Signorina Giulia. La tragedia naturalista di Malosti

Valter Malosti e Valeria Solarino
Valter Malosti e Valeria Solarino

Valter Malosti e Valeria Solarino in ‘Signorina Giulia’ (photo: Tommaso Le Pera)

Il 10 agosto 1888 August Strindberg inviava il testo della “Signorina Giulia” all’editore Karl Otto Bonnier: “Con la presente mi permetto di proporvi la prima tragedia naturalista della letteratura drammatica svedese, e vi prego di non respingerla alla leggera, se non volete pentirvene più tardi, perché, come dicono i tedeschi, farà epoca. Questa commedia sarà segnata negli annali”.
L’editore tuttavia respinse l’opera giudicandola troppo rischiosa, scandalosa. Il testo venne pubblicato successivamente da Joseph Seligmann, che acconsentì ponendo però come condizione la censura di alcune parti.

Anche la messa in scena incontrò varie difficoltà. Strindberg riuscì ad acquistare il Dagmar Theatre di Copenaghen, luogo che sarebbe diventato sede del Teatro Sperimentale Scandinavo. Ma alla vigilia dell’inaugurazione, un’irruzione della polizia vietò lo spettacolo per ordine del censore danese.
Riuscì poi, nei primi anni del Novecento, ad essere rappresentata con maggior facilità all’estero, incontrando talvolta ancora diffidenza da parte di critici e pubblico, che la giudicavano sconveniente. Infine il ritorno in Svezia, per un primo debutto nazionale, ma solo sedici anni dopo la stesura.

Lo spettacolo racconta un episodio semplice: durante una magica notte di mezza estate (la notte di San Giovanni), complice l’alcool, una giovane contessa seduce un servo. In seguito, non potendo sostenere le conseguenze dell’accaduto, arriverà ad uccidersi.
Al di là dell’intreccio lineare, Strindberg compie un lavoro di indagine psicologica in cui un’infinità di aspetti si intersecano per giungere all’apice della storia. E’ come se l’autore ponesse i suoi protagonisti sotto una lente di ingrandimento e, con atteggiamento scientifico, ne osservasse pulsioni e comportamenti.
Nella lunga prefazione all’opera scritta, egli dichiara infatti: “Per l’uomo moderno ciò che più conta è lo sviluppo psicologico, le nostre anime cupide di conoscenza non si accontentano più di uno svolgimento senza apprenderne la dinamica. Vogliono insomma vedere i fili, vedere il meccanismo, ispezionare la scatola a doppio fondo, sfiorare l’anello magico per coglierne la natura, studiare le carte per scoprire come siano state truccate”.

E proprio in questa direzione pare andare l’interpretazione della “Signorina Giulia” offerta da Valter Malosti, al suo debutto e a Torino ancora fino al 23 gennaio. Il regista, infatti, sostiene di leggere l’opera (suo anche l’adattamento) come vicina al naturalismo darwiniano.
Il testo è recitato nella sua interezza, facendo entrare in scena perfino le didascalie. Pronunciate con voce distorta, come giungessero dal profondo, gli atteggiamenti dei personaggi vengono dichiarati apertamente, e in questo modo i pensieri emergono con un’assoluta evidenza.
Anche il tono con cui è narrata la vicenda è esplicito, diretto, talvolta caricato, probabilmente proprio nell’intenzione di enfatizzare e dar voce ai pensieri più nascosti.

Giovanni, interpretato dallo stesso Malosti, è un servo ambizioso, sveglio e opportunista. Tanto da non esitare a far mostra dei propri fini ma, allo stesso tempo, mettendo in guardia la contessina dalle conseguenze delle sue azioni: “Guardi che la colpa sarà sua dopo. È pericoloso giocare col fuoco. È notte tarda, il sonno stordisce e la testa si riscalda. Vada a dormire!”.

Ma la contessina, al contrario, pare semmai eccitarsi davanti a tali ammonimenti. Giulia (Valeria Solarino) è sfrontata e audace. Inizialmente appare sicura di sé, abituata a fare tutto ciò che le passa per la testa. La gestualità con cui la Solarino interpreta il personaggio ne mette bene in luce il carattere. È una ragazza molto bella, ma sgraziata, quasi appositamente, a voler mostrare il proprio disinteresse nei confronti delle regole morali, cui si sente superiore.
Nella seconda parte tuttavia, quando la ragazza comincerà a sentire la gravità del proprio gesto, le sue movenze sbarazzine assumeranno una valenza negativa, sciatta, e la seduzione lascerà il posto alla pietà.

