. Il nome Sanpapié arriva l’anno dopo insieme allo spettacolo “Sempreverde” presentato alla Paolo Grassi.
E’ da quel momento che, di fatto, il gruppo ha iniziato a sviluppare  un linguaggio assai attento alle coreografie, alla dimensione spaziale del corpo come vettore di comunicazione ma quasi mai disgiunto da altri elementi, o visivi o sonori, definiti e importanti.

La modalità di lavoro è quella di lavorare attraverso una progettualità che consenta la produzione di uno spettacolo di teatro-danza ogni anno, oltre a molti altri progetti site o festival specific.

“Come una piuma sul pelo dell’acqua”, a cui il video di oggi si riferisce, è la nuova produzione andata in scena allo Spazio Mil a fine febbraio scorso. Uno spettacolo che deve assemblarsi e crescere, partendo da basi potenziali e di materiale molto buone che, su un tappeto sonoro di musica elettronica di qualità eccellente e realizzata dal vivo, si spinge in un’indagine sulla memoria individuale e collettiva. La materia non è agevole e il gruppo sta lavorando proprio a compattare e migliorare la nuova creatura prima degli impegni estivi. Il gruppo, come molti altri gruppi giovani italiani, guarda con sempre più attenzione all’estero per non rimanere soffocato dalle secchezze di un paese distratto e che invecchia sulle sue macerie. E’ qualcosa che nello spettacolo viene perfino, forse inconsciamente, raccontato. In realtà, come ha detto di recente Benigni, questo governo in campo culturale ha lavorato alla grande: le rovine sono aumentate moltissimo. Il problema, in Italia, è di chi non vuole andare in rovina…