Set Suspend State. Fiorenza Menni tra imbrattamenti, violoncello e sintetizzatori

Fiorenza Menni in Set Suspend State

Fiorenza Menni in Set Suspend State (photo: Matilde Soligno)

Uno stato sospeso, quello in cui galleggi per indecisione e titubanza, quello che mette al contempo la tua anima in salvo e in subbuglio. Non sai dove andare con il corpo e la mente, non ti riconosci, e di questa interruzione operativa fai di tutto per allestirne al meglio ogni dettaglio.

“Set Suspend State” è il momento performativo partorito da Fiorenza Menni e Francesco Guerri in fondo al progetto di aggregazioni di punti di vista concepito in collaborazione con Teatro Valle Occupato e Angelo Mai di Roma.

Frammenti agganciati al rimosso, intimo e/o collettivo, rielaborati in forma di concerto.
“Boia – concerto breve per imbrattamenti, voce e sintetizzatori” ha come materiale seminale quel gran calderone irriducibile e spesso d’origine anonima che è il lessico spray, l’universo delle scritte murali che decorano o imbrattano quelle città meno inclini a sopportare i silenziatori, i censori, il bianco e la pulizia. Nata per l’evento Bologna al Muro, la performance ha il merito di potersi modulare di luogo in luogo, aggiungendo e sottraendo il raccolto che ogni luogo ha con sé.

Frasi lanciate nel vuoto, decontestualizzate e ricombinate per gioco d’assonanza o di trasgressione. Stonature di rima. Fraseggi di ghiaccio. Sentenze a nome di malcapitati. Grida d’aiuto o d’allarme. Incitamenti alla rivolta. Addizioni e sottrazioni di senso. Dissensi. Dichiarazioni d’intenti e di stenti.
Il tutto accompagnato e scompigliato dalla distorsione di corde elettrificate. “Pensieri in forma germinale” a detta di Fiorenza Menni, da lei ri-detti, ri-formulati da una voce che si fa megafono suadente dai nessi imprevedibili.

E poi una sintesi di “Hello Austria”, progetto-concerto imperniato sul sentirsi-dissentirsi “europei”, non per decreto ma per vissuto. Un’indagine – qui ridotta di durata ma non d’intensità – sull’idea di provenienza, sulla sua rivisitazione e riformulazione per mezzo di una narrazione in crisi, tanto quanto l’identità che si vorrebbe scovare al principio o al termine di ogni gesto.

Da un lato ancora la voce di Fiorenza Menni, alle prese con una biografia in prima persona d’un candore macchiato di furore improvviso. Episodi seminali d’una soggettività minima e spettrale emergono timidi alla vista di un fuoco che brucia, una fiamma che si esaurisce lenta. Focolare sintetico attorno al quale riunirsi per raccontare storie, sembiante d’una familiarità sinistra. Poche parole, stentoree, galleggianti nel vuoto.

Poi è la stessa voce a urlare la sua incompatibilità, la rabbia che cova dentro l’ordinaria devastante quotidianità sovverte il tepore del ricordo, si fa presente fragoroso e violento, in una moltiplicazione degli effetti e dei microfoni. Il tutto in dialogo e scontro con “From your beginning to my hand”, il solo di violoncello affidato a Francesco Guerri, il cui strumento è l’altro linguaggio-attore protagonista, l’anima di una partitura contrappuntistica il cui tratto lirico è a più riprese ferito e destrutturato da scossoni bruschi, virate isteriche nel baratro della paura.

In un forsennato impiego della distorsione, la lotta crudele fra tenebre e luce sembra l’anticamera preparatoria di un incubo antico, che affonda negli anni.
Dilaniati nella tortura d’un inferno familiare, riaffiora uno shock di natura elettrica: Frankie Teardrop.

SET SUSPEND STATE Concerto (aggregazione 6)
serata-concerto di e con Fiorenza Menni e Francesco Guerri
progetto a cura di Fiorenza Menni, Andrea Mochi Sismondi, Giovanni Brunetto
durata: 40′
applausi del pubblico: 2′

Visto a Roma, Angelo Mai Altrove Occupato, l’11 gennaio 2013


 

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