Schegge VIII: il teatro torinese si allea per creare Fertili Terreni

Geppetto e Geppetto di Tindaro Granata apre domani la stagione di Schegge
Geppetto e Geppetto di Tindaro Granata apre domani la stagione di Schegge

“Nessun desinare passa senza musica, e infine non mancano frutta e dolci; bruciano profumi e spargono odori, insomma nulla trascurano che possa allietare il convito”.

Così si esprimeva, nella poetica traduzione di Tommaso Fiore, il pellegrino Raffaele Itlodeo, che – una volta attraccato presso il molo di Utopia – si apprestava a raccontare, da vero etnologo ante litteram, le usanze e i costumi dei suoi bizzarri abitanti, senza trascurarne gli intrattenimenti serali. E la promessa di una sinfonia dalle note agrodolci accompagnerà anche INforOUT2, l’ottava edizione di Schegge – ospitata (quasi tutta) al Cubo Teatro di Torino – che delizierà (questo, almeno, l’auspicio) il pubblico da domani, 28 ottobre, fino al prossimo 13 maggio.

«Quando è nata, Schegge era un’utopia, una visione, un segnale – spiega il direttore artistico Girolamo Lucania – Una stagione di teatro contemporaneo, sui nuovi linguaggi e le tematiche più urgenti dell’oggi. Una stagione in grado di cavalcare l’onda dell’urgenza e dell’innovazione teatrale. Ancora oggi Schegge viaggia in quella direzione, alla ricerca costante di ciò che accade dentro e fuori di noi, e allo stesso tempo vuole essere dinamico contenitore di esperimenti creativi».

Considerato il suo attuale stato “cantierile” (il Cubo si ferma per qualche mese per essere rinnovato, in attesa della riapertura a gennaio con un nuovo look), i primi appuntamenti della rassegna – anche quest’anno sostenuta da Compagnia di San Paolo e Fondazione Piemonte dal Vivo – si trasferiranno dalla cubica residenza di via Pallavicino 35 alla Lavanderia a Vapore di Collegno prima, e al Superbudda di via Valprato 68 poi.
I figliol prodighi faranno ritorno a casa-base da gennaio, riaprendo le danze con “Teatro Decomposto”, una produzione firmata Parsec, già presentata al pubblico a maggio scorso, durante l’ultima edizione del Torino Fringe Festival.

Questo fine settimana, il 28 e il 29 ottobre, l’entrée “collodiano” vedrà protagonista a Collegno il pluripremiato “Geppetto e Geppetto”. Scritto e diretto da Tindaro Granata, è la storia di Matteo e dei suoi due papà, una storia di un amore al condizionale ma incondizionato. In scena, fra gli altri, anche Angelo di Genio e Paolo Li Volsi.
Si prosegue poi il 14 dicembre con uno special event, “Blatte Redux”, negli spazi del Superbudda (inaugurando così una collaborazione sulle note della crossmedialità tra musica elettronica e performance dal vivo). Questo “luogo della visione e dell’ascolto” con sede ai Docks Dora è un centro di produzione contemporanea ai margini della città.
Blatte, a marzo accolto nel cartellone del Cielo su Torino dello Stabile, è «un progetto performativo, multimediale e multiforme, che parte dal fumetto Blatta di Alberto Ponticelli, realizzato grazie al bando “ORA! Linguaggi Contemporanei e Produzioni Innovative” della Compagnia di San Paolo – spiegano Lucania e i suoi di Parsec – Da esso si declina “Blatte Redux”, un concerto visivo, un’opera multimediale in cui convergono musica elettronica, performance, video arte e fumetto disegnato dal vivo dall’artista; un happening con dj set di Daemon Tapes pensato in un luogo da sempre attento alla ricerca».

L’anno nuovo si aprirà con le due repliche della succitata opera di Matei Visniec, che vede in azione – per modo di dire – Stefano Accomo, Annamaria Troisi e Jacopo Crovella, impegnati nell’alienante messinscena di una carrellata di tipi umani deputati ad aggredire, se non a buttare nella pattumiera, finanche l’impianto frontale della tradizione teatrale, per riscoprire esperimenti a scena centrale e da camera cari alla sensibilità dell’Est Europa, muovendosi tra gabbiette e mele verdi, in una pièce traboccante di solitudine e decadentismo.

