Sette ore di spettacolo ‘libero’: è il Ballet di Marie-Caroline Hominal

Un momento del Ballet da sette ore della Hominal (photo: Isabelle Meister)

Un momento del Ballet da sette ore della Hominal (photo: Isabelle Meister)

Incontro Marie-Caroline Hominal in una sala al secondo piano del Théâtre du Grütli di Ginevra: è qui che l’artista franco-svizzera sta provando prima di partire in tournée per Parigi.
Ed è di “Ballet” (il titolo fa riferimento a “Tre balletti senza musica, senza gente, senza niente” di Celine) che parliamo, ultima sua creazione presentata al Festival La Bâtie a fine agosto.

«In Ballet – mi racconta Marie-Caroline – volevo rendere complice e testimone il pubblico, volevo far “abitare” il pubblico nella performance, nella totale libertà, senza un inizio e una fine precisi; Ballet è come una giornata in cui ci sono tante cose che succedono».

La giornata di cui parla Marie-Caroline sono sette ore ininterrotte di spettacolo in cui si alternano momenti di danza, concerti musicali, incontri con artisti che entrano in scena all’improvviso, o ancora la fanfara che, con il suo boato, si aggira per una platea svuotata. Una giornata che non è frutto dell’improvvisazione, ma una performance teatrale ben strutturata e pensata: «Sì, c’è una drammaturgia precisa che ho costruito come una composizione musicale – conferma lei stessa – e nella scrittura della drammaturgia c’è un forte desiderio di anacronismo, oltre che la voglia di sottolineare il contrasto tra artificio e reale. In “Ballet” lo spazio è barocco, il decoro è il teatro e la danza avviene attorno al pubblico».

La scelta del teatro Pitoëff di Ginevra è perfetta: dentro lo spazio centrale del festival di Ginevra, “Ballet” per sette ore e per due giorni ha accolto liberamente il pubblico, libero di uscire in ogni momento, ma ha accolto anche diversi artisti a cui Hominal offre uno spazio nel quale potersi esprimere e raccontare.
Per antonomasia obiettivo di ogni festival, “Ballet” diviene una sorta di festival nel festival.

Photo: Isabelle Meister

Photo: Isabelle Meister

Così la performance si connota nel segno della libertà: libertà di entrare ed uscire per il pubblico, che è comunque chiamato a stare in scena e a partecipare, libertà della coreografa e danzatrice, che nelle sette ore di rappresentazione mangia e beve in scena o assiste come il pubblico ad un concerto, e che si percepisce si sia concessa di fare in questo lavoro “tutto quello che voleva”.

La performance ha il pregio di essere tante cose allo stesso tempo: eccessiva nei decori e nei costumi (paillettes, abiti sfarzosi, tacchi alti, maschere, velette, cipria e quant’altro si possa immaginare), ma anche terribilmente angosciante negli interminabili vocalizzi, nella musica ripetitiva che stordisce, oltre che sorprendentemente piacevole quando i riflettori sono puntati sull’aspetto ‘live’ e ci si ritrova spettatori involontari di un concerto, dentro un cabaret o in un piano bar.
E, ancora, chiacchiere futili, prove teatrali e momenti intensi di danza sono la cornice di un progetto che cerca il limite e sa evitarlo giusto un po’ prima; futile quanto basta, divertente e drammatico insieme, “Ballet” è presentato da Marie Caroline Hominal con generosità e una gran bella presenza scenica dall’inizio alla sua fine.

Ballet
regia, testi, voce e danza: Marie-Caroline Hominal
artisti invitati: Heleen Treichler/ Samuel Pajand/ Rudi van der Merwe/ Ivan Blagajcevic.
musicisti fanfara: Sandro Rossetti, Ludovic Lagana, Andrew Flückiger
batterista: Nicolas Fiedl
elementi scenografici: Silver Victor Roy
luci: Christophe Bollondi
regia generale suono e luci: Christophe Agea
produzione: MadMoiselle MCH-Genève
coproduzione: La Bâtie-Festival de Genève

durata: 7 h (è possibile entrare e uscire dalla sala in ogni momento)

Visto a Ginevra, Théâtre Pitoëff, il 30 agosto 2014,
Festival La Bâtie

stars 3.5

 

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