Senza filtro. Atto d’amore per Alda Merini

Rossella Rapisarda (photo: Angelo Redaelli)
Rossella Rapisarda (photo: Angelo Redaelli)

Frammentato, lieve e intimo come ogni discorso poetico. Così si presenta “Senza Filtro – Uno spettacolo per Alda Merini”, di Fabrizio Visconti e Rossella Rapisarda, che dopo diverse tappe milanesi approda a LabArca di Milano, all’interno della rassegna Sguardi sulla città. I Maestri di Milano, promossa dal Teatro de Gli Incamminati.
Una serie di appuntamenti teatrali e musicali per raccontare il capoluogo milanese attraverso la storia dei suoi protagonisti culturali: Enzo Jannacci, Elio Pagliarani, Carlo Emilio Gadda e Alda Merini.

Quest’ultima in “Senza Filtro” è una presenza evanescente ma costante. La sua poesia, i suoi sentimenti, lo sguardo candido, il dolore che ha attraversato la sua vita, costituiscono il fulcro dello spettacolo, che assume la forma di un viaggio dietro le sue carte.

La scena, curata da Marco Muzzolon, restituisce l’atmosfera onirica e suggestiva del racconto.
Siamo al bar Charlie: alcune sedie storte, spaccate; una tazzina di caffè vuota sulla sedia; al centro il tavolino di un bar con due posti e una macchina da scrivere; un separé dal gusto vintage sullo sfondo; uno spazio per il musicista, Marco Pagani, la sua batteria e la tastiera. Sul pavimento pagine sparse di poesia.


A condurre il pubblico in questo percorso surreale c’è Rossella Rapisarda, spettinato angelo biondo vestito di sogni di carta. Un personaggio bizzarro e soave che cerca un contatto con la platea, pone domande per poi svelare che sta aspettando lei; siede al tavolo di un bar e si prepara all’attesa in una mattina di novembre.
Alda non può non arrivare al Charlie. Magari farà tardi ma arriverà, perché lì al bar c’è la vita, sostiene l’angelo sciorinando con leggerezza brandelli di poesia. In sottofondo il rumore di una macchina da scrivere. Scorrono versi e pensieri sparsi, frammenti seri, cupi o strampalati. Si parla di quanta violenza possa esserci in un foglio bianco, dell’importanza del bar come rifugio, luogo di lavoro per grandi scrittori come Hemingway, crocevia di esistenze in cerca d’affetto.
Al bar si canta, si parla e si consumano vite semplici: come quella di Giancarlo, il barista che fa avanti e indietro con i caffè su un vassoio e gli si gonfiano i piedi; o come Renato, che ama tanto la musica, e avendo assistito a un’ottima esibizione musicale, minaccia di morte il musicista perché “dopo aver suonato così non può che finire in paradiso”.

È la musica l’altra grande protagonista della pièce, con la batteria e la tastiera di Marco Pagani, e il tormentone “24000 baci” di Celentano, cantante preferito dell’angelo custode, che non disdegna di suonare qualche nota. Un sound che restituisce il sapore di un tempo e di un spazio familiari, la Milano degli anni Sessanta, la città in cui Alda Merini passò gran parte della propria esistenza.

L’angelo custode prosegue il proprio racconto citando aneddoti sulla vita della poetessa, con un excursus sul suo dolore e solitudine, fino alla rivelazione finale: Alda non verrà, ma pure ci lascerà un inno alla vita e all’amore nel giorno della sua scomparsa.

“Senza filtro” mostra il candore della poetessa dei Navigli attraverso una drammaturgia lieve che restituisce la purezza della poesia senza risparmiare il dolore che l’ha provocata.
Rossella Rapisarda e Fabrizio Visconti lasciano sullo sfondo la vita reale della Merini. Viene privilegiata la dimensione surreale e fiabesca, con toni leggeri, come una fiaba da cui emerge il calore di un sentimento ancora vivo.

SENZA FILTRO – UNO SPETTACOLO PER ALDA MERINI
di Fabrizio Visconti, Rossella Rapisarda
con Rossella Rapisarda
musiche dal vivo Marco Pagani
regia Fabrizio Visconti
scene Marco Muzzolon
costumi Mirella Salvischiani
produzione Eccentrici Dadarò
coproduzione Arterie CIRT – Ass. Cult. Ca’ Rossa
con il contributo di Regione Lombardia Progetto NEXT 2012

durata: 1 h
applausi del pubblico: 2’

Visto a Milano, a LabArca, il 14 luglio 2016

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