Le scoperte della XVI edizione di Opera Prima, da Fabio Liberti a Crib

Il Caligola di Teatro del Carretto (photo: Loris Slaviero)
Il Caligola di Teatro del Carretto (photo: Loris Slaviero)

Gli ultimi giorni del Festival Opera Prima sembrano essere non altro che un’escalation verso un teatro sempre più riuscito e sempre più di valore, senza togliere nulla, con questo, al calibro dei lavori e dei momenti già vissuti sin dall’inizio di una settimana preziosissima vissuta come in un’oasi nella città di Rovigo.

L’atmosfera generale che si respira tra piazze e teatri è ormai sempre più comunitaria ed affiatata; ed è così che le prime novità arrivano con il nuovo lavoro del Teatro del Carretto, presentato sabato 12, “Caligola – underdog / upset”, un Caligola eccezionale da un lato per le scelte delle luci – anche se qualche schermo dal gusto analogico sfida il gusto di molti, facendo sentire un retrogusto al sapore di anni ’80 – ma soprattutto per l’eccezionale interpretazione di Ian Gualdani, solo in scena, che grazie ad un carattere tutto suo e peculiare è in grado di immergere gli spettatori negli incavi più reconditi e disturbanti dell’anomalia mentale e dello squilibrio psico-somatico, riesumando con ottime capacità attoriali il testo camusiano all’insegna di un contemporaneo un po’ kubrikiano illuminato al neon.

Stacco totale poi verso il Chiostro degli Olivetani con il riuscitissimo e molto convincente lavoro di Angelo Campolo, “Stay Hungry“, già Premio In-Box 2020 e ormai noto alle scene per l’intelligente modalità con la quale mette assieme la problematizzazione dell’attore bandolero a quella del tema dei migranti e della loro gestione dal punto di vista italiano.

La giornata di domenica, dopo le consuete anticipazioni del prefestival, si apre invece con un pubblico molto vario che si siede tra i muri quadrati e traforati della piazza Annonaria: il luogo perfetto, nella sua luce calda, al tramonto, per ospitare l’intensità in presenza di “We are present” del coreografo Fabio Liberti, che in presa diretta sulla scena raccoglie alcune parole dal pubblico, uno spettatore alla volta, e crea così una serie di frasi motorie che, unite solo ad una traccia musicale, stupiscono tutti nella possibilità di vedere una creazione sua e di tutti. Un lavoro che, dopo il lockdown, acquisisce proprio nel carattere della sua immediatezza e della presenza, a suo modo pure effimera, una carica tutta propria di alto valore, che fa sentire al pubblico tanto di essere prossimo all’ansia dei due performer in scena – davvero sorprendenti – quanto anche di star davvero riuscendo ad essere parte di qualcosa che accade: una grande idea, insomma, abbinata ad una capacità raffinata ed esteticamente sempre riuscita di tradurre le parole in gesto, che fa sperare di vedere più spesso i lavori di Liberti nei circuiti italiani, nonostante la sua vita artistica sia ormai stabilita in Danimarca.

U* del Collettivo Crib

U* del Collettivo Crib

Continuando, quindi, sull’onda lunga delle scelte riuscite di Opera Prima – guardando ormai davvero a questa realtà come ad uno spazio al quale le istituzioni e i teatri vicini dovrebbero osservare con più prossimità e sostegno per il forte stimolo ad un teatro di vera ricerca – le attività di scena si chiudono con “U*” del Collettivo Crib, un viaggio nelle possibilità teatrali del tema dell’undeterminede dei gender troublesche trova la sua piena realizzazione grazie ad una performance impeccabile della sola attrice in scena, Beatrice Fedi, di cui ci ha convinto, ancor più della raffinatissima sincerità attoriale, soprattutto l’originale abbinamento di gesti e movimenti ad un testo che collega l’evoluzione della problematica di genere ai grandi eventi della storia maggiore. Una risposta tanto giovane e innovativa quanto necessaria ad una troppo spesso assente correlazione forte, strutturale e radicale tra i due elementi di certo teatro danza degli ultimi anni.

Curiosi come non mai, e pacificati dalle note del pianoforte e non solo di Federico Albanese, con una malinconia nel pensiero se si pensa ad un incontro che sta finendo, non si può far altro che attendere di scoprire come continuerà la prossima stagione del festival, all’insegna – come vogliono i tarocchi al diciassette – del riveder le stelle.

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