Solo contro tutti. Pensieri dopo lo sgombero del Nuovo Cinema Palazzo

Argentina - Belgio, 1982, Maradona non segnò e l'Argentina perse
Argentina - Belgio, 1982, Maradona non segnò e l'Argentina perse

25 novembre. A Napoli e a Roma si scende per strada.
Muore Maradona e sembra morire il calcio; chiudono l’ennesimo spazio indipendente, il Nuovo Cinema Palazzo, e a Roma ci accorgiamo che hanno ammazzato la cultura e l’arte.
Sei per strada in un momento in cui, per strada, non potresti stare, perché qualcosa si muove dentro di te: può essere il dolore per la morte di un idolo, per protesta per la chiusura di un luogo, per la scomparsa dei tuoi sogni di ragazzino, per gridare che alcune azioni non possono rimanere impunite, per la gioia di uno scudetto vinto, per la morte di qualcuno o qualcosa.

È morto Maradona ed è morta la cultura. Due popoli in piazza per due morti. O due mondi.
Per assurdo, però, tra l’uomo mortale e qualcosa che esiste da sempre, pensi che chi rimarrà eterno sarà il calciatore, e non l’arte o la cultura, perché chi ci governa non protegge, ma uccide ogni giorno l’arte.
Maradona era un artista del calcio, forse il più grande. E’ morto nel suo letto, per un arresto cardiaco, ma ogni giorno muore un artista per mano dei nostri governanti. C’è chi muore naturalmente e chi viene assassinato.

Come uccidono l’arte?
Chiudendo posti come il Nuovo Cinema Palazzo a San Lorenzo, a Roma. Non il posto più bello dove fare cultura, anzi forse un posto inadatto, imperfetto, ma un posto libero in cui si poteva sognare, al di là della mercificazione dell’arte a cui siamo ogni giorno sottoposti.
Il Nuovo Cinema Palazzo era imperfetto, come Maradona, come un uomo, come un Dio greco, come l’arte: da imperfetti rappresentano i nostri sogni, i nostri vizi, gli errori, le cadute, le nostre vittorie e le rivalse.
E San Lorenzo, come Napoli, è un luogo dove tutto è possibile e dove il cuore si apre a chi lo attraversa. Per questo ieri sera San Lorenzo, come Napoli, ha gridato di dolore.

Come uccidono l’arte?
Con l’ignoranza. Mentre il Ministro Franceschini, che in questi mesi ha ribadito la sua estraneità alla cultura e all’arte, come già aveva dimostrato nel suo precedente incarico, finanzia (tranne piccole eccezioni) aziende lontane dal teatro con il D.D. del 17 novembre, il nuovo prefetto di Roma Piantedosi, sgombera, con 13 camionette, in un quartiere che è pronto ad esplodere, un luogo che per molti rappresenta, più del Teatro di Roma, più del Maxxi, la cultura, il teatro e l’arte.

E così il quartiere è esploso, come è esplosa Napoli: con lo stesso dolore migliaia di persone normalissime si sono riversate in strada, in un periodo difficile come quello dell’emergenza sanitaria. Un Prefetto questo dovrebbe prevederlo, dovrebbe capire che la propria azione ha delle conseguenze e, nonostante le pressioni politiche che sotto elezioni può subire, dovrebbe pensare a tutelare i cittadini e l’ordine pubblico, non le poltrone di chi governa la città.
Se qualcuno verrà contagiato a causa dell’assembramento, durato ore, a San Lorenzo, le colpe saranno evidenti e qualche testa dovrebbe cadere, in un Paese civile.
Ma ciò non può accadere, perché siamo il Paese dove un calciatore ha rappresentato la rivalsa più grande per un popolo, il riscatto per una città che non era più temuta per la minaccia che rappresentava o per un pregiudizio, ma per un’abilità.

Photo: Nuovo Cinema Palazzo

Photo: Nuovo Cinema Palazzo

Come uccidono l’arte?
Sminuendo chi l’arte la fa, pagandoci quel poco per tenerci in vita, sapendo benissimo che il nostro mondo, per colpa di una riforma che non arriverà mai, vive di lavoro nero, di sotterfugi legali ed elusioni fiscali per poter campare.
Come Maradona, gli artisti e le artiste di questo Paese non cadono di fronte al primo difensore; ogni ostacolo viene saltato, uno ad uno.
Come Maradona che lottava contro la Juve di Agnelli e Platini, o il Milan di Berlusconi e Van Basten, noi dobbiamo lottare contro dei governati che ci umiliano.

Ora chiedo scusa a voi lettori, perché questo è il mio articolo meno razionale, meno dettagliato, meno puntuale, ma scritto con più cuore e dolore. Scritto con il cuore spezzato di un ragazzino che oggi ha capito che non vedrà più un pallone volare; scritto con il cuore di un artista che vede massacrare la cultura e l’arte da parte di chi invece dovrebbe proteggerla. Scrivo con le lacrime agli occhi, perché in un attimo sono svaniti i miei sogni di bambino mentre da tempo si sta sfaldando il mio mondo da adulto.
Ciao Diego. Addio Teatro.

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