Se euro e Grecia dividono anche Santeramo e Sinisi

Scene d'interni
Scene d'interni

L’epilogo del sogno di Schuman e Monnet. “Scene d’interni dopo il disgregamento dell’Unione Europea”, atto unico di Michele Santeramo, regia di Michele Sinisi, è uno sbrindellato, fantapolitico rewind storico.
Al centro, la frantumazione dell’Unione Europea, in parallelo con il disfacimento di una coppia borghese, quella di Alberto e Silvia, interpretati dallo stesso Sinisi e da Elisa Benedetta Marinoni.

La vicenda è proiettata in un futuro non troppo lontano. Enormi cartelli ne indicano la date chiave.
2060, interno d’ospedale, coppia d’anziani: Alberto sente vicina la morte; un giovane infermiere gli chiede di raccontare come si vivesse ai tempi dell’Europa unita. 2025: Alberto sta scappando dalla polizia, che lo pedina in quanto terrorista responsabile della fine dell’Unione Europea.
2019: assistiamo a una grottesca contrattazione di euro falsi tra Alberto e una donna in burqa.
2018: i due coniugi sono alle prese con una profonda crisi di coppia, sullo sfondo dei disordini per la fine dell’UE, ipotizzata nel 2017.

Alberto denigra la politica di Bruxelles. Con fervore denuncia gli ambigui interessi nascosti sotto il progetto d’integrazione. Attraverso un acceso comizio stigmatizza una “dittatura che si è fatta prestare i vestiti della democrazia”. Ma prima di pronunciare il discorso, colpo di scena: con un espediente metateatrale, Sinisi esce dal personaggio, si rivolge al pubblico, dichiara il proprio dissenso nei confronti della drammaturgia: una presa di distanza così netta (e spiazzante) da portarlo a rinunciare al discorso, che demanda alla voce fuori campo di Santeramo.

Poi la requisitoria prosegue: si deplorano le politiche comunitarie scellerate, ricondotte a speculazioni e giochi di potere. A Bruxelles e all’unificazione monetaria si imputano persino morti e suicidi di massa.

Il lungo flashback termina nel 2002, anno dell’introduzione dell’euro e del primo incontro tra Silvia e Alberto. La coppia è metafora del nostro continente a lungo diviso in due, i cui contrasti perdurano nel presente. L’amore tra Alberto e Silvia deflagra dentro una trappola-labirinto, resa scenograficamente da un insieme di pareti di plexiglass invalicabili.

Ciò che non convince è lo sviluppo drammaturgico di tanta materia: perché comporre una cronistoria di salti temporali senza filo logico? E perché ritagliare un cantuccio di pochi secondi, bizzarra parentesi metateatrale, per l’attore in disaccordo con il drammaturgo e non sviluppare, invece, la polarizzazione dei punti di vista?

Per la riuscita di uno spettacolo sono essenziali una rigorosa idea di fondo e una coesione d’intenti capace d’agganciare lo spettatore, anello finale del processo creativo. Qui i malumori e i disaccordi tra il regista-attore e il drammaturgo finiscono per disorientare e addirittura irritare lo spettatore. Compromettono ogni possibilità di riuscita di uno spettacolo di per sé debole, perché tocca molteplici elementi di criticità dell’Unione Europea senza approfondirne realmente nessuno. E a tutto questo, senza troppo cemento logico, si giustappone il tema della crisi di coppia.

Per comprendere le ragioni di alcune scelte registiche è necessario risalire alla genesi di questo lavoro, nel gennaio del 2015. Proprio mentre si dibatte sull’eventuale uscita della Grecia dalla Comunità, iniziano le prove (e anche le divergenze) tra Sinisi e Santeramo. Quindi prende corpo la soluzione registica della voce registrata, compiuta da Sinisi, con l’aggravante di un’email fatta circolare a stretto giro da Santeramo, che si dichiara in disaccordo con la scelta registica.
Si salvano le prove attorali. Sinisi domina la scena. Elisa Benedetta Marinoni mostra versatilità e intensità. Ma non basta.

SCENE D’INTERNI DOPO IL DISGREGAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA
atto unico di Michele Santeramo
con Elisa Benedetta Marinoni e Michele Sinisi
scene Federico Biancalani
regia Michele Sinisi
produzione Bottega Rosenguild – Teatrino dei Fondi – Pierfrancesco Pisani
con il sostegno di Regione Toscana, Comune di San Miniato

durata: 58’
applausi del pubblico: 1’ 30”

Visto a Milano, Teatro Filodrammatici, il 1° novembre 2015

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