Attrici allo specchio. Emmanuelle Béart si ritrova in Pirandello

Se trouver

Se trouver (photo: © E. Carecchio – colline.fr)

Nelle ultime settimane a Parigi due attrici cinematografiche di fama internazionale hanno affrontato la prova del palcoscenico, alle prese con testi assai diversi ma ugualmente intriganti: Emmanuelle Béart è stata Donata Genzi, protagonista di «Trovarsi» («Se trouver» nella versione francese) di Pirandello per la regia di Stanislav Nordey al Théâtre de la Colline, mentre Cate Blanchett al Théâtre de la Ville ha interpretato «Big and small » (ovvero « Gross und Klein ») di Botho Strauss, una produzione della Sydney Theatre Company.
Oggi partiremo con il primo (in scena ancora stasera), affrontando la prova di Cate Blanchett nei prossimi giorni.

Il testo di Pirandello, scritto pensando alla sua musa Marta Abba, sviluppa alcuni dei temi ricorrenti nell’opera dell’autore siciliano, trasferendoli al mestiere dell’attrice: la necessità o meno di provare le emozioni nella vita reale per poterle interpretare efficacemente sulla scena, il rapporto tra i ruoli interpretati e l’identità più intima e vera, il rischio che il personaggio abbia il sopravvento sulla persona. Aggiungendo, e trattandosi di un testo del ’32 non è cosa da poco, l’inconciliabilità tra l’amore possessivo di un uomo e la carriera (teatrale in questo caso), un dilemma da cui la protagonista esce, dopo un’iniziale immersione nell’estasi amorosa, scegliendo infine la carriera, dopo aver constatato l’incapacità del suo amante di accettare questa sua parte così fondamentale.

I temi vengono messi in campo fin dalla prima scena, dove un gruppo di personaggi riuniti in una villa sul mare attende l’arrivo di un’ospite, Donata Genzi, attrice teatrale di successo. Purtroppo questa prima scena corale si rivela da subito disastrosa: i movimenti rigidi degli attori sulla scena, che finiscono per schierarsi tutti sul proscenio parlando fra loro senza guardarsi, i gesti enfatici, le battute recitate con monotona inespressività accademica, provocano inizialmente sgomento, poi vera e propria irritazione (ed effettivamente «Libération» riporta che a Rennes, dove lo spettacolo ha debuttato in febbraio, uno spettatore se ne sia andato addirittura gridando). Nonostante tutto, alcuni dei concetti essenziali della pièce riescono a passare grazie alla forza del testo, ottimamente tradotto in francese da Jean-Paul Manganaro.


Fin dalla sua entrata in scena, che avviene con una lenta discesa dallo scalone della villa (la scenografia è ispirata al razionalismo italiano degli anni Trenta) appare chiaro come tutto lo spettacolo sia costruito per glorificare la sua protagonista. Fortunatamente la Béart, qui alla sua seconda prova teatrale, si rivela un’attrice di grande intensità ed è evidente l’empatia con il personaggio che interpreta: nonostante una regia poco incisiva, il percorso di Donata Genzi, dalla volontà di annullamento iniziale, passando per il rapimento amoroso fino alla ritrovata consapevolezza di sé a prezzo della solitudine, convince fino in fondo proprio grazie alla sua interpretazione.

Il protagonista maschile, il giovane pittore Ely Nielsen, che cerca di strappare Donata alle scene per offrirle una presunta «vera» vita, trova in Vincent Dissez un interprete capace di esprimere tutta l’esaltazione e l’egocentrismo del personaggio.
In alcuni momenti la Béart emoziona profondamente, come nel secondo atto, quando lo sgomento che la assale nel momento in cui si guarda nello specchio dopo giorni di isolamento con il suo nuovo amore, fa tornare alla mente le coraggiose dichiarazioni rilasciate alcune settimane fa a “Le Monde” sulla sua operazione di chirurgia plastica alle labbra (definita “un grave errore”).
L’assonanza tra quelle dichiarazioni e le battute del testo, in cui come sempre in Pirandello lo specchio costituisce una soglia verso una vertiginosa estraneità a se stessi, è quasi incredibile: “Conosco troppo la mia faccia; me la sono sempre fatta, troppo fatta: ora basta! Ora voglio la «mia», così com’è, senza ch’io me la veda”.

Se trouver
(Trovarsi)
di Luigi Pirandello
traduzione francese: Jean-Paul Manganaro
regia: Stanislav Nordey
con: Emmanuelle Béart, Vincent Dissez, Claire Ingrid Cottanceau, Raoul Fernandez, Marina Keltchewsky, Fréderic Leidgens, Véronique Nordey, Laurent Sauvage, Marine de Missolz, Julien Polet
scenografie: Emmanuel Clolus
costumi: Raoul Fernandez
luci: Philippe Berthomé
suono: Michel Zurcher
produzione Théâtre National de Bretagne, Compagnie Norday, La Colline – théâtre national, les Théâtres de la ville de Luxembourg, Théâtre de la Place (Liège), Théâtre de Saint-Quentin-en- Yvelines – Scène national
durata: 2h 20′
applausi del pubblico: 4’ 32’’

Visto a Parigi, Théâtre de la Colline, il 10 aprile 2012


 

No Comments

  • marlow ha detto:

    giusta recensione. ho visto lo spettacolo e mi sento di essere d’accordo con chi scrive….peccato che un testo filosoficamente così profondo sia stato messo in scena così mediocramente (si salvano qua e là delle cose, scenografie comprese)

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