Lilo Baur nel Sesto continente, insieme a Daniel Pennac

Lilo Baur

Lilo Baur (photo: ateliersdesabbesses.fr)

Abbiamo intervistato Lilo Baur in occasione della sua residenza al centro culturale Il Funaro di Pistoia, che stasera alle 21 chiude la stagione con “La narratrice di film” al termine della residenza artistica di Patricia Rivadeneira e la compagnia Li.Fra.
Anche Lilo Baur è stata in residenza al Funaro, ma per le prove del nuovo spettacolo di Daniel Pennac, “Il 6° Continente”, di cui la regista svizzera cura la regia.
Lo spettacolo, una produzione del Théâtre des Bouffes du Nord di Parigi e Theatres de la Ville de Luxemburg, in coproduzione con la Compagnie Rima e Teatro Stabile di Torino, con il sostegno de Il Funaro di Pistoia, inaugurerà la prossima stagione del Théâtre des Bouffes du Nord di Parigi e quella dello Stabile di Torino. 

“Il 6° Continente” è la storia di un uomo che si vede privato di tutti i suoi beni, e si ritrova in mezzo a una grande discarica: il 6° Continente, meglio conosciuto come Great Pacific Garbage Patch.  
Daniel Pennac, ispirandosi al “Timone d’Atene” di Shakespeare, affronta nel testo la polarità degli opposti nella condizione umana.

Pennac tornerà al Funaro in residenza teatrale dall’1 al 15 settembre prossimi, per continuare le prove dello spettacolo, e il 14 settembre lui e la compagnia incontreranno il pubblico.
Anticipiamo anche fin d’ora che il 14, 15 e 16 dicembre 2012 sempre il Funaro ospiterà l’anteprima nazionale della lettura teatrale “Storia di un corpo”, di e con lo stesso Pennac insieme a Massimiliano Barbini, tratta dal nuovo libro in uscita per Feltrinelli in ottobre.

Daniel Pennac e Lilo Baur

Daniel Pennac, Lilo Baur e la compagnia del Sesto continente (photo: Alessandro Schinco)

Lilo Baur, parlarci de “Il 6° continente” e della tua esperienza professionale con Daniel Pennac.
Anni fa volevo fare uno spettacolo sul sapone. Ho cominciato a esplorare questa tematica due anni fa e ho scoperto che era troppo stretta e al contempo troppo grande. Così ho continuato e allargato la ricerca intorno al concetto di “sporco” e “pulito”.  Dopo essere stata su una spiaggia – molto bella – negli Stati Uniti, dove uno dei miei amici raccoglieva tutti i pezzi di plastica che trovava, ho sentito parlare per la prima volta del Sesto Continente, questo enorme mucchio di spazzatura nell’Oceano Pacifico. Tutta la plastica finisce là. Così, partendo dai due concetti di sporco e pulito, ho trovato il titolo per il mio lavoro. E poi, sempre due anni fa, ho invitato Daniel Pennac ad un workshop. Ha lavorato con alcuni attori, proponendo improvvisazioni intorno al tema sul quale è incentrato lo spettacolo, per vedere se c’era materiale. A Daniel è piaciuta l’idea di lavorare su una pièce teatrale partendo dall’inizio. Ha proposto come un possibile approccio il “Timone d’Atene” di Shakespeare. Parlare di qualcuno che aveva tutto, lo perdeva e finiva nello sporco. Daniel è una fucina di idee, e in questa occasione si è nutrito delle proposte degli attori.

In effetti dalle note di regia si nota un profondo lavoro alle spalle dello spettacolo. Un lavoro in continua evoluzione, condotto con un gruppo di attori che provengono da varie parti del mondo.

