M’illumino di Santarcangelo 40: il videoreportage

S. Bisulli e N. Fabbri
Santarcangelo 40

Piazza Ganganelli (photo: santarcangelofestival.com)

Ci sono posti. Inutile dirlo. Santarcangelo, basta la parola.
Fai teatro? Vivi in Italia? Beh’ dopo il latte dalla tetta e la parola mamma, impari a dire Franco Quadri e Santarcangelo. Perché questa ridente cittadina romagnola, che sorge su grotte e anfratti, dominata dalla rocca Malatestiana, quarant’anni esatti or sono, si è inventato uno dei festival più importanti e ora longevi non solo d’Italia, ma d’Europa.

Lo testimonia il fatto che molto più che in altri blasonati e istituzionali festival che si cerca di far attecchire un po’ artificiosamente qui o lì, questa tenace gramigna continua a crescere, pungente e selvatica, nell’aria zanzarosa e calda di Romagna, dove la z diventa s, e la notte ospita il piacere di stare assieme a ciarlare di tutto e di niente, davanti a un bicchiere di Lambrusco, mentre in piazza Ganganelli si spengono le insegne.

Quest’anno a comandare la baracca, nella rotazione triennale inventata per mettere il timone nelle mani delle storiche compagnie del territorio (Socìetas Raffaello Sanzio, Motus, Teatro delle Albe), a guidare la nave è Enrico Casagrande, maoisticamente trasformato, lui per davvero, in presidente operaio.
Lo vedi correre di qua e di là, ancora più magro di sempre, a sistemare qualcosa, a battere un chiodo, a tenere una scenografia mentre arrivano gli altri operai. “Non ho mai faticato a vivere i diversi livelli dell’esperienza teatrale. Mi piace” ci dice stanco ma sorridente, seduto in uno dei famosi tavolini di cui sopra.
Non lo intervistiamo. Non perché non lo meriti. Ma già l’anno scorso avevamo chiesto che ci facesse alcune considerazioni preliminari su continuità e discontinuità del suo progetto, nell’ambito della triennalità.

Abbiamo preferito che a raccontare la Santarcangelo di quest’anno, come anche lui senz’altro preferirà, fossero le immagini degli spettacoli, la partecipazione della gente, i sorrisi raccolti per strada e gli interpreti “normali” di un teatro che guarisce solo se smette di soffrire di divismo e primadonnismo.

S. Bisulli e N. Fabbri

S. Bisulli e N. Fabbri in ‘Volare in spazio aperto’

Questo video racconto è ovviamente parziale. Abbiamo potuto testimoniare compiutamente solo il primo dei due fine settimana; ciononostante ecco raccolte testimonianze sensibili e diverse: dagli spettatori agli artisti, dagli ambienti alle scene d’insieme. Dai Gob Squad a Sandro Avanzo in formato “Super Night Shot” che commenta questa edizione del festival. Dai musicisti delle performance al duo Fabbri-Bisulli, acchiappato alle dieci di mattina mentre fa colazione prima di iniziare a raccontare le fiabe. Dalla signora del paese che racconta di come mai non sia diventata Sofia Loren, ai video performer. E poi un po’ di pubblico. Quelli che hanno visto gli spettacoli. Quelli che Enrico Casagrande voleva fossero i protagonisti di quest’edizione, e che aveva chiamato a raccolta con lo slogan “Vieni anche tu. Se hai coraggio!”.

Emblema dell’edizione 2010 e del finale del primo fine settimana è la performance di Teatro Sotterraneo al festival. Mentre il resto del mondo è sintonizzato sulla finale di Coppa del Mondo loro riescono a far convogliare oltre 500 persone allo stadio di Santarcangelo per una surreale partita con finale a sorpresa, un match uno contro uno in cui sugli spalti si finisce per fare tifo vero.
Sullo sfondo, scenografia vera, le tende di chi, pur di non mancare all’edizione numero 40, sono venuti qui in campeggio.

Nuovo ruolo, vecchio ruolo, spettatore attivo, passivo, indeciso. Chi se ne frega. Santarcangelo ha pompato energia, è stata viva. Come ovvio non tutto è eccellenza, ma il progetto era chiaro, e si è visto e sentito. Ora ve lo facciamo vedere. Clic.

 

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