Dai Motus ad Alma Soderberg, architettura di uno Stato Interiore

Federica Fracassi in Uber - Raffiche a La Pelanda (photo: Short Theatre)
Federica Fracassi in Uber - Raffiche a La Pelanda (photo: Short Theatre)

Per la sua dodicesima edizione, Short Theatre sceglie come chiave di lettura della sua fitta composizione di spettacoli e performance un sottotitolo che – come aveva già anticipato l’articolo di Carlo Lei – invita a riflettere sullo stato delle cose, ma anche ad un’ecologia del sé: lo Stato Interiore.
Un’invito a riflettere e a porsi tante domande. L’arte performativa e il teatro sono gli strumenti per suggerire risposte, o porre ulteriori domande.
“Come sta il nostro sistema interiore di regole e norme, di impulsi e di desideri?”.
“Gli strumenti che utilizziamo per capire noi e il mondo che ci circonda sono ancora utili o sono ormai inadeguati?”.
Domande sul nostro Stato Interiore in un’éra nuova, in cui sembriamo piombati d’improvviso senza conoscerne i codici e senza averne le planimetrie.

Ogni spettacolo ha contribuito a disegnare l’architettura della realtà che ci circonda, ha cercato di individuarne i tracciati interiori, fisici e mentali, per comporre una cartografia, finora disgregata e inadeguata, di quest’epoca nuova, che ci travolge con le sue “nuove regole, nuove relazioni, nuovi modelli di comunicazione, nuove possibilità di autorappresentazione”, come scrive il direttore artistico Fabrizio Arcuri.

A gettare le basi per questa nuova cartografia dello stato interiore sono stati anche “Uber Raffiche (Nude Expanded version)” dei Motus e “Travail” di Alma Söderberg. Due punti di vista apparentemente opposti, ma che muovono la loro ricerca su vie parallele. Due volti e due ritmi interiori di un’era dalle forti contraddizioni e dai contorni sfumati.

Con “Über Raffiche (Nude Expanded version)” i Motus proseguono una ricerca sul complesso testo teatrale, incompleto e postumo, di Jean Genet “Spledid’s”. Una ricerca cominciata nel 2002 proprio con “Splendid’s”, ideato nell’ambito del progetto “Rooms”.
Nato in prossimità del 25° anniversario dalla fondazione della compagnia, “Über Raffiche” presenta una versione completamente al femminile dell’opera, una scelta che ha causato anche scontri con il copyright del testo; da questa impossibilità è scaturita la riscrittura originale firmata da Magdalena Barile e Luca Scarlini.

Genet è stato rispettato nelle tematiche affrontate: la conflittualità della leadership, le pulsioni omoerotiche, le dinamiche di gruppo, la rappresentazione mediatica dei crimini, il rapporto fra i trasgressori e le forze dell’ordine, il travestimento uomo-donna, il destino ineluttabile. L’atto unico racconta infatti le ultime ore di una banda di rapinatori asserragliati in un hotel, circondati dalla polizia, e l’emergere di ostilità, contrasti e finanche crisi di identità tra loro.

Nel cast femminile (Silvia Calderoni – Jean, Ilenia Caleo – Rafale, Sylvia De Fanti – Bravo, Federica Fracassi – il Policeman, Ondina Quadri – Pierrot, Alexia Sarantopoulou – Riton, Emanuela Villagrossi – Scott, I-Chen Zuffellato – Bob), ogni personaggio si scontra con la propria identità, con sé stessa, prima ancora che con il mondo. Un sentimento del doppio che si rafforza quando viene interpretato da una donna, e sulla scena gli atteggiamenti maschili e femminili si fondono in una forma refrattaria ad ogni tipo di definizione.

La banda di donne dai nomi maschili, in resistenza armata contro la lobby farmaceutica e asseragliata in un hotel, attende. L’attesa è la vera protagonista dello spettacolo, presentato a Roma in forma di loop continuo di tre ore, in cui è possibile entrare ed uscire a piacimento (Klp lo aveva visto anche nelle versioni del debutto bolognese al Festival Vie 2016 e al Festival delle Colline Torinesi 2017, ambientati in due hotel).
L’attesa è colorata di un climax crescente, probabilmente mai portato alle estreme conseguenze, eppure con un acme e una fine. Questi due elementi, così opposti alla meravigliosa e infinita attesa sospesa, al gustoso e insaziabile ritmo crescente, generano una rottura completamente discordante dall’effetto del loop.
Lo spettacolo inizia dalla conclusione, ma in uno stato di ricomposizione della scena, quindi in preparazione di un inizio. Presentando allo spettatore un reale inizio e una reale fine si viene meno alla forma ripetitiva e assordante del loop.