Ho curato regie di spettacoli teatrali, di opere e fatto laboratori in molte parti del mondo. In questo modo ho incontrato tutti gli attori che sono presenti ne “Il 6° continente”. Ho lavorato individualmente con ciascuno di loro. Kostas Philippoglu l’ho conosciuto al Théâtre de Complicité e poi abbiamo lavorato assieme in Grecia e in Francia. Con Hélène Patarot abbiamo lavorato insieme in Inghilterra e al Théâtre de Complicité e lei ha adattato “Fish Love”, un lavoro tratto dai racconti di Cechov. Claudia De Serpes Soares è una danzatrice allieva di Sasha Waltz , ha recitato in “Fish Love” e ha lavorato con me in un’opera, lo scorso anno. Ximo Solano l’ho conosciuto a Valencia. È regista , musicista e un sacco di altre cose. Mich Ochowiak era un musicista dei Négresses Vertes, una band francese molto famosa… è un vero “animale da palcoscenico”, lavoriamo assieme da molti anni. Lui ha composto le musiche per lo spettacolo che ho fatto con la Comédie française. William Purfoy è un cantante d’opera che ho incontrato quando ho diretto “Didone ed Enea”, un altro elemento con grandi qualità artistiche. L’ho incontrato molti anni fa a Losanna e da allora abbiamo lavorato assieme. Recita e dirige in Svizzera. Queste sono persone nelle quali io credo molto, ma soprattutto grandi creativi.

Lo spettacolo ruota appunto attorno al concetto di “pulito” e di “sporco”, ma parla anche di rifiuti, spazzatura… Hai scritto che “I regali dell’inizio sono gli scarti della fine”. Spiegacelo meglio.
Nello spettacolo parliamo della vita di una famiglia che comincia come piccola impresa familiare fino a divenire una grande industria. Produce carta da imballaggi, poi plastica, ogni cosa che usiamo. Ma dove finiscono tutti queste cose? Noi le mettiamo via, scompaiono dalla nostra vista, ma un giorno riemergono nel Sesto Continente.

Come hai accennato prima, hai lavorato in molti luoghi, Spagna, Italia, Grecia, Inghilterra, Francia… Cosa pensi dell’attuale crisi che attraversa il teatro italiano dal punto di vista dei tagli alla cultura che ci sono stati?
I tagli nel settore culturale sono sempre I primi ad essere fatti. Sono appena rientrata dalla Grecia dove ho visto attori andare in scena con niente… Però facevano il tutto esaurito e riuscivano a guadagnare qualcosa e poi a investirlo. Nei momenti di crisi penso che le persone abbiano un maggior senso di solidarietà. Siamo tutti nella stessa situazione. In questo modo la necessità di avere qualcosa da dire è sempre più grande.

Lilo Baur Daniel Pennac Clara Bauer

Lilo Baur, Daniel Pennac e Clara Bauer (photo: Alessandro Schinco)

Il tuo curriculum è davvero notevole. Hai lavorato con grandi registi, sei un’attrice e una regista, hai fatto cinema, teatro e hai diretto opere. Come hanno influenzato tutte queste esperienze la tua crescita e il tuo percorso artistico e umano?
Essere un’attrice ti aiuta molto per comprendere a fondo Il processo creativo. Solitamente improvviso, per esplorare, per proporre continuamente e rimanere con una grande incertezza, poiché sai che le scene potranno cambiare, essere tagliate e il testo potrà improvvisamente essere buttato via. È un duro lavoro, ma ti rende più forte. Ho lavorato per un anno in una compagnia di danza e l’aspetto fisico era molto importante per me. Ho lavorato per 12 anni con il Théâtre de Complicité a Londra e in seguito con Peter Brook. L’esperienza con lui mi ha fatto riflettere molto sul suo approccio, che è quello del raccontare una storia nel modo più semplice.
Un film invece è qualcosa di completamente differente. Mi piace, ma è come fare un’altra professione. Lavorare come regista di opere invece è un privilegio, soprattutto perché mio fratello è un musicista e io sono cresciuta in mezzo alla musica.

Come è stata l’esperienza a Il Funaro?
Essere a Il Funaro è stata un’esperienza incredibile. C’era la possibilità di concentrarsi completamente sul lavoro, e questo ci rendeva molto attenti, anche durante le prove generali. È uno spazio che ti fa sentire intimo e dove ti senti protetto e curato. Abbiamo lavorato tutti i giorni fino a tarda sera. Mi piace ricordare il cibo speciale, fantastico -preparato per noi da Lia e Paolo – che ci ha aiutato ad apprezzare ancora di più quel luogo. Ne siamo rimasti tutti innamorati.
 

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