Senza Lear. Tre sorelle fra Čechov e Shakespeare

Senza Lear

Senza Lear“Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste. Dire ciò che sentiamo e non ciò che conviene dire. I vecchi hanno sopportato di più: noi che siamo giovani non vedremo tanto né tanto a lungo vivremo”: il programma di sala ci accoglie con queste parole, tratte da Shakespeare. Sul palco ci sono tre sorelle, sedute, messe così davanti al pubblico sembrano interrogarlo. Una grande prova le aspetta, una dichiarazione d’amore al padre, che in cambio potrà farle felici. Questa è la premessa di “Senza Lear”, primo studio per uno spettacolo di Isola Teatro, progetto vincitore del Premio Lia Lapini 2009. Il debutto dello spettacolo è previsto al festival Voci di Fonte di Siena nell’estate 2010.

In questo primo studio, in questo “Re Lear” in versione ridotta, l’attenzione viene spostata sui giovani: le tre sorelle rimandano a Čechov e diventano simbolo dell’instabilità della nostra generazione, anche di quella nobile, nata da re.
La scena è spoglia, solo tre seggioline, ma viene riempita da alcuni spunti interessanti. Serpeggia nell’aria un’atmosfera familiare ma malata, malattie di oggi in un contesto shakesperiano: tre figlie viziate vanno dal padre, un po’ orco un po’ padrone, per avere dei privilegi. Mentre le tre sorelle si scambiano continuamente i vestiti, alcune scene movimentano i dialoghi serrati: c’è un canto a cappella con le protagoniste che ricordano le tre scimmie sagge del “non vedo, non sento, non parlo”. C’è un dolce passo di danza in cui le due sorelle femmine (sì perché c’è anche una sorella-attore) esprimono complicità e ambiguità.

Gli attori rendono giustizia al testo: Armando Iovino è Reagan, la sorella-uomo (ambiguità che nello spettacolo mai viene enfatizzata) un po’ ruffiana che va dal padre a smascherare la sorella Cordelia (interpretata da Laura Riccioli) e le sue uscite amorose. Nel mezzo sta la algida Goneril (Elisa Porciatti). Tutti bravi, giovani e freschi, si misurano con una scrittura collettiva incisiva, che stupisce per l’attualizzazione dell’incipit shakesperiano. L’asciutta regia di Marta Gilmore risalta il ruolo dell’attore per un teatro di parola attuale e non banale.

Senza Lear. Studio per uno spettacolo
con: Armando Iovino, Elisa Porciatti, Laura Riccioli
drammaturgia: M. Gilmore, Armando Iovino, E. Porciatti, L. Riccioli
costumi: Cristina Gaetano
disegno luci: Giuseppe Pesce
aiuto regia: Pamela Sabatini
regia: Marta Gilmore
coproduzione laLut/Voci di Fonte e Rialtosantambrogio
durata: 42’
applausi del pubblico: 1’ 04’’

Visto a Roma, Colosseo Nuovo Teatro, il 17 dicembre 2009

 

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