Infine c’è Cristina (Viola Porcaro), la cuoca del palazzo nonché fidanzata di Giovanni, un personaggio interessante la cui forza si basa proprio sui limiti. E’ la visione ristretta della vita che le fa assurgere a cardini della sua personale morale la fede e il rispetto delle regole. Le difficoltà pratiche cui si imbatte quotidianamente sembrano avere addestrato la donna a ponderare con saggezza le proprie azioni. Una solidità, quella della serva, che fa da contraltare alla vanità della contessa.
Le due donne incarnano quindi da una parte l’eccentricità della nobiltà e dall’altra la solidità della gente semplice, che non può permettersi capricci e stravaganze.
Anche se, nel finale, sembrerà addirittura che i ruoli si invertano: Giulia, in preda al delirio, da sicura e libera che si mostrava all’inizio finirà per pregare il proprio servo di ordinarle come comportarsi. Cristina, al contrario, vestita a festa, commisererà Giulia e, prima di lasciare la scena, disporrà ordini che nessuno oserà contraddire.

“La vita – scrive Strindberg – non è tanto matematicamente idiota che solo i più grandi divorino i piccoli, avviene infatti altrettanto sovente che l’ape ammazzi il leone o quantomeno lo renda furioso”.

“Per mettere in scena ‘Signorina Giulia’ – sostiene Malosti – occorre una lettura intima e una comprensione simile a quella di un direttore d’orchestra davanti a una partitura, che ci rivela pieghe di un’umanità che riconosciamo nella sua carne viva e che ce li fa chiamare fratelli e sorelle”.
Il regista riesce nel proprio intento. Lo spettacolo è carico di una fisicità che porta il pubblico a partecipare delle emozioni dei protagonisti per la durata dell’intera pièce. Il pubblico assiste ad una tragedia che si rivela tale fin dalle prime battute e rimane colpito dall’inesorabilità della situazione.
La vicenda rappresenta una battaglia non solo di classe, tra servo e padrone, ma anche tra uomo e donna, tra vita e morte, e soprattutto, come dichiara l’autore, è “una lotta di cervelli”. Un conflitto da cui tuttavia ogni personaggio uscirà sconfitto.

SIGNORINA GIULIA
di August Strindberg
versione italiana di Valter Malosti
con: Valeria Solarino, Valter Malosti, Viola Pornaro
scene: Margherita Palli
costumi: Federica Genovesi
luci: Francesco Dell’Elba
suono: G.u.p. Alcaro
coordinatore tecnico e macchinista: Matteo Lainati
assistente alla regia: Elena Serra
assistente alle scene: Alice De Bortoli
training fisico e collaborazione per i movimenti: Alessio Maria Romano
consulenza linguistica: Maria Strachini Truedsson
consulenza drammaturgica: Gianmario Villalta
consulenza scientifica: Franco Perrelli
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Stabile di Torino
produzione: Teatro di Dioniso / Fondazione del Teatro Stabile di Torino
con il sostegno di Regione Piemonte
in collaborazione con Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte, Sistema Teatro Torino
durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 3’ 10’’

Visto a Torino, Teatro Carignano, il 13 gennaio 2011

No Comments

  • lea ha detto:

    1988 ?????
    forse 1888…

  • manlio ha detto:

    Sicuramente abbiamo assistito ieri sera al peggior spettacolo della stagione presente e di molte altre.
    Malosti regista ha fatto un pessimo servizio al Malosti attore e alla coprotagonista.
    Le musiche di scena sono allucinanti e si potrebbe chiedere i danni per lesione dei timpani.
    (Qualcuno le ha definite “musiche di scemo”.)
    Il parlare concitato, specialmente nella prima parte, ha fatto pensare che non vedessero l’ora di finire per andare a cena da qualche parte.
    Il guaio è che c’era un pubblico numeroso che ha molto applaudito per poi lamentarsi del brutto spettacolo quando è uscito.

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