Nutritivo: a cena con Sergi Faustino. Fame d’arte, provocazione o libertà?

Serge Faustino
Serge Faustino

photo: Sho®t Theatre

Sul treno che ti porta fuori città, ti chiedi quanti intorno a te abbiano mai assaggiato del sangue umano. Ricorderai e forse – solo forse! – racconterai di quella volta che a te era capitato, a Short Theatre alla Pelanda, nel lontano 2010. Man mano che ti allontani da quell’esperienza sembra che il suo epilogo perda senso. Eppure fino a qualche ora fa ce l’aveva. Cerchi di capire perché.
Lo spettacolo di Sergi Faustino “Nutritivo” viene programmato per ultimo. Hai avuto modo di assistere alla seducente danza di Joao Costa, sei riuscito a recuperare Aldes, rimanendo prima in fila per 45 minuti perché l’allarme antincendio, lì all’ex-Mattatoio di Testaccio, ogni tanto scatta da solo, e ne sei uscito divertito, sì, ma onestamente un po’ diffidente nei confronti di uno spettacolo che vive di numeri a tenuta stagna e non ha sempre rispetto dell‘attenzione dello spettatore.

C’è tempo per scambiare qualcuna di queste opinioni, per essere tentato dall’appesantirsi delle palpebre a mollare tutto e, per una sera, tornare a casa prima, ma poi resisti e accetti di vedere il secondo contributo internazionale di questa serata. Mentre si compone la platea, Faustino offre al pubblico delle tartine di sanguinaccio. Arrivi che già l’offerta è scaduta, incroci lo sguardo di qualcuno che ha assaggiato, contento di poter contrastare i morsi della fame. Però, dando un’occhiata alla scena, qualcosa che insospettisce c’è, per esempio quel tavolino sulla sinistra, dove sono posizionati una bottiglietta d’olio, piccole buste di roba da mangiare, una padella su un fornelletto da campo, una baguette ancora incartata, uno strano attrezzo da cucina.

Faustino è rasato, coperto di cerone bianco e con due enormi segni di trucco nero sugli occhi e sulla bocca, che sembra stia masticando sangue. A breve spiegherà che quello è il look dei “blackeros”, i musicisti di black metal, genere di rock particolarmente violento che raccoglie tra le sue file molti adepti di Satana in persona e di cui ci riporterà alcuni esempi storici.
Prima, però, avverte il pubblico che a breve un apposito infermiere lo raggiungerà sul palco e gli preleverà del sangue, quindi che le persone sensibili si preparino. Il prelievo avviene, in totale silenzio, sotto gli sguardi inorriditi di diversi spettatori, che arricciano ulteriormente il naso quando… procede a versare il proprio sangue nella padella assieme agli ingredienti per preparare – che sorpresa! – il sanguinaccio. Al rumore del soffritto si aggiunge il fumo, al fumo l’odore, mentre lo spettacolo comincia.

Faustino dedica lo spettacolo a due leggende del genere provenienti dalla Scandinavia (paese culla di questa deriva dell’hard rock). Alcuni aneddoti sulle band sataniste sono noti, come l’usanza di appendere in scena teste di capra sanguinanti, bere sangue di topo e provare un gusto particolare per la violenza bruta. Altri sono racconti specifici, che riguardano la tragica morte di una star. Il tutto con la padella di sangue che continua a friggere sul fornello. Che gli spagnoli siano all’avanguardia in certe pratiche della scena particolarmente estreme lo sappiamo.
Avendo occasione di vedere dal vivo uno di questi spettacoli border-line, vai alla ricerca, negli occhi del performer, di quella scintilla di follia che lo spinga ad architettare simili trovate. E, con sorpresa, l’unica caratteristica che trovi è una sorta di calma ascetica. Piazzato di luci accecanti, musiche sparate a tutto volume, corse forsennate e un paio di tableau montati su una densa luce vermiglia ti tengono sveglio. La considerazione in negativo è questa sorta di senso del dovere, ormai comune alla maggior parte dei gruppi della nuova scena, espresso nei confronti della dimensione danza. Da che ci si lamentava che troppi lavori artistici non prestavano adeguata attenzione al corpo e alle relative possibilità espressive, improvvisamente la situazione sembra essersi capovolta. Il risultato è che sono davvero pochi gli spettacoli che non tentano di offrire anche un esempio danzato. Anche laddove, come tutto sommato in questo caso, il contributo della coreografia sarebbe forse superfluo.
Da un lato ti è visibile la provocazione, rappresentata forse dalla volontà di dimostrare come la scena di oggi sia davvero una terra di nessuno, un’arena in cui a chi ha il coraggio di scendere viene concesso tutto. Dall’altro ti rammarichi per uno spettacolo come questo, che avrebbe brillato di completa dignità proprio a condizione di asciugare certi momenti morti, in gran parte riassunti negli intermezzi coreografici.
Per fortuna il gran finale deve ancora arrivare. Dopo un paio di minuti buoni a riprendere fiato con gli occhi cerchiati di nero puntati sulla platea, Faustino torna nella sua cucina improvvisata. Si chiede, con ironia, quale sia la punizione per la vita dissoluta di un satanista, ché mandarlo all’inferno sembrerebbe quasi un premio. Nel frattempo toglie la padella dal fuoco, la scola, versa il preparato in un imbuto che immette direttamente il tutto in un sacco di budello, a formare tre salsicce che ripasserà in padella, prima di finire per spalmarle sulle fette di baguette.

Alla maggior parte di voi, dice, sarà capitato almeno una volta di farsi prelevare il sangue, così come la maggior parte di voi avrà assaggiato questo piatto. L’unica differenza è che quello che avete mangiato voi proveniva dal sangue di un maiale che non avete mai visto, non avete idea di come quelle bestie vengano trattate, di “chi siano” quelle bestie. Con me ci avete trascorso quasi un’ora e mezza. Io ora vi offro una bella salsiccia fatta con il mio sangue.
A quel punto, il gelo. Il vassoio passa sulle prime file, tra sorrisi imbarazzati, commenti compassionevoli e risatine, senza che nessuno abbia nemmeno il coraggio di guardare il vassoio. Forse l’intento di questo performer così sfacciato e sporco – in molto simile all’atteggiamento di Rodrigo Garcìa e dei suoi attori – era proprio quello di far sentire il pubblico schiavo della propria stessa posa di superiorità, della propria stessa sufficienza. Come dire che se esci da qui con quel sorriso distaccato e vai a raccontare a tutti quanto siano pazzi gli spagnoli in scena, che si mutilano e offrono il proprio sangue al pubblico, di questo spettacolo non ti sarà rimasto niente. Il senso – se c’è – ti investirà insieme al sapore di quel sanguinaccio.
Così raccogli le forze, lasci il tuo posto e scendi la gradinata fino a raggiungere il vassoio. Acre, con retrogusto di aglio, spezie varie, carne. E sangue. Gusti la tua tartina e dividi qualche sorso d’acqua con Faustino stesso, brindando. Senza sorridere. Di lui ti colpisce questo, l’assenza di sorriso. Ti fa un cenno alzando il pollice, rispondi alla stessa maniera, dicendo che sì, ti piace, non ci trovi niente di strano. Il senso sta lì, in uno spettacolo che punta a non lasciare altri messaggi se non quello della totale libertà.

NUTRITIVO
di e con Sergi Faustino
durata: 50’
applausi del pubblico: 2′

Visto a Roma, La Pelanda, il 9 settembre 2010

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