Se non sporca il mio pavimento. Scarpinato nel dramma Rosboch

Photo: teatrofilodrammatici.eu
Photo: teatrofilodrammatici.eu

Parte da un reale fatto di cronaca “Se non sporca il mio pavimento”, ultimo lavoro di Giuliano Scarpinato presentato al Teatro dei Filodrammatici di Milano: la tragica morte di Gloria Rosboch, insegnante cinquantenne residente a Castellamonte, piccolo comune del Canavese.
È la fine di gennaio 2016 quando il cadavere della donna fu trovato in un pozzo di una discarica abbandonata, a pochi chilometri dalla sua abitazione. Gloria, mesi prima, aveva presentato una denuncia per truffa nei confronti di un ex studente, oggi 22enne, Gabriele Defilippi. Il giovane, promettendole un futuro insieme in Costa Azzurra, si era fatto consegnare 187 mila euro, i risparmi di una vita della famiglia Rosboch.
I carabinieri fermano subito Gabriele Defilippi. Qualche ora dopo si scopre che dietro il ritrovamento del corpo c’è la confessione di un uomo che, insieme a Gabriele, sarebbe coinvolto nel delitto. Si chiama Roberto Obert, ha 53 anni ed è un collega della madre di Defilippi. L’uomo racconta poi ai carabinieri di essere l’amante di Gabriele. Da qui in avanti Gabriele e Obert, entrambi accusati di omicidio premeditato e occultamento di cadavere, continuano ad accusarsi a vicenda sulla responsabilità materiale del delitto.

Suggestionato da questo delitto efferato Giuliano Scarpinato costruisce il suo spettacolo, trasformandolo, come recita il sottotitolo, in un omaggio al mélo, amplificando i sentimenti dei personaggi e mescolando suggestioni assai diverse tra loro, dal mito di Eco e Narciso al mondo delle fiabe, come del resto ci aveva abituato negli spettacoli precedenti “Alan e il mare” e “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”. Come nelle opere precedenti ci intende parlare anche di come l’adolescenza sia un’età assai difficile da governare, ma non solo questo.

La scena disegnata da Diana Ciufo mostra angolarmente la camera della protagonista, Gioia, insegnante di sostegno 47enne (in scena c’è Francesca Turrini, che avevamo già apprezzato in “Thanks for vaselina” di Carrozzeria Orfeo). E’ una stanza tanto simile a quella di Alex, il ragazzino di “Fa’afafine”, in cui vive con l’anziana madre che ci appare in video (una Beatrice Schiros in una parte più amorevole del solito): è una stanza dalla tonalità pastello, con specchi e un grande armadio pieno di abiti che non indosserà mai.
Bruttina, sformata, inelegante, Gioia vive qui confinata, felice come un pesce rosso nel suo vaso pieno di acqua benigna, guardando da una serie di oblò la vita che scorre lontana e che mai la contiene.


Ma nella sua vita ad un certo punto irrompe Alessio (Michele Degirolamo, attore che aveva accompagnato il regista anche nei due spettacoli precedenti), studente 17enne dai molteplici profili su Facebook, che sogna di gestire una società di servizi ad Antibes.
Alessio, adolescente acerbo e strafottente, è pronto a sedurre qualsiasi persona gli possa servire, ma nello stesso tempo è teneramente confuso sulla sua stessa vera identità. Ama indossare abiti femminili e si fa mantenere, spesso sfuggendolo, dal suo amante, Cosimo Comes (Gabriele Benedetti), un parrucchiere di 54 anni che ha un salone di bellezza chiamato “Armonya”, desolatamente bisognoso di un amore autentico, personaggio che parla con un cane morto da tre anni e che finirà sconfitto, nel gorgo del suo legame impossibile.

Gioia e Cosimo rappresentano due solitudini che si sorreggono nel desiderio continuo di Alessio, e soprattutto Gioia vede nel ragazzo il tentativo di uscire dal proprio isolamento, diventando finalmente donna. Assai simile alla ninfa Eco, condannata ad amare, non corrisposta, fino alla sua stessa consunzione, il giovinetto Narciso, anche Gioia si perderà come lo studente nella propria immagine riflessa. Niente sangue dunque, nello spettacolo, solo inganni che lacerano comunque il cuore, lasciandovi segni indelebili.

“Posso gettare ai suoi piedi il mio cuore? Se non sporca il mio pavimento” recita il brano di Heiner Muller che ha dato spunto per il titolo della nuova creazione di Scarpinato e che vediamo comparire in alto in uno degli oblò della stanza.

Con questo spettacolo il giovane regista romano ci sembra perfettamente in linea con i due passati lavori e già con il prossimo, che indagherà, ancora una volta, la complessa identità, sempre in formazione, degli adolescenti.
Ma qua c’è di più, perché affiora un sentimento di pietà che coinvolge lo sguardo dello spettatore, senza giudizi morali, restituendoci la vita di tre esseri umani che affrontano disperatamente (e inconsapevolmente) la loro esistenza come in un sogno, amplificato e reso visibile dalle videoproiezioni di Daniele Salaris. Ed è soprattutto il destino di Gioia che ci prende l’anima e ci intenerisce, perché alla fine di tutto, solo ritornando al mare, da dove era stata violentemente tirata fuori, potrà ritrovare la pace perduta.

SE NON SPORCA IL MIO PAVIMENTO (un mélo)
regia Giuliano Scarpinato
drammaturgia Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori
con Gabriele Benedetti, Michele Degirolamo, Francesca Turrini
in video Beatrice Schiros
regia Giuliano Scarpinato
scene Diana Ciufo
luci Danilo Facco
progetto video Daniele Salaris
costumi Giovanna Stinga
visual setting Mario Cristofaro
foto Manuela Giusto
assistente alla regia Riccardo Rizzo
produzione Wanderlust Teatro / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
in collaborazione con Teatro di Rifredi, Corsia OF – Centro di Creazione Contemporanea, Industria Scenica, Angelo Mai Altrove Occupato

durata: 1h 20′

Visto a Milano, Teatro dei Filodrammatici, il 17 marzo 2019

1 Comment

  • Luca ha detto:

    Se non sporca il mio pavimento. Uno spettacolo che è un mosaico di voci, corpi in movimento grazie ai video proiettati che mette in scena la violenza vista e vissuta dalla parte delle vittime. Per raccontare come quella violenza si insinui nel quotidiano: all’inizio una piccola cosa, quasi insignificante di cui nessuno si accorge, che poi cresce senza riuscire più ad arginarla. Bravissimo Giulio e tutto il suo staff

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