Seuls. Il trionfo libanese di Wajdi Mouawad

Seuls - Mouawad
Seuls - Mouawad

Seuls (photo: © Thibaut Baron)

Artista associato al Festival di Avignone nell’edizione 2009, Wajdi Mouawad giunge per la prima volta in Italia ospite del Festival delle Colline Torinesi. Dopo una serie di lavori in cui coralità e pluralità erano al centro della sua opera, quali “Littoral”, “Incendies”, “Forêts” e “Ciels”, Mouawad si propone ora come unico interprete di “Seuls”, pièce più intima e introspettiva.

Il testo tratta la storia di Harwan, un trentenne canadese con origini libanesi. Alla vigilia della consegna della tesi di dottorato in sociologia dell’immaginario, il protagonista comincia ad interrogarsi sul senso della vita, sulle circostanze che conducono gli essere umani a vivere un’ esistenza piuttosto che un’altra. “Che cosa sarei se fossi rimasto in Libano? – si chiede Harwan – Forse pittore o chi sa cos’altro, ma sicuramente non avrei scritto una tesi dal titolo ‘Il quadro come spazio identitario nei monologhi di Robert Lepage’”.

A scuotere il protagonista sono l’indifferenza, il letargo in cui ciascuno conduce la propria esistenza: “Viviamo la nostra vita come se fosse una bozza, non rendendoci conto che è proprio questa bozza la nostra vita”.

Per una serie di circostanze Harwan si ritrova a trascorrere una notte in una sala del museo dell’Hermitage a San Pietroburgo. Tra realtà e immaginazione, ha un lungo incontro con il padre e con le proprie origini. Affiorano ricordi di infanzia: “Ricordi l’odore del timo cotto? Ricordi il nettare delle pere selvatiche? Ricordi gli scoppi di risa? Il colore del cielo?”. Si tratta di cose piccole, intime, ma indelebili. “Il Libano per me è il giardino dietro la casa che avevamo in montagna”. Lì Harwan guardava scendere le stelle cadenti credendo fossero stelle guerriere, le più coraggiose di tutte, che cadevano, sacrificando la loro vita, per salvare il mondo, per evitare un male. E così, quando un giorno un professore gli chiese: “Harwan, che cosa vuoi fare da grande?”. “La stella cadente”, rispose.
Da bambino dipingeva cieli notturni: voleva fermare, su un’unica tela, l’infinità di stelle che riempiono il cielo.
Ma col tempo il protagonista sente di aver perso la propria “visione”, soffre l’appiattimento,  il sentirsi un essere qualsiasi.

Se la prima parte dello spettacolo è giocata sulle pause, i minimi gesti, i silenzi, nel finale “Seuls” prende un ritmo assolutamente diverso. Mouawad si lancia in un ‘action painting’ sfrenato, invade se stesso e il palco di colore. Una forza, fino a quel momento inimmaginabile, si impossessa dell’uomo, che tenta di tornare alla vita (e alle origini) con una violenta esplosione di colore.
Nelle due ore di spettacolo si alternano così momenti ironici, profondi, intimi e sfrenati.
Le questioni affrontate riguardano personalmente l’autore: “Tutto quello che racconto della mia infanzia è accaduto veramente. E’ uno spettacolo molto personale, nonostante abbia scelto di intitolarlo ‘Seuls’, al plurale, per non caricarlo di una valenza puramente soggettiva”.
La lingua del testo è letteraria, piana, corretta, come a voler indicare la non piena appartenenza alla cultura canadese. Alcune brevi parti in arabo provengono da un registratore, e sono le voci del padre e della sorella di Mouawad, registrate chiedendo loro di fare un’improvvisazione.
Ogni elemento dello spettacolo è assolutamente calibrato, al servizio dell’organicità dell’opera. Così i riferimenti a Lepage, le proiezioni video che interagiscono discretamente con il protagonista, la musica e le luci sono fondamentali e necessarie per costituire l’insieme dello spettacolo. Anche la scenografia, inizialmente scarna, poco alla volta si apre offrendo sempre più possibilità all’interazione.
Lo spettacolo intrattiene, incanta, commuove e sorprende. Così come sorprende Wajdi Mouawad. Fuori dalla scena appare modesto, riservato, quasi timido; ma nel momento in cui sale sul palco svela il carisma di un indiscutibile affascinatore.

