Cecilia Ligorio firma il ritorno di Semiramide alla Fenice

Semiramide (photo © Michele Crosera)
Semiramide (photo © Michele Crosera)

Per ogni melomane che si rispetti, assistere dal vivo ad un’opera amatissima, un vero monumento del melodramma, è un avvenimento di grande importanza; se si può vederla, poi, nel teatro che l’ha tenuta a battesimo, risulta ancor più memorabile.
Stiamo parlando di “Semiramide” di Gioachino Rossini, opera scritta su libretto di Gaetano Rossi, tratta dalla “Sémiramis” di Voltaire e dalla vita della leggendaria regina assiro-babilonese Semiramide, che debuttò al Teatro la Fenice di Venezia il 3 febbraio 1823, che ne conserva il manoscritto; in quell’occasione Isabella Colbran, da poco sposata con il maestro pesarese, vestiva il ruolo della protagonista.
E’ dunque al teatro veneziano che ci siamo appositamente recati per assistervi.

“Semiramide” è l’ultima opera che Rossini compose espressamente per palcoscenici italiani prima di ritirarsi in Francia e, come si è detto, rappresenta un vero e proprio monumento dell’opera italiana: quattro ore di musica originalissima, vero compendio del genio rossiniano, modello assoluto di quello che è avvenuto dopo, soprattutto all’estero.

Lo svolgimento della trama dipende tutto dall’assassinio, avvenuto 15 anni prima dei fatti narrati, del re dell’Assiria, Nino, per opera del principe Assur, in combutta con la regina Semiramide, moglie di Nino, da cui ha avuto il figlio Ninia, anch’egli morto, ma che si rivelerà vivo con il nome di Arsace.
L’inizio dell’opera è contraddistinto dai preparativi per decidere chi sarà il nuovo re. Nel frattempo, convocato dalla regina stessa, ritorna alla madrepatria Arsace.
Semiramide, non sospettando che Arsace sia suo figlio, se ne innamora, decretandolo nuovo re e suo sposo.
La regina esorta il sacerdote Oroe a celebrare il rito, ma in quel mentre la terra trema, e si apre il sepolcro dell’imperatore. L’ombra di Nino appare, annunciando che Arsace regnerà solamente quando il suo assassinio sarà vendicato; il giovane giura di obbedire al compito funesto.
A questo punto Oroe mostra ad Arsace la prova che egli è Ninia, legittimo erede al trono, e che la regina e Assur hanno assassinato il padre.
Semiramide raggiunge Arsace che lo rassicura, dicendo che ucciderà solo Assur; ma nell’oscurità, a morire uccisa per mano sua non sarà Assur ma la regina. Oroe condanna a morte Assur, ma questi, trionfante, indica il corpo morto della regina; Arsace, sconvolto, sta per suicidarsi quando Oroe lo ferma, con il popolo che entra festante, proclamandolo imperatore.


In una versione successiva, il finale verrà poi modificato: Assur muore mentre Semiramide rimane in vita, e acclama col popolo la nomina imperiale del figlio. Ciò avviene nella famosa versione registrata da Joan Sutherland come Semiramide e Marilyn Horne come Arsace. Non abbiamo fatto a caso il nome di questi due mostri sacri, perché l’opera in questione, nella sua grande complessità, è di rara esecuzione dato che necessita di interpreti eccezionali, elemento che purtroppo oggi è assai deficitario; e anche la messa in scena è assai complessa, se non si vuole cadere nel pacchiano. Per cui questa versione veneziana di “Semiramide” risulta di grande importanza, precedendo un nuovo allestimento annunciato per agosto a Pesaro, durante il R.O.F., che vedrà la regia di Graham Vick.

Molti i momenti memorabili nell’opera: l’arrivo di Arsace, “Eccomi alfine in Babilonia”, la cavatina di Semiramide “Bel raggio lusinghier”, i grandi duetti tra madre e figlio “Serbami ognor sì fido… alle più care immagini” e “In sì barbara sciagura”, l’altro duetto “Se la vita ancor ti è cara” tra Assur e Semiramide”, e per finire la grande scena “della pazzia” di Assur. Momenti di grande effetto e meraviglia, che ci possono offrire solo in parte lo splendore di questo capolavoro dalla vocalità estrema.

Semiramide (photo © Michele Crosera)

Semiramide (photo © Michele Crosera)

A Venezia avevamo a disposizione forse il più grande soprano attualmente in circolazione, Jessica Pratt, che affronta in modo sicuro le impervie tessiture che la parte richiede, con qualche forzatura qua e là, comprensibile nell’estrema difficoltà della partitura. La Pratt interpreta una donna a tutto tondo, fiera, apparentemente senza umanità, feroce e assassina, ma che ha slanci d’amore per chi crede il suo nuovo amante, che come abbiamo visto è invece suo figlio.
La giovane Teresa Jervorino, che avevamo già notato nel ruolo di Rinaldo a Martina Franca, non ha ancora la voce e l’allure per i ruoli da guerriero rossiniano, ma possiede un bel timbro morbido, che esprime in modo convincente, soprattutto nei momenti più intimi. Ci è piaciuto molto l’Assur di Alex Esposito, impregnato di grande carica demoniaca, che esprime con forza e carattere, forse non del tutto consona allo stile rossiniano, ma di sicuro effetto. Enea Scala nel ruolo di Idreno nel corso dell’opera prende via via coscienza dei suoi mezzi, che esprime molto bene nella sua aria finale “La speranza più soave”.

La giovane regista Cecilia Ligorio evita la paccottiglia in stile peplum di una Babilonia di cartapesta reinventando la capitale assiro-babilonese, alludendo sì all’Oriente, ma senza precise connotazioni. La scene di Nicolas Bovey sono dominate da linee astratte in cui predominano l’oro, il bianco (il coro) e il nero (le danzatrici), con i costumi firmati da Marco Piemontese. I giardini pensili di Babilonia vengono ricreati attraverso alzate di bacili d’oro e fiori rampicanti. Inerenti i movimenti coreografici e mimici di Daisy Ransom Phillips.
Ci è molto piaciuta anche l’apparizione in chiave contemporanea del re assassinato Nino, che sorge luciferino dal buco tenebroso della sua tomba.
Riccardo Frizza, dal podio dell’Orchestra della Fenice, ci è sembrato restituire in modo intatto per le quattro ore di spettacolo tutto lo spirito che imbeve questo capolavoro, seguendone i vari e diversi accenti, assecondato dal coro preparato da Claudio Marino Moretti.

SEMIRAMIDE
Direttore: Riccardo Frizza
Regia: Cecilia Ligorio
Scene: Nicolas Bovey
Costumi: Marco Piemontese
movimenti coreografici e ballerina: Daisy Phillips

cast:

Semiramide Jessica Pratt
Arsace Teresa Iervolino
Assur Alex Esposito
Idreno Enea Scala
Oroe Simon Lim
Azema Marta Mari
Mitrane Enrico Iviglia
L’ombra di Nino Francesco Milanese
ballerine Olivia Hansson, Elia Lopez Gonzalez, Marika Meoli, Sau-Ching Wong

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

sopratitoli in italiano e in inglese
nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice

durata totale: 4h 40′

Visto a Venezia, Teatro La Fenice, il 23 ottobre 2018

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