I sei personaggi di Sinisi, in cerca di un quid

I Sei personaggi (photo: Luca Del Pia)
I Sei personaggi (photo: Luca Del Pia)

La prima cosa che viene in mente assistendo a “Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello” (sic), produzione Elsinor, al Teatro Fontana di Milano, è la fatica del mestiere teatrale. Fatica del brainstorming creativo. Fatica della messa in scena. Fatica dell’attore che in questo caso è doppia, perché è spesso chiamato a scorrazzare tra platea e palco, fuori e dentro il personaggio, giostrando attorno al pubblico e alle sue percezioni, con le luci di sala accese. C’è anche il disagio di chi si espone agli strali della critica. E infatti lo spettacolo diretto da Michele Sinisi, alla drammaturgia con Francesco M. Asselta, inizia proprio stroncando la stroncatura, in un divertente rimbalzo satirico sulla nostra recensione dei suoi “Promessi Sposi” (sempre al Fontana, due anni fa), che poi stroncatura non era.

La seconda cosa che viene in mente è un senso di pletora e confusione. Troppe idee, troppi segni, troppi linguaggi. Troppi attori (con Sinisi, Stefano Braschi, Marco Cacciola, Gianni D’Addario, Giulia Eugeni, Marisa Grimaldo, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster, Adele Tirante) sul palcoscenico e in sala, bravi ma dai ruoli sbilanciati. Troppe trovate (il dj, il cantante, il rissoso ecc. ecc.) che si giustappongono, finendo per depotenziarsi a vicenda. Come dentro una folla in cui tutti fanno a gara a chi urla più forte.

Si parte con l’avvertimento che sono in corso delle riprese video, con un cameraman e i suoi aiutanti che corrono di qua e di là e devi stare attento a non farli inciampare. Si continua con gli attori che vanno e vengono, imprecando e sbraitando. Si finisce con una scena di manichini giganteschi, della serie “effetti speciali”.


Si parla di viaggi in Francia e di formaggi italiani. Ci si addentra nella fenomenologia dello sbattimento delle uova. Si giostra tra Youtube, Facebook e gesti performativi. Si telefona e ci si manda al diavolo. E intanto, su uno schermo collegato a internet, si mettono in risalto le parole chiave della drammaturgia. Si avvicendano immagini didascaliche che vanno dall’albero alla farfalla, dal coccodrillo al gorilla che si guarda allo specchio. Fino a una foto di bimba annegata, di quelle che tacciamo di volgarità sui social, mentre qui vorrebbe essere un grido di denuncia.

Personaggi deboli e personaggi forti. Si va dalla Madre, madonnina infilzata dalla voce più flebile del velo nero che la avvolge, al Padre, scolpito in modo coinvolgente da Ciro Masella. Scene urlate o sopite, isteriche o placide. Recitazione che a volte sale di tono e di decibel, altre scende a smorzare l’attenzione. A tratti fa capolino lo slang barese, ad aggiungere quel tocco di sapidità che fa tanto oliva in salamoia.

E poi voci fuoricampo. E l’aggiunta di un cammeo che porta sul palco personaggi a sorpresa del panorama teatrale milanese. Ogni sera un gruppo diverso. Ed è meritevole questo tentativo di dialogare con la scena locale. Solo che aggiunge altra carne al fuoco, e altro fumo annebbia la vista.

Un secolo fa il Pirandello dei “Sei personaggi” non fu accolto bene: schiamazzi, insulti, accuse di follia e lanci di monete che neppure a Craxi fuori dall’Hotel Excelsior durante Tangentopoli: eccessi italiani, con quel tanto di cattiveria. Sarà per questo che Sinisi mette le mani avanti: quando avverte il bisogno di precisare nel titolo che lui sta mettendo in scena proprio l’opera di Pirandello; quando ricorda, sul foglio di sala, che «nel 1921, al Teatro Valle di Roma, la platea contestò la pièce al grido “Manicomio! Manicomio!”»; quando ironizza sulla nostra critica al “suo” Manzoni.

Certo non è facile accostarsi a un teatro che cent’anni fa era innovativo e adesso è ormai metabolizzato. Pirandello esasperava l’autonomia dei personaggi dall’autore, giocava sul “teatro nel teatro”. I “Sei personaggi” erano l’occasione per un dibattito polemico sulla rappresentazione e sulle sue funzioni. Attraverso il dipanarsi del dramma, l’autore agrigentino sviluppava temi importanti come il rapporto arte-vita, verità-finzione, e metteva in discussione le stesse convenzioni sceniche.

Sinisi esaspera l’esasperazione e pare limitarsi al gioco. Di questo lavoro resta inafferrabile il quid. Anche le magniloquenti dichiarazioni d’intenti («muoversi in una mediasfera dove il confine tra vita privata, storytelling, informazione e manipolazione è sempre più labile […] confrontarsi con la grande domanda: che cosa rimane dell’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale?») acuiscono il senso di disorientamento. La sensazione è che la risposta alla “grande domanda” si perda nel vento: sia per chi conosce a memoria Pirandello, sia per chi avrebbe voglia di approfondirlo.

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE DI LUIGI PIRANDELLO
Di Luigi Pirandello
Drammaturgia: Francesco M. Asselta, Michele Sinisi
Regia e adattamento: Michele Sinisi
Con: Stefano Braschi, Marco Cacciola, Gianni D’Addario, Giulia Eugeni, Marisa Grimaldo, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster, Michele Sinisi, Adele Tirante
Aiuto regista in scena: Nicolò Valandro
Scene: Federico Biancalani
Assistente alle scene: Elisa Zammarchi
Direzione tecnica: Rossano Siragusano
Produzione: Elsinor Centro di Produzione Teatrale

durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 3’ 30”

Visto a Milano, Teatro Fontana, il 14 marzo 2019

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