In silenzio, la Compagnia della Fortezza incontra Beckett

Placido Calogero
Placido Calogero

Placido Calogero è Krapp (photo: Stefano Vaja)

“Una specie di silenzio straordinario” è lo spettacolo della Compagnia della Fortezza liberamente ispirato al teatro di Samuel Beckett.
L’incontro tra la compagnia, nata circa venti anni fa nel carcere di Volterra, e il drammaturgo irlandese avviene durante un silenzio.
Lo stesso che Armando Punzo, regista e fondatore della compagnia, prova a far rivivere allo spettatore a inizio spettacolo.
Passeggia sulla scena, avanti e indietro per qualche minuto; apre la bocca come se volesse parlare, ma non emette suono. Solo un silenzio in cui ogni singolo rumore prende corpo, si amplifica. Poi arrivano le parole di Punzo, che raccontano di quel silenzio assordante e inconcepibile in cui sono affiorati i personaggi di Beckett. Finché, di tanti, non è rimasto che Krapp.
Qui il racconto si ferma, il regista si siede in penombra, a fondo scena, dove rimarrà per tutto lo spettacolo.
E dal buio, quasi evocato dalle parole, si materializza un uomo dall’andatura curiosa, stentata, bianco di cerone in viso e il naso rosso: Krapp, appunto.

Si muove tra luce e ombra, tra uno spazio visibile in cui ci sono registratori a bobine, tavoli, sedie, scatoloni, banane (gli stessi elementi dell’”Ultimo nastro di Krapp”), e uno spazio invisibile, semplicemente da attraversare o da cui prendere oggetti improbabili, fuori misura: come un pennello gigante con cui scrivere nel vuoto il proprio nome.
A volte Krapp esplode in risate forti e secche, fino a rimanere senza fiato; o mangia banane; altre volte urla il suo nome o ripete una frase. Ed è raro si metta a parlare più a lungo. Quando accende uno dei registratori a bobine ecco la sua voce di qualche anno fa che racconta di un altro tempo, un’altra vita quasi. Finché non spegne e riprende a trotterellare sul palco con quei passi brevi e monotoni.
Ogni sua azione, verbale o fisica, ha questa natura monotona, ripetitiva, che disegna uno spazio in cui si aprono improvvisi squarci di silenzio, attimi di sospensione che portano a un vuoto solitario e indicibile.

Il Krapp di Punzo è Placido Calogero, uno degli attori storici della Compagnia della Fortezza. La struttura intera dello spettacolo si costruisce intorno a lui, al movimento impacciato e goffo che lo porta a girare intorno, in quello spazio chiuso, con piccole variazioni, sempre accompagnate dalle parole di Beckett: “Mi piace alzarmi ogni tanto e andarci a fare un giretto per poi tornare qui da… Krapp”.

Per tutto il tempo si ha davvero la sensazione di assistere ad un’apparizione: capricciosa, monotona a volte, che non ha cura di seguire un filo, che esiste e si muove secondo un ritmo segreto, inafferrabile. Con scoppi vocali selvaggi e ricchi di sfumature, a cui fa da contraltare una voce sommessa, più lucida, rassegnata.
È proprio in questo la qualità dell’attore in scena. Non è importante sapere che si tratta di un carcerato e che la condizione di solitudine e costrizione del suo Krapp ha a che fare con la propria condizione d’esistenza. Perché in scena succede qualcosa, e anche se non sempre è perfetto, anche se a volte è difficile seguire con attenzione i frammenti, poco importa. Placido Calogero riesce a rendere in pieno, con la stessa leggerezza e semplicità, la condizione dell’essere umano secondo Beckett.

UNA SPECIE DI SILENZIO STRAORDINARIO
liberamente ispirato a Samuel Beckett
con Placido Calogero
drammaturgia e regia: Armando Punzo
musiche: Andrea Salvadori
scene: Alessandro Marzetti
costumi: Emanuela Dall’Aglio
produzione: Carte Blanche, Centro Nazionale Teatro e Carcere Volterra, Festival Volterra Teatro
durata: 50’  10”
applausi del pubblico: 2’

Visto a Bologna, Teatri di Vita, il 3 marzo 2011