La veste rimodernata del neo-Cubo ospiterà poi, per i mesi invernali, altri tre interessanti lavori: il 27 e 28 gennaio sarà la volta di “Fäk Fek Fik – Le tre giovani”, spettacolo rivelazione del Roma Fringe Festival 2015, premiato per le interpreti e per la scrittura drammaturgica del Collettivo Schlab. Si tratta del racconto forsennato e metateatrale di tre donne alle prese con un’indagine puntigliosa e ironica sulla produzione del drammaturgo austriaco Werner Schwab.
A febbraio, sabato 10 e domenica 11, doppio appuntamento con il maestro Danio Manfredini, in scena con il reading “Divine”, ispirato al romanzo di Genet “Notre-Dame-des-Fleurs”, frequentato dall’artista a partire dal 1990, in cui egli stesso fu autore dei disegni originali: «Destino vuole che io continuassi a leggere quel libro, a trarne immagini disegnate, appunti di sceneggiatura per il cinema», rivela Manfredini.
Due settimane dopo, il 24 e 25 febbraio, è previsto il ritorno a Schegge di Instabili Vaganti, con “Desaparecidos#43”, spettacolo diretto da Anna Dora Dorno con l’intento di dare voce (e anima) alla drammatica vicenda dei quarantatré studenti di Ayotzinapa scomparsi ad Iguala, in Messico, il 26 settembre 2014, composto a partire dalla sua ricerca ed esperienza di lavoro in Messico, Uruguay e Argentina e dalle testimonianze e dai racconti degli studenti e artisti coinvolti nella fase messicana del progetto internazionale Megalopolis, ideato e diretto dalla compagnia.

Ricca e affascinante anche la programmazione primaverile: il palcoscenico del Cubo sarà calcato da diversi artisti di vaglia, in primis quelli di Teatro Sotterraneo. Sara Bonaventura e Claudio Cirri metteranno in scena il 3 e 4 marzo “Be Normal”, un’indagine generazionale condotta da una compagnia da sempre focalizzata sulle contraddizioni e sui coni d’ombra del presente, secondo un approccio avant-pop che cerca di cantare il nostro tempo rimanendo in equilibrio fra immaginario collettivo e anticonvenzionalità, considerando la scena un luogo disponibile ad accogliere manifestazioni e gesti quotidiani di cultura, che allenano la coscienza critica degli spettatori.
La brava Federica Fracassi la settimana successiva proporrà “Eva” di Teatro i, capitolo secondo del progetto “Innamorate dello spavento”, in cui l’autore Massimo Sgorbani ha catturato le voci di alcune donne legate al Führer, che precipitarono inarrestabili negli ultimi giorni del Reich.
“Eva” – diretto da Renzo Martinelli – è una Eva Braun che, approssimandosi inesorabilmente verso il suicidio, incontra l’amata Rossella O’Hara.

Non mancherà uno sguardo sui problemi sociali contemporanei e dunque sul fenomeno dei migranti: “Scusate se non siamo morti in mare” (produzione Centro Teatrale MaMiMò) è il provocatorio titolo dello spettacolo scritto da Emanuele Aldrovandi (finalista del Premio Riccione/Tondelli 2015 e vincitore del Bando MigrArti 2016 del MiBacT), ospitato il 24 e 25 marzo al Cubo: partendo dal presente e immaginando un possibile futuro, il testo s’interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale.
Partenze, ma anche esili. “Esilio” della Piccola Compagnia Dammacco (eletto da KLP come vincitore del Last Seen 2016), in scena il 7 e 8 aprile, è uno spettacolo che usa i linguaggi del surrealismo e dell’umorismo per raccontare la storia di un uomo come tanti al giorno d’oggi (una Serena Balivo en travesti), un uomo che ha perso il proprio lavoro. Un lavoro che è innanzitutto d’attore. Anzi, d’attrice.

Di ritorno a Torino anche la compagnia Big Action Money, che per l’occasione proporrà – il 21 e 22 aprile – “Ossigeno”, dell’attore e regista Ivan Vyrypaev, una storia d’amore fra due opposti inconciliabili in cui l’ossigeno eponimo assume valenza figurale: esso è infatti sia linfa vitale (l’aria stessa, senza la quale nessuno potrebbe sopravvivere), sia droga, sostanza stupefacente.
Rimaniamo in territorio russo con “Vania”, del promettente ensamble meneghino Òyes, che porta avanti la propria ricerca «tra le crepe dell’animo umano». Lo spettacolo, in scena il 29 aprile, racconta le angosce ancestrali e l’horror vacui caratteristico del nostro tempo, attraverso una drammaturgia originale costruita a partire dal capolavoro di Cechov, lo “Zio Vanja”.