SEULS
di Wajdi Mouawad
regia; Wajdi Mouawad
con: Wajdi Mouawad
drammaturgia, scrittura di tesi: Charlotte Farcet
collaborazione artistica: François Ismert
assistente alla regia: Alain Roy
scenografia: Emmanuel Clolus
luci: Eric Champoux
costumi: Isabelle Larivière
realizzazione sonora: Michel Maurer
musica originale: Michael Jon Fink
realizzazione video: Dominique Daviet
direzione tecnica: Laurent Copeaux
direzione di scena: Jean Fortunato
regia suono: Olivier Renet
regia luci: Sonia Pauly e Annabelle Courtaud
regia video: Dominique Mank
direzione di produzione: Arnaud Antolinos
uno spettacolo di Au Carré de l’Hypoténuse compagnie de création
produzione delegata: Espace Malraux Scène nationale de Chambéry et de la Savoie
coproduzione: Le Grand T scène conventionnée Loire-Atlantique, Théâtre 71 scène nationale de Malakoff, Comédie de Clermont-Ferrand scène nationale, Théâtre National de Toulouse Midi-Pyrénées, Théâtre d’Aujourd’hui-Montréal
Wajdi Mouawad è artista associato all’Espace Malraux Scène nationale de Chambéry et de la Savoie
durata: 2h
applausi del pubblico: 5′ 15”

Visto a Torino, Teatro Astra, il 16 giugno 2010
prima nazionale

No Comments

  • marco arnoldi ha detto:

    Per quanto apprezzi questo articolo (e abbia apprezzato anche lo spettacolo in questione), non capisco perche’ a firmarlo sia una persona che collabora attivamente al festival delle collline

    Conflitto d’interesse? Mancanza di altri redattori?

    Mancanza di stile, direi di primo acchito…

    Peccato

    saluti

    marco

  • sergio lo gatto ha detto:

    Carissimo Marco,
    intanto grazie per esserti firmato. Ultimamente fioriscono commenti anche acidi ma sempre dietro l’anonimato.
    Da redattore di questo sito vengo solo a precisare che Gessica Franco Carlevero collabora al Festival soltanto nell’area comunicazione, non nell’area artistica. Non si potrebbe quindi parlare di conflitto di interessi, credo.
    grazie della segnalazione
    Sergio

  • Daniela Arcudi ha detto:

    Gentile Marco,
    la nostra redattrice Gessica collabora a Klp da prima che iniziasse una sua collaborazione “estiva” con le Colline (se vuoi saperlo – anche se sono fatti privati suoi – ci ha già lavorato nella scorsa edizione). Ad ogni modo, lei si occupa, alle Colline, della traduzione di alcuni testi dal francese all’italiano, per i sottotitoli. Essendo lei già redattrice di Klp non vedo come questo suo lavoro di traduzione dovesse dimostrarsi fazioso e in conflitto d’interessi (hai visto una recensione al giorno degli spettacoli delle Colline su questo sito, per caso?). Ha semplicemente visto uno spettacolo che meritava (lo hai riconosciuto pure tu), e che non girerà molto da noi, e ne ha scritto proprio perchè ne valeva la pena. Se poi, come ormai sport più praticato, ci si vuol sempre vedere la malafede, io non so più che dire… Klp continua sulla sua strada, con tutta l’onestà di chi ci lavora quotidianamente. Le polemiche le lascio agli altri.

  • marco arnoldi ha detto:

    … né desiderio di rimestare nella malafede.
    Gli è che una persona che a qualunque titolo collabori (anche solo come traduttore) all’organizzazione di una rassegna che la medesima persona deve recensire lascia affiorare qualche sospetto sulla reale indipendenza di giudizio dell’interessata (proprio non c’erano altre persone che potessero fare la recensione dello spettacolo in parola?).
    Tutto cio’ lo dico a prescindere dalla bonta’ dello spettacolo: se lo spettacolo sarebbe stato pessimo, cosa mi avrebbe garantito la correttezza della valutazione?

    Trattasi di questione di principio, e di stile. E di etica, soprattutto…

    Questione che non sempre il direttore artistico del festival delle colline tiene a cuore, laddove nel festival medesimo presenta propri spettacoli.

    Medesimo discorso vale per il Teatro a Corte, dove ho notato esservi una prassi analoga.

    Cordialmente

    Marco Arnoldi

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