Atlante del bianco: Krapp incontra Virgilio Sieni

Virgilio Sieni (photo: sienidanza.it)
Virgilio Sieni (photo: sienidanza.it)

Virgilio Sieni (photo: sienidanza.it)

E’ stata una delle ‘prime assolute’ proposte nell’ultima edizione di Vie: “Atlante del bianco” della Compagnia Damasco Corner, diretta da Virgilio Sieni, in un certo qual modo fa seguito a quanto il coreografo aveva proposto con “Oro”, sempre a Modena, nell’edizione 2009.

Già in quella occasione l’artista ragionava sullo spazio del visus negato, ma anche su quello ritrovato, lavorando con ragazzi non vedenti.

L’esito del progetto, in scena lo scorso ottobre presso il liceo Siconio di Modena, era davvero notevole. Notevole per la bella interpretazione di Giuseppe Comuniello e Filippa Totaro. Notevole per uno spazio che, come già era successo per “Oro” (andato in scena in una ex chiesa le cui navate erano state ripensate come luoghi del pensiero e della sensazione), tracimava di luci soffuse, di finestre velate, di fari rossi accesi, quasi a far luce innaturale e di contrasto ad un Arlecchino che, come in Picasso, smonta l’immagine della Commedia dell’Arte per restituirne una di un contemporaneo malvivere. L’intento artistico, escludendo l’uso della vista, mira ad esplorare la vita attraverso altri sensi, con una prospettiva nuova, anche perché il lavoro è vissuto senza essere visto dai suoi protagonisti.

Questa coproduzione di tosco-emiliana fra ERT e alcuni enti della Regione Toscana, in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus di Firenze, come si intuisce anche dal contenuto della videointervista che abbiamo realizzato con Virgilio Sieni al termine della prima delle repliche, intende ragionare intorno alle disparità percettive, a ciò che è sensibile e ciò che non lo è.

In fondo, quello di cui si discetta è un velo sottilissimo, ciò che separa l’epifania del sé dall’autopercezione. Sieni conferma che molto del lavoro è proprio sulla scoperta di una corporeità nuova per questi interpreti della scena. Per lunghi tratti, a chi li osserva, paiono dotati di una vista comune, tanto il loro muoversi è naturale e simile a quello di chi ha una vista piena. La prima cosa che viene squarciata, infatti, è proprio la sensazione della diversità dei gesti, dei movimenti tipici di chi cerca lo spazio che non può osservare, portando in avanti le mani.
Piccole corde sul pavimento aiutano ad orientare le intenzioni artistiche e di gesto in uno spazio che è la classica palestra, con le finestre grandi su tre lati a illuminare uno spazio rettangolare in cui il pubblico occupa il lato corto senza vetrate. Sugli altri tre lati, delle lunghe tende bianche trasparenti creano una sorta di intercapedine fra le finestre e lo spazio scenico, emanando una luce soffusa e creando un interno di pura percezione e silenzio, in cui il performer cerca il movimento. E anche una persona del pubblico, nella seconda parte dello spettacolo, verrà chiamata a vivere il ribaltamento sensoriale.

Di tutto questo parliamo con Virgilio Sieni, ospite oggi della videointervista di Krapp.

 

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