Dalla citazione alle scatole cinesi: “Lontano Blu” di Sementerie Artistiche (sabato 5 e domenica 6 maggio) è infatti uno spettacolo “in prova”, o meglio durante una prova teatrale; esso si interroga – con toni tra il surreale e il drammatico – su quesiti esistenziali come la nascita e la morte, l’alfa e l’omega.
Last but not least di questo carrozzone scheggiato è l’“Amleto fx” di Vico Quarto Mazzini (fra i tanti, Premio Hystrio alla Vocazione 2015), un’indagine sulla moda odierna del deprimersi. “Alas, poor Yorick!”… Uno spettacolo che parla di castrazioni tecnologiche, della mancanza dei padri, dell’attrazione verso la dissoluzione e dell’eco assillante che tutto ciò causa nelle nostre coscienze.

L’edizione 2017-2018 riconferma inoltre, o meglio moltiplica, l’idea del “non solo Cubo e non solo al Cubo”: come postulato dal titolo della rassegna, non c’è un dentro senza un fuori.
Proseguirà infatti il Festival nei Cortili, il progetto nato per portare il teatro nei cortili delle case popolari del quartiere limitrofo alle Officine Corsare, coinvolgendo la cittadinanza – grandi e piccini – nella narrazione di storie e fiabe. Una cultura partecipata, un’azione condivisa e rivoluzionaria, quella voluta dunque da Cubo Teatro: «Il teatro d’innovazione e la nuova drammaturgia sono fondamentali. Un paese che non riconosce il valore dell’arte, dell’arte teatrale in primis (l’unica che sia “di comunità”), un paese appunto che non riesce a valorizzare il potere della parola, del segno teatrale, che non sa raccontare l’importanza di questa disciplina a tutto il potenziale pubblico, che non riesce a incuriosirlo riguardo il nuovo, accontentandosi di assuefarlo con nomi famosi e palcoscenici celebri, ecco un paese siffatto è un paese che non scrive più la propria storia! E noi, in Italia, non stiamo più scrivendo la nostra storia. Accettiamo supinamente e accogliamo solo la storia di altri. Dobbiamo invece ricominciare a scrivere la nostra storia, a esserne protagonisti, a fare in modo che la gente la ascolti, rendendo fertile ciò che ora è sterile. Per fare questo è però necessaria la collaborazione di tutti».

La conferenza stampa di presentazione della triplice alleanza per Fertili Terreni

La conferenza stampa di presentazione della triplice alleanza per Fertili Terreni

Queste le parole di Girolamo Lucania, pronunciate in conferenza stampa il 24 ottobre. Una conferenza stampa dall’aria concertistica, in quanto programmaticamente condotta fianco a fianco con i vicini di casa Simone Schinocca, Beppe Rosso e Marco Lorenzi, alla presenza di autorità del territorio, partner e sponsor.
Si accennava più sopra alla questione della “moltiplicazione”: sì, perché quest’anno Il Cerchio di Gesso, Acti-Teatri Indipendenti, Tedacà e Il Mulino di Amleto mettono insieme le forze e gli spazi (BellArte, Cubo e San Pietro in Vincoli), per un progetto cooperativo battezzato Fertili Terreni.

Non si tratta solo del simbolico coordinamento di tre stagioni teatrali – che restano comunque indipendenti nella propria fisionomia individuale – né di un mero piano di programmazione (come assicura Lorenzi), bensì piuttosto di unire quelli che fino ad ora sono stati fra i maggiori punti di riferimento del territorio piemontese per artisti di fama nazionale e giovani compagnie, riconsegnando a Torino lo scettro di grande città-laboratorio, capace di poter scrivere il proprio paragrafo di storia del teatro (veramente) contemporaneo.
Per poterlo scrivere però – punzecchia l’assessora Antonella Parigi – non bastano i registi: servono degli autori veri di teatro! (Dimenticando forse tutto il lavoro di nuova drammaturgia di questi nostri anni). Ma serve anche uno Stato che li sostenga. Anche se – continua – bisogna smetterla di ripiegarsi con tono querulo sui problemi del solo teatro, dimenticando la visione d’insieme della sfera culturale: «Quante persone, oggi, leggono un libro?». Ma questa è un’altra storia…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *