Antonio Latella e le parole selvagge

selvaggiamente le parole lussureggiano nella mia testa
selvaggiamente le parole lussureggiano nella mia testa

Una scena (photo: Anna Bertozzi)

Il neodirettore artistico del Nuovo Teatro Nuovo Antonio Latella, che dalla stagione 2010-2011 sostituirà dopo 30 anni Igina Di Napoli alla guida del teatro napoletano, fin da ora, mentre si chiude la stagione, ha voluto presentare al suo nuovo pubblico da direttore tre suoi lavori, tutti quanti legati a doppio filo da un tema ben specifico: la relazione che intercorre tra malattia e letteratura.
Il primo testo ad essere analizzato è stato il “Don Chisciotte” di Cervantes, i cui personaggi erano oppressi dalla malattia della quotidianità e inventavano questo mondo fantastico proprio come antidoto ad essa; successivamente, a gennaio, è toccato a “[H]_L Dopa”, tratto dalla raccolta di appunti del neurologo e scrittore Oliver Sacks (che diventarono anche un celebre film con Robin Williams e Robert De Niro, “Risvegli”), dove si descrivevano gli effetti del trattamento della medicina L Dopa in pazienti affetti da encefalite letargica, malattia che li costringeva sempre a rimanere in una sorta di dormiveglia.

Qualche giorno fa è stato invece presentato in prima nazionale, poiché si tratta di una produzione della casa del teatro di Vienna, “Selvaggiamente le parole lussureggiano nella mia testa”, tratto dai testi dello scrittore austriaco Josef Winkler.

Qui il tema della malattia è più sottile, più impercettibile: malattia della propria dimensione esistenziale. Latella tratteggia questa paura disponendo su tre pedane altrettanti personaggi nudi, ognuno a simbolo di un archetipo: Lo Scrittore, Il Prete, Il Travestito. La loro sofferenza è espressa tramite la dimensione verbale, concepita in maniera differente di personaggio in personaggio, come differenti sono le sofferenze stesse. Proprio per questo, Latella dà quattro lettere in bocca a ciascun personaggio: per uno formano “Amor”, per l’altro “Roma”, per l’altro ancora “Omar”.
Lo Scrittore reinventa la vita con la sua parola, ma al tempo stesso questo è motivo di sofferenza (tanto da fargli dire: “Se potessi mangiarmi vivo, comincerei dalle dita, così da non poter scrivere più; dalle ossa delle dita morse, però, crescerebbero dieci penne, che intingerei nell’inchiostro nero”, proprio a sottolineare questo dualismo). Il Prete scopre la parola di Dio come rivelazione della vita, che al contempo lo immerge in dubbi esistenziali. Il Travestito scopre la propria diversità nella dimensione del corpo, nella fisicità, ma sarà proprio quella diversità a distruggerlo.

Tre personaggi che, in fondo, rappresentano tre anime dello stesso Winkler, la cui esistenza di scrittore si scontra con la sua omosessualità e con la sfera religiosa. Proprio il continuo incagliarsi di queste sfere lo lascia immerso nel dolore esistenziale, nella sua malattia del vivere. E questo dramma è vissuto in solitudine, lontano da quel mondo che osserva indifferente, rappresentato genialmente da Latella con la messa in scena di una donna che, sul fondo, pela patate per tutta la durata dello spettacolo.

SELVAGGIAMENTE LE PAROLE  LUSSUREGGIANO NELLA MIA TESTA. UN TRITTICO
sulla base dei testi di Josef Winkler
drammaturgia: Alexandra Millner
regia Antonio Latella
produzione: Schauspielhaus Wien, Wiener Festwochen e Nuovo Teatro Nuovo, presentato con la collaborazione di Teatro Pubblico Campano, Goethe Institut Napoli, Forum Austriaco di Cultura, Università L’Orientale di Napoli, Ass. Cult. Il Porto di Toledo
interpreti: Steffen Höld, Vincent Glander, Max Mayer, Constanze Kargl
scene e costumi: Annelisa Zaccheria
luci: Giorgio Cervesi Ripa
musiche: Franco Visioli
assistente alla regia: Catherine Schumann
durata: 1h 40’
applausi del pubblico: 3’ 20’’

Visto a Napoli, Nuovo Teatro Nuovo, il 28 aprile 2010

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