I momenti in cui l’attesa è reale, in cui la tensione è sostenuta e l’accadere degli eventi appare immobile, lo spettacolo è fluido e coerente con sé stesso. Un’immobilità apparente, mossa dall’azione interiore dei singoli personaggi, che presentano il loro mondo disseminato di guerre, scontri sociali, umani, familiari e psicologici. Personaggi circondati da un “falso” esteriore – la recitazione spesso assente di emozioni, i movimenti ironicamente coreografati e ritmati da piccoli stacchetti danzati, le entrate in scena esageratamente retoriche -, una falsità che mette in risalto la realtà del contenuto veicolato dal meraviglioso testo di Barile e Scarlini.
Silvia Calderoni, protagonista indiscussa della scena, presenta una recitazione che stride con quella delle colleghe, non accompagnando (volutamente?) lo spettatore alla comprensione dei toni emotivi e della scelta stilistica.

Alma Söderberg in Travail (photo: Short Theatre)

Alma Söderberg in Travail (photo: Short Theatre)

Uscendo dalla violenta realtà genetiana, in cui l’aggressività e l’esibizione del corpo nudo dettano legge agli occhi dello spettatore, ci si immerge nella dolcezza e sincerità totale, nella trasparenza e lentezza di “Travail” di Alma Söderberg, artista svedese presente al festival anche con “Cosas”.

“Travail” è una performance che mescola suono, corpo, voce e canto, gesto e movimento.
La Södergerg è sola in scena: un tavolo con attrezzatura da dj, la drum-machine, sonagli alle caviglie e un piazzato illumina la scena. Una semplicità che dopo lo spettacolo dei Motus non risulta debole, ma anzi arriva come uno schiaffo di pura realtà allo spettatore.

Lei è corpo e voce, è nuda senza spogliarsi, è bellezza nella lentezza, ritmo e respiro insieme. La performance porta lo spettatore in un viaggio intimo e poetico, pur non conducendo una vera e propria narrazione; accompagna l’immaginazione e la colora di ritmi e suoni. La danza è quasi impercettibile e sembra confondersi col gesto. La voce vibra e si fa scura, per poi volare in alto e addensarsi. Un viaggio che ogni osservatore fa con se stesso, attraverso lei. La performer crea uno stato di intimità a momenti quasi imbarazzante, ci si sente voyer per gran parte dello spettacolo. L’artista sembra essere sola in una sala prove, non in scena.

Si viene risvegliati da questa sensazione nel momento in cui la parola si rivolge al pubblico. Da quel momento la solitudine e le atmosfere create da Alma Söderberg si moltiplicano insieme allo spettatore, riempiendosi di significati.

Due spettacoli, due volti e due binari in cui i treni che passano trasportano volti e passioni, parole e suoni, tracce che ci indicano una possibile strada dello Stato Interiore.

Über Raffiche (nude expanded version)
dedicato a Splendid’s di Jean Genet
regia | Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
con | Silvia Calderoni (Jean), Ilenia Caleo (Rafale), Sylvia De Fanti (Bravo), Federica Fracassi (il Poliziotto), Ondina Quadri (Pierrot), Alexia Sarantopoulou (Riton), Emanuela Villagrossi (Scott), I-Chen Zuffellato (Bob)
la voce della radio | Luca Scarlini e Daniela Nicolò
testi | Magdalena Barile e Luca Scarlini
fonica | Paolo Panella
progettazione scenica | Andrea Nicolini
scenotecnica | Damiano Bagli
produzione | Motus con Santarcangelo Festival
con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna
grazie a Ert, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Biennale Teatro 2016, L’arboreto – Teatro Dimora Mondaino, Teatro Petrella Longiano, Comune di Bologna
Foto ©DIANE_ilariascarpa_lucatelleschi

durata: 3h (in loop)

 

Travail
coreografia, musica, performance | Alma Söderberg
set design | Rodrigo Sobarzo de Larraechea
disegno luci | Katinka Marac
drammaturgia | Igor Dobričić
consulenza | Hendrik Willekens
produzione |Het Veem Theater.
coproduzione | Het Veem Theater, workspacebrussels, MDT/Danstationen/Atalante, Sweden

durata: 45′

 

Visti a Roma, Short Theatre, il 12 settembre 